lunedì 29 dicembre 2014

Il film della domenica - Big Hero 6


Sui nuovi film della Disney ho sempre qualche timore quando è ora di visionarli, ho paura che, visti i grandi capolavori del passato, una volta o l'altra si possano accasciare su loro stessi. Prima o poi, forse. Non oggi.
Anche dopo il grandissimo successo e gli incassi straordinari di Frozen - Il regno di ghiaccio, che a mio avviso non è uno dei film più belli della Disney, il gioco si fa sempre più duro.
Si conosce già la collaborazione tra Disney e Marvel ma questo film è il primo che includa attivamente entrambe le case in un cartone animato, poiché Baymax, il goffo e bianco operatore sanitario, è tratto proprio da un fumetto Marvel.
Ma cos'è venuto fuori?

A San Fransokyo, un curioso mix tra le due celebri città, vive Hiro, un ragazzino prodigio della scienza diplomatosi a soli 13 anni che si diverte a vincere facile nelle battaglie clandestine tra robot.
Tadashi, suo fratello maggiore a cui è molto legato, mostra a Hiro l'università di supercervelloni nella quale studia tecnologia d'avanguardia e gli presenta Baymax, la sua prima creatura.
Hiro allora decide di voler entrare in quell'università, perciò fa del suo meglio per impressionare il rettore e aggiudicarsi un posto da studente durante una manifestazione, ma poco dopo la stessa l'edificio esplode e Tadashi perde la vita.
Tanto perché non potevano fare un Disney senza la morte di qualcuno.


Senza fare tanti giri di parole, io lo sono andata a vedere perché avevo finito gli altri film della programmazione di Natale, e poi perché non è possibile perdersi una collaborazione del genere.
Questo film d'animazione più di molti altri è un balsamo per gli occhi, e ve lo dico avendolo visto in terza fila e con molti (moltissimi) bambini urlanti attorno.
A parte la storia, che riesce a non essere banale pur trattandosi di un film d'animazione, la grafica, i colori e gli scenari mostrati sono davvero una goduria. Apprezzo sempre molto la scelta dei colori nei film solitamente e non tutti i cartoni riescono a sbalordirmi a tal punto, l'ultimo a farlo fu Rapunzel - L'intreccio della torre che ho guardato e riguardato tanto i colori mi attiravano.
La storia è piacevole e i personaggi davvero ben realizzati, Baymax oltretutto è davvero perfetto, sia nei movimenti che nel profilo psicologico.



Dietro ci sono dei grandi nomi; la direzione è gestita da Don Hall (Winnie the Pooh) e Chris Williams (Bolt) mentre la produzione da Roy Conli (Rapunzel - L'intreccio della torre).
E' stato proprio Don Hall, in quanto grande appassionato di fumetti e animazione Disney, a pensare ad un lavoro come questo, tant'è vero che il film in sé è una dichiarazione dell'amore di Don per la cultura giapponese pur mantenendo il tema dei supereroi.

Pochi giorni fa, inoltre, il grande Stan Lee ha compiuto 92 anni e, degno del suo record di uomo con più cameo al mondo, anche in questa occasione non ci ha delusi.
Durante il film se siete delle persone molto attente riuscirete anche a trovare alcuni personaggi dei film Disney precedenti ;)
Se vi capita di vederlo al cinema in questi giorni riuscirete a vedere anche il nuovo corto Disney realizzato per questa occasione, Winston, e che lo anticipa. Si superano ogni volta.

In conclusione, credo che sia un film nettamente superiore a Frozen - Il regno di ghiaccio che, a parer mio, è scontato e fin troppo stile musical (era dall'uscita di Rapunzel che non rimanevo piacevolmente colpita da un lavoro della Disney) e vale tutto il prezzo del biglietto.



Valutazione:

sabato 27 dicembre 2014

Il ricco, il povero e il maggiordomo - Il mio film di Natale!?


Chi un pochino mi sta seguendo, già sa che non amo particolarmente la comicità italiana. Tra i tanti cani che pensano di essere simpatici il trio di Aldo, Giovanni e Giacomo mi ha sempre fatto ridere, fin dai tempi di Tre uomini e una gamba, li apprezzavo perché non si sono mai abbassati alla comicità volgare ma sono sempre riusciti a raccontare storie e far ridere senza alludere sempre al sesso.
In realtà non era nemmeno in programma di vederlo questo film ma all'ultimo sono andata con la mia famiglia su richiesta di mio padre.
Perciò ero anche abbastanza felice di andare a vederlo al posto di altri film osceni al cinema in questo periodo.
Ultimamente sembra, però, che se entro in sala con qualche aspettativa me la debba sempre prendere sui denti.

La trama, brevemente, parla di Giacomo che questa volta veste i panni di un ricco e scontroso broker, Giovanni è il suo fedele maggiordomo e Aldo, un venditore ambulante che viene accidentalmente investito dalla Maserati di Giacomo.
Aldo patteggia con Giacomo e Giovanni per non esporre denuncia, solamente che negli affari di Giacomo qualcosa va storto.


Non ci sono mezze parole per dirlo; è un film lento, noioso e poco brillante. 
Si discosta completamente dai loro film precedenti, il che toglie quel filo di comicità al quale siamo abituati. Insomma, è come se Pieraccioni facesse un film completamente diverso da quelli che fa di solito o come se Woody Allen si mettesse a dirigere un horror, è un delitto.
Si, qualche battuta fa sorridere, ma in linea di massima l'ho trovato noioso e a tratti fastidiosamente moralista.
E' stato mille volte meglio La banda dei Babbi Natale del 2010, che perlomeno era genuino e leggero.
Il tema del fallimento economico e personale non è un pochino delicato come tema di questi tempi? Magari il loro era un tentativo di esorcizzare la situazione, ma al cinema la gente vuole ancora ridere, soprattutto a Natale.
Intendiamoci, capisco anche io che questo non voglia essere un film così detto “cinepanettone” siccome del Natale non tratta, ma facendo combaciare la sua uscita con le feste natalizie la maggior parte della gente lo va a vedere come “film di Natale”, è inevitabile e, tra l’altro, c’è anche scritto sulla loro stessa locandina.
La storia è divertente finche i tre sfortunati sono costretti a vivere assieme a casa di Aldo ma, al di fuori di questo, sono riusciti a farlo sembrare anche triste sotto certi punti di vista. Le morti senza senso, soprattutto di film comici, non fanno ridere nessuno.
Sarà stata la scelta del regista che, assieme ad Aldo, Giovanni e Giacomo, ha prodotto questo film? Si chiama Morgan Bertacca e questo è stato il primo film che abbia mai diretto come regista, dopo tanti lavoretti come sceneggiatore e produttore.
L'interpretazione degli attori, sembra banale dirlo, è sempre la solita. Io ho visto un loro spettacolo, Ammutta Muddica, a teatro e sono molto bravi. Se la loro carriera cinematografica deve andare in questa direzione spero che la lascino per continuare a teatro perché in quella situazione meritano davvero.
Il messaggio finale del film? Soddisfacente; anche nella situazione più disperata, rimanendo uniti e con l'aiuto dei propri amici\famiglia, non bisogna mai arrendersi e, un passo alla volta, coronare i propri sogni e rialzarsi. Probabilmente questa è la parte più importante di tutto il film, il resto ti lascia poco niente, il che non è mai positivo.



Valutazione:

A prestissimo ;)

martedì 23 dicembre 2014

The Knick


Tra le serie tv più snobbate del 2014 emerge The Knick, a moltissimi sconosciuta e nota ad altri perché trasmessa esclusivamente su Sky Atlantic.
Chiudete gli occhi ed immaginatevi la New York povera del Novecento.
A curare la malasanità del secolo passato c'erano quelli che oggi chiamiamo chirurghi ma, ovviamente, senza la tecnologia che abbiamo noi oggi in ambito medico.
Jack Amiel e Michael Begler, i creatori, si sono ispirati al chirurgo realmente esistito William Stewart Halsted, luminare della medicina, per creare il singolare personaggio del Dr. John Thackery.

Il dottor John, al quale ci vorrà poco per affezionarvici, diventa, in seguito al suicidio del suo predecessore nonché amico, il primario del Knickerbocker Hospital, conosciuto semplicemente come "The Knick", ed è un chirurgo a modo suo geniale e lunatico, con una piccola dipendenza dalla cocaina.
L'ospedale in questione si trova in un quartiere povero di New York ma la clientela, rigorosamente di pigmentazione bianca, è di vari ceti.
Ma, dopo la scomparsa del dottor Christiansen, l'ospedale è alla ricerca di un nuovo chirurgo da prendere sotto la sua ala, così il gestore Cornelia Robertson propone il nome del suo amico di famiglia dottor Algernon Edwards, noncurante del fatto che il signore in questione sia di colore.


È semplice e geniale. Non è una di quelle serie che ti lascia alla fine di ogni episodio con il solito dubbio atroce che ti spinge a proseguire, semplicemente racconta le storie di questi personaggi nella loro vita quotidiana che sembra complicarsi ogni giorno di più.
Se non è abbastanza per stimolare la vostra curiosità aggiungo che il regista di questa splendida serie è Steven Soderbergh, che diresse lavori come Ocean's Eleven (e seguenti), Magic Mike ed Effetti Collaterali. Credo che la sua regia abbia fatto la differenza, assieme alla colonna sonora (stupenderrima!) hanno creato una serie tv unica ma che, purtroppo, non farà mai abbastanza rumore.
A recitare (ri)troviamo Clive Owen che dopo il primo Sin City (dal quale tra l'altro ha fatto un cambiamento radicale) si era un po' perso ma nei panni del protagonista devo dire che ha riguadagnato tutto ciò che aveva perso gli anni scorsi. Sarà il ruolo o sarà che è passato qualche anno anche per lui ma trovo che in questa serie abbia mostrato un nuovo Clive da non sottovalutare.
Nel cast anche André Holland, che non ha niente di degno di nota alle spalle ma da tenere d'occhio, Michael Angarano e, udite udite, Eve Hewson, figlia del cantante Bono degli U2 e comparsa nel celebre film This Must Be the Place.
Attualmente possiamo vedere la prima stagione, composta da (solo) 10 episodi da circa 50 min l'uno, ma hanno da poco confermato la seconda attualmente in lavorazione e che non vedo l'ora di vedere *_*

P.S. Se soffrite alla vista del sangue (anche se finto) questa serie non fa per voi.

(Non ho trovato un trailer in italiano)

Valutazione:

Alla prossima ;)


lunedì 22 dicembre 2014

Lo Hobbit - La trilogia


Può non piacere ma la maggior parte dei film è tratta da romanzi e la trilogia de Lo Hobbit rientra in questa categoria. 
È stata molto criticata l'idea di portare nelle sale il romanzo di J.R.R. Tolkien come prequel de Il Signore degli Anelli poiché essendo un solo romanzo tre film inizialmente sembravano eccessivi, ma Sir Peter Jackson ha deciso in questo modo, soprattutto per motivi di incassi.
Diciamo che Jackson si è voluto prendere i suoi spazi per realizzarli donandoci quasi 3 ore per ogni film e, purtroppo, devo dire che, come succede la maggior parte delle volte, i sequel sono peggio del primo.

Un Viaggio Inaspettato
Quanto ho amato Martin Freeman nei panni di Bilbo, probabilmente una delle più belle interpretazioni degli ultimi anni in film fantasy.
Tutto inizia quando Bilbo, tranquillo e pacifico nel suo buco hobbit, si trova del tutto invaso da un'orda di nani goffi e chiassosi. Sono lì, insieme al barbuto Gandalf, per ingaggiare Bilbo come scassinatore per entrare nella montagna solitaria appartenuta in passato ai nani e al momento occupata dal drago Smaug.
Bilbo, assolutamente contrario ad abbandonare la sua amata casa, si autoconvince che i nani abbiano bisogno di lui, per cui lascia tutto così com'è e parte per questa grande avventura durante la quale dovrà affrontare le sue più profonde paure.
Ovviamente, per ricollegarsi ai film precedenti, Bilbo, cugino di Frodo, durante il viaggio, troverà l'anello del potere.

Questa prima pellicola, proprio partendo dalla quotidianità della vita di Bilbo, ci ha immersi nella natura della Nuova Zelanda affezionandoci ad ognuno dei personaggi realizzati alla perfezione.
Ovviamente, per gli amanti della vecchia trilogia, ritrovare alcuni dei personaggi vecchi, è stato emozionante ed il cast ha di nuovo fatto la differenza.
Con questo primo capitolo ha decisamente alzato le aspettative dei due sequel.
Parlando di numeri solo questo primo capitolo incassò in tutto il mondo oltre 1017003568, diventando così il sedicesimo film di maggiore incasso della storia del cinema, dico poco?

L'avete trovato Peter Jackson sia nel primo che nel secondo? Adesso, con la moda dei camei, sia nel primo che nel secondo si può scorgere abbastanza facilmente. Se non l'avete trovato vi lascio il divertimento di cercarlo.

Valutazione: 

La Desolazione di Smaug
Il viaggio continua attraverso Bosco Atro infestato da ragni enormi e in fuga dagli scagnozzi dell'orco Azog, il cui unico obbiettivo era di uccidere Thorin Scudodiquercia.
Infine, una volta raggiunta la montagna, scoprono che Smaug si è risvegliato da un lungo sonno e non ha nessuna intenzione di abbandonare l'immenso tesoro che la montagna contiene. Peccato che Thorin sia più cocciuto di lui.

Nulla da dire, a parte forse la storia leggermente più lenta e macchinosa ed il finale che lascia col fiato sospeso.
Adoro il profilo psicologico diabolico e crudele di Smaug. Il suo doppiaggio, originariamente interpretato da Benedict Cumberbatch e successivamente dal famosissimo doppiatore italiano Luca Ward, è qualcosa di unico.
Sono riusciti (in un drago ed in poche battute!) a far emergere un personaggio psicopatico, sociopatico ed apparentemente indistruttibile. Io mi ci sono affezionata xD

Forse non completamente all'altezza del precedente ma diciamo che si è fatto valere, gli effetti speciali sono perfetti e d'altronde l'andamento fiabesco e un po' lento è caratteristico dello stile di Jackson.

Valutazione: 

La battaglia delle Cinque Armate
Smaug, come molti sanno, sta sorvolando Pontelagolungo con l’intenzione di raderla al suolo ma oltre a questo problema, e a quello della malattia che attanaglia Thorin, come se non bastasse, orchi, elfi e uomini si dirigono verso la montagna, adesso sotto il controllo dei nostri protagonisti, per avere una parte del tesoro.
Ma non bisogna sottovalutare i nani.

Delusione.
Hype a mille, un anno di lavorazione, per sedersi in sala a sonnecchiare quasi due ore e mezza di combattimenti. Per carità, il titolo ci ha avvisati, però si discosta moltissimo dai primi due proprio perché gli altri hanno puntato molto sullo sviluppo della storia mettendo al primo posto i personaggi.
Credo sia questione di gusti, se preferite un genere più narrativo e spensierato del primo film, di certo questo ultimo capitolo non lo apprezzerete.
Qui il protagonista non è più Bilbo, come invece eravamo abituati a vedere, ma Thorin, che fa tutto il possibile per rivendicare la propria casa.
E poi ho visto cose…insomma, (Piccolo S P O I L E R) Legolas che cammina sui sassi in caduta come se stesse volando non si può proprio vedere! L’intera sala si è messa a ridere.
Credo che, in quanto ultimissimo capitolo di una saga così importante, Peter si sia fatto prendere un po’ troppo la mano e abbia esagerato, non mi è mai capitato di avere sonno al cinema e non credevo fosse possibile che capitasse guardando una delle saghe che ho più apprezzato negli ultimi anni.
Perciò sono in lutto.



Valutazione: 


sabato 20 dicembre 2014

Il Ragazzo Invisibile


Giuro che sono entrata in sala con le più buone intenzioni.
Dopo aver visto da poco Il Capitale Umano mi sono un po' illusa che, affrontando un tema diverso per gli standard italiani, avrebbero potuto fare un bel lavoro.
In parte questo tentativo potrebbe essere riuscito, dall'altra, ovviamente, rimane neanche lontanamente paragonabile ai famosi film americani sui supereroi che tutti conosciamo.
Gabriele Salvatores è stato molto coraggioso a spingersi in un mondo che non appartiene all'Italia, e se non ci fossero primi passi, come quello intrapreso da lui, non ci sarebbe mai una crescita anche in questo campo.
Proprio la regia è probabilmente una delle poche cose che si salva di questa pellicola. Infatti cerca, e si vede, di rendere la storia fluida e leggera ma lasciando un lembo di vita quotidiana (e reale) con i piedi saldi a terra.

Sinteticamente, la storia parla, come facilmente intuibile nel trailer, di Michele (Ludovico Girardello) un ragazzo di 12 anni preso di mira dai classici (forse anche troppo) bulletti della scuola.
In occasione di una festa di Halloween a casa di Sara (Noa Zatta), la ragazzina che gli piace, si compra un costume scadente con i soldi che gli sono rimasti e va alla festa.
La mattina seguente scopre di essere diventato invisibile e si convince, sbagliando, che sia stato merito del costume.


Insomma, una tematica extraeuropea mescolata alle solite faccende di tutti i giorni.
Ci vuole un gran fegato per passare da una pellicola come Educazione Siberiana ad un poco più che banale film come questo.
Il cast è mediocre e ristretto; a parte appunto i giovani attori che costellano questo film (che bene o male recitano da ragazzini di 13 anni quali sono) c'è Bentivoglio che alza un po' la media, sia dell'età che della performance, e che è stato un piacere veder recitare in russo qualche frase. Cito per ultima Valeria Golino, che ho apprezzato molto ma molto di più ne Il Capitale Umano, trovo che non ci si paragone nella qualità delle due interpretazioni e non riesco nemmeno a spiegarmi il motivo, probabilmente non è riuscita a prendere a cuore il personaggio tanto quanto nel film precedente.
Sottolineo la presenza scomoda del tema del bullismo. Posso capire che possa essere interpretato come un messaggio per i più giovani in quelle circostanze (anche se credo che non riusciranno mai a sconfiggere il bullismo con l'ausilio dell'invisibilità), però su una durata di 1 ora e 40 minuti una buona metà è incentrata su questo e, a meno che non sia un ragazzino a guardare il film, è risultato prepotentemente noioso.


Inorridisco ancora di più nella scoperta di un quasi certo sequel poiché non lo reputo un film all'altezza di averne uno. Se sono riusciti a rendere questo primo noioso e senza nessuna particolare innovazione cosa ne faranno del secondo?
Non ci sono molte altre cose da dire al momento. Aspetterò il secondo incrociando le dita, d'altronde fare molto peggio di così è quasi impossibile.
In sintesi, apprezzo il tentativo di Salvatores ma non il risultato complessivo.
Ecco qua sotto trailer e valutazione:



Valutazione:



martedì 16 dicembre 2014

Gone Girl - L'Amore Bugiardo


Questa è la relazione che nessuno vorrebbe mai avere. Garantito.

In lizza per il premio di miglior attrice in un film di genere drama, miglior regista, miglior colonna sonora originale e miglior sceneggiatura ai Golden Globe 2015, Gone Girl, è stato scelto come uno dei 10 migliori film dell'anno dalla National Board of Review of Motion Pictures, e io, nel mio modesto parere, non stento a crederci. 
Chiariamo subito che si tratta di un film tratto da un libro, più precisamente l'Amore Bugiardo di Gillian Flynn (2012), perciò, per sapere se sia stato realizzato adeguatamente o meno, si dovrebbe prima leggere il libro, ciò non toglie però che questo film mi abbia lasciata senza parole più volte nel corso della visione di ben 2 ore e 30 minuti.

Inizia tutto come in un romantico sogno (a parte la primissima scena), Amy (Rosamund Pike), una ricca, bellissima, affascinante ed intelligente donna dai dorati capelli, conosce ad una festa l'uomo dei suoi sogni, Nick (Ben Affleck), altrettanto bello e seducente.
Non passa molto tempo che i due si sposano, poco dopo si trasferiscono nella città natale di Nick per assistere la madre malata di cancro e qui la passione che li aveva colti all'inizio della relazione svanisce in breve tempo e tra i due si instaura un legame marcio, finto e pieno di freddezza.
La mattina del loro quinto anniversario, tornando a casa, Nick trova il salotto in subbuglio ma non trova sua moglie. Anche riflettendoci con la sorella gemella (Carrie Coon) alla quale è molto legato, qualcosa non torna, l'FBI inizia subito le indagini indagando Nick come principale sospettato.


Molti lo inseriscono nella categoria "drammatico" mentre io credo sia molto, ma molto più attinente alla categoria "thriller".
Il regista, David Fincher, in pratica una leggenda vivente dopo aver sfornato film come Seven, Fight Club, Panic Room e Il curioso caso di Benjamin Button, questa volta non è stato al di sotto delle aspettative riportando la sua firma in modo riconoscibile.
Questa pellicola è un continuo colpo di scena curato nei minimi dettagli con una follia di fondo che non ti lascia rilassare un attimo. Per quella che è stata la mia esperienza, la colonna sonora ha fatto il 50% del lavoro; la musica "rilassata" anche in scene che non richiedevano un sottofondo è geniale nella sua semplicità, folle, diabolico e geniale allo stesso tempo.
Il cast, composto da, mi verrebbe da dire, "il solito Ben Affleck" (in quanto forse io probabilmente non riesco a captarne la bravura che strega tutto il mondo e credo che abbia la stessa espressione in tutti i film, ma questo è un mio parere), Rosamund Pike, invece, prende finalmente posto in un ruolo principale dopo aver lavorato ne Il caso Thomas Crawford e Jack Reacher - La prova decisiva.
Non ho mai amato Rosamund, e continuo a non farlo, ammetto però che il personaggio di Amy non poteva essere realizzato meglio e sono felice che abbiano scelto lei, nei panni per la prima volta di un personaggio molto più complesso, pieno di sfumature ed emozioni. Vorrei scrivere qualcosa di più sul suo personaggio perché, è forse la più grande invenzione di questo film, ma qualsiasi parola potrebbe risultare uno spoiler.


Nel cast troviamo anche Neil Patrick Harris, che piano piano sta cercando di evadere dalla nomina di attore comico ne How I Met Your Mother esattamente come Jim Parsons, troviamo poi Tyler Perry e Kim Dickens.
Insomma lo stretto indispensabile per creare qualcosa di unico, e Fincher riesce a riportare il velo di pazzia apparente di Fight Club anche in questo film che si presenta molto come un dramma per tutta la famiglia ma viene subito smentito.
È un continuo scambio di ruoli ed un cerchio che gira e che, purtroppo, non trova una conclusione appagante, ma per la trama e la sceneggiatura mi ha ricordato moltissimo Il caso Thomas Crowford. 
Ho già letto alcune recensioni in cui si puntualizza il fatto che il regista abbia seguito troppo puntigliosamente il libro dal quale il film nasce, ma non sono per niente d'accordo, dato che ogni qual volta un film non rispetta il libro lo si critica negativamente. 
Anche se ha la capacità di tenerti sulle spine ho pensato, durante la visione, che ha una buona tempistica, ma forse 2 ore e 45 sono un po' troppe, sarà che adesso è tanto di moda fare i film lunghi...
Se c'è stata una parte che non mi ha convinta del tutto è il finale, ma dal momento in cui si tratta di un libro la colpa non può di certo ricadere su Fincher, che ha fatto del suo meglio per lasciare di nuovo il pubblico senza fiato e sarò ben felice di vedere questo film anche nelle nomination per i prossimi Oscar.

Spero di avervi incuriositi abbastanza da spingervi ad andare a vederlo perché ne vale la pena. Sarà disponibile nelle nostre sale da domani, 18 dicembre. 
Vi lascio a trailer e valutazione ;)


Valutazione:

Al prossimo film! 

Il Capitale Umano


Quando uscì questo film, ovvero nemmeno un anno fa, non lo volevo vedere e mi vergogno di questo. 
Sono pigra parlando di cinematografia italiana perché non la amo e sono sicura del fatto che anche le cose belle che i registi italiani riescono a produrre (e mi riferisco a qualcosa di diverso dalle solite ****** comiche senza senso) non vengono presentate con giustizia, facendo immaginare al pubblico delle trame che non sono quelle reali e quindi perdendo ascolti e popolarità.
Questo è il caso de Il Capitale Umano. Stiamo parlando di un film pluripremiato anche all'estero ma noi italiani non andiamo fieri di quel poco che ci spetta.
Avevo fatto l'errore di alimentare la mia pigrizia con l'idea che il trailer non mi desse un'idea concreta, il che è la verità. O il regista, Paolo Virzì, ha pensato di puntare la pubblicità sull'incoerenza totale, oppure, siccome poco importa, hanno montato il trailer con le prime immagini e frasi che venivano.
Ergo...
È vero. Il Capitale Umano è un capolavoro, esattamente come dicono la maggior parte delle persone, per essere un film italiano. MA non fatevi incartare dal trailer perché vi passerebbe la voglia di vederlo.
Voi potreste inoltre dirmi "ma cosa ci interessa che il trailer non renda l'idea se il film è ben riuscito?" Ebbene, in un mercato cinematografico spietato come quello di oggi e soprattutto in quello italiano (abbastanza scadente) perché limitarci a fare bene una parte sola quando finalmente abbiamo tra le mani qualcosa che brilla? Il trailer è ciò che spinge il pubblico a pagare per vedere un certo film!


Adesso provo a spiegarvi la trama senza spoilerare nulla e far chiarezza.
In una notte fredda in Brianza, un signore in bicicletta viene investito su un tornante da una macchina che, noncurante, continua per la sua strada. Il film continua con la presentazione dislocata dei vari personaggi, ognuno che fa vedere la sua versione dei fatti; Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio) immobiliarista alla ricerca dell'ascesa sociale, il desiderio di combinare qualcosa nella propria vita della stralunata Carla Bernaschi (Valeria Bruni), l'angoscia di Serena e Massimiliano (Matilde Gioli e Guglielmo Pinelli) due ragazzi oppressi dai desideri soffocanti dei genitori.
Sommate l'incidente misterioso e viene fuori un bel pasticcio.


Il primo soggetto della pellicola sono forse la finzione e la cattiveria del genere umano. Faremmo di tutto pur di stare meglio noi stessi e, alcune volte, far star bene chi amiamo.
Questa storia è proprio basata su questo. Diventiamo spietati quando si parla della propria stabilità economica e mentale, tanto da mettersi contro le persone care.
Il cinismo dell'uomo non ha fine e Virzí ha toccato le corde giuste. 
La pressione dei personaggi arriva alla fine della pellicola sull'orlo di esplodere.
Non c'è un'interpretazione altalenante all'interno del cast; Bentivoglio è uno degli attori italiani che stimo di più e sono impaziente di vederlo ne Il Ragazzo Invisibile, Valeria Bruni non la conosco molto bene perciò non riesco a capire se è pazza di suo o se faceva parte del personaggio ma in alcuni momenti devo dire che mi ha dato parecchio fastidio il suo modo di parlare, troviamo anche Valeria Golino, Giovanni Anzaldo che ho apprezzato molto e Fabrizio Gifuni devo dire molto bravo.
Detto questo Virzì ha fatto la differenza, e su questo non ci sono dubbi.

Se non l'avete ancora visto guardatevi questo odioso trailer dalla colonna sonora completamente sbagliata e al prossimo post ;)



Valutazione:

sabato 13 dicembre 2014

Boyhood - La storia di una vita


Sarà difficile diventar grande 
prima che lo diventi anche tu 
tu che farai tutte quelle domande 
io fingerò di saperne di più 
sarà difficile 
ma sarà come deve essere 
metterò via i giochi 
proverò a crescere 

Sarà difficile chiederti scusa 
per un mondo che è quel che è 
io nel mio piccolo tento qualcosa 
ma cambiarlo è difficile 
sarà difficile 
dire tanti auguri a te 
a ogni compleanno 
vai un po' più via da me 

A modo tuo 
andrai 
a modo tuo 
camminerai e cadrai, ti alzerai 
sempre a modo tuo 
A modo tuo 
vedrai 
a modo tuo 
dondolerai, salterai, cambierai 
sempre a modo tuo 

Sarà difficile vederti da dietro 
sulla strada che imboccherai 
tutti i semafori 
tutti i divieti 
e le code che eviterai 
sarà difficile 
mentre piano ti allontanerai 
a cercar da sola 
quella che sarai 

A modo tuo 
andrai 
a modo tuo 
camminerai e cadrai, ti alzerai 
sempre a modo tuo 
A modo tuo 
vedrai 
a modo tuo 
dondolerai, salterai, cambierai 
sempre a modo tuo 

Sarà difficile 
lasciarti al mondo 
e tenere un pezzetto per me 
e nel bel mezzo del 
tuo girotondo 
non poterti proteggere 
sarà difficile 
ma sarà fin troppo semplice 
mentre tu ti giri 
e continui a ridere 

A modo tuo 
andrai 
a modo tuo 
camminerai e cadrai, ti alzerai 
sempre a modo tuo 
A modo tuo 
vedrai 
a modo tuo 
dondolerai, salterai, cambierai 
sempre a modo tuo

"A modo tuo" - Cantata da Elisa Toffoli testo di Luciano Ligabue -

Pensate un attimo a cosa volete solitamente da un film.
Azione? Pathos? Adesso dimenticatevi tutto quello che vi aspettate! Questo film non è stato girato per strabiliarci con i suoi effetti speciali o con una storia piena di colpi di scena, tutto il contrario.
Questa pellicola è innovativa già dalla base; il regista, Richard Linklater, iniziò le riprese nel 2002 e le concluse quest'anno, nel 2014.
Avete capito benissimo, è stato girato in 12 anni. Io personalmente la trovo un'idea incredibilmente originale e lo pensavo già qualche anno fa, quando ho scoperto l'esistenza di questo film ed il fatto che lo stessero girando.
Perciò, una volta iniziato a vederlo, e non avendo letto nessuna trama precedentemente, ho creduto che in 12 anni di lavorazione avessero creato qualcosa di pazzesco, coinvolgente ed emozionante. Arrivata a metà ho pensato che il regista stesse cercando di prendere in giro il pubblico perché in realtà il filo conduttore è uno e solamente quello e ha fatto ben attenzione a non uscire da questa tematica. Parlo della crescita di un individuo, dall'inizio dell'infanzia all'età adulta e alle consapevolezze/responsabilità che tutto questo comporta.
Sta tutto qua, arrivi alla fine (soprattutto alla scena finale) con gli occhi fissi e spalancati pensando "....ma allora?", poi il film finisce, ci pensi e ti si accende la classica lampadina.
Richard Linklater lo conosciamo già per Before Midnight con lo stesso Ethan Hawke, padre di Mason in questa pellicola.


Mason è un ragazzo qualsiasi in una famiglia qualsiasi, lo vediamo crescere e da quando è solo un bambino fino ai diciannove anni.
Passi due ore e tre quarti ad aspettare che qualcosa di terribile o magnifico accada e poi ci rimani malissimo perché non succede nulla di più.
Sembra poco? No, non lo è per niente, e l'ho capito solamente alla fine.
È un pezzo di vita, l'infanzia è forse la parte più difficile e bella della nostra vita ed è una cosa che ci accomuna tutti. Ognuno di noi ha passato un periodo della vita in cui non ci si accetta e si fa fatica a capire cosa succede attorno, è il periodo della vita più confusionario ma anche il più bello per il fatto che succedono moltissime cose tutte assieme e si spinge sempre ad andare oltre, non pensando che una volta che passa non si torna più indietro.
Mason, essendo un adolescente normalissimo, ha potuto farci sintonizzare in ogni sfumatura della sua crescita. La sua non è stata un'adolescenza semplice, non ha avuto molta fortuna parlando di figure paterne e ha avuto una madre sempre molto confusa ed instabile nonostante abbia dovuto crescere due figli da sola.
Io ho 20 anni e in pratica l'adolescenza di Mason (e quindi di Ellar Coltrane) è trascorsa parallelamente alla mia ed il regista ha toccato le corde giuste; abbiamo sentito cantare Britney Spears alla sorella di Mason (Lorelei Linklater), visto Mason guardare Dragon Ball alla tv e partecipare ad una manifestazione in tema Harry Potter nei suoi anni d'oro. Insomma, il riassunto dell'infanzia dei ragazzi nati negli anni '90!
Ho aperto il post con il testo dell'ultima canzone di Elisa perché parla di crescere e, dal punto di vista di una madre, veder crescere e lasciar andare il proprio figlio il che si avvicina moltissimo alla trama del film.


In realtà non c'è molto altro da dire, è uno di quei film che, anche avendo una trama molto semplice e lineare, quando ti chiedono di spiegarlo ti trovi in difficoltà, proprio perché la vita non è una cosa semplice.
La scena finale è qualcosa di tanto misterioso quanto emozionante, pochissime battute e tanto silenzio per concludere facendo riflettere lo spettatore.
Non c'è niente di meglio di un film che ti coinvolge per la sua semplicità.

Lo consiglio soprattutto per l'innovazione della regia, in molti film il passare degli anni è ricreato attraverso il make up mentre qui è tutto realistico, senza veli e sotterfugi.
Spero di aver reso l'idea del mio parere ma se vi capitasse dateci un'occhiata di persona ;)

Vi lascio a trailer e valutazione:



Valutazione:


Aspetto commenti e pareri, al prossimo film! 
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