lunedì 30 novembre 2015

Il film della domenica: The Visit


La mamma di Rebecca e Tyler, quando era più giovane, si innamorò di un insegnante. I genitori non riuscivano ad accettarlo e la intimarono a non vederlo più, ma lei, imperterrita, decise di scappare con lui. I genitori lo scoprirono e cercando di impedirglielo, accadde qualcosa di terribile e dopo di che scappò con il suo compagno senza mai avere altri contatti con i genitori.
15 anni, e due figli dopo, la coppia si è ormai separata ed i genitori hanno contattato la madre dei due ragazzi con i desiderio di conoscere i nipoti. La madre manda i due figli una settimana dai nonni, anche se contro la sua volontà, e ne approfitta per andare a fare una vacanza con il nuovo compagno.

È iniziato il film e potete ben capire che dopo gli ultimi film di Shyamalan ero un attimo preoccupata. Andando avanti la situazione non migliorava; un ragazzino di 8 anni che reppa in modo imbarazzante e, sorpresa delle sorprese, c'era la fantomatica ripresa con la videocamera alla "documentario amatoriale".
I brividi. Ma solo per i primi minuti, giuro, dopo un po' migliora.
Si, migliora, perchè spesso il documentario fai-da-te significa film horror di bassissimo livello, e invece Shyamalan una cosa buona l'ha fatta, ha fuso lo stile a documentario con una regia pazzesca. Sa catturare la tensione sullo schermo e direzionarla esattamente nel punto da lui desiderato, è come se ti risucchiasse lo sguardo. 


La trama, anche se a prima vista non sembra, ha degli svolti abbastanza interessanti e inaspettati mentre altri punti sono molto più comuni del genere e sono cose già viste. Diciamo che Shyamalan non si è inventato niente, ha più che altro saputo scegliere gli elementi giusti da abbinare alla propria innata dote registica. 
A meno che non abbiate alcun rapporto con il genere horror, questo film proprio non fa paura. Ma nemmeno un po'. Solamente due film horror fino ad ora mi hanno davvero impressionata, perciò probabilmente non sono la persona più condizionabile del mondo, ma credetemi quando vi dico che sarebbe più esatto definirlo thriller.
Perciò ci sono state inquadrature (che avranno anche un nome ma non me ne intendo moltissimo) e intere scene che mi sono piaciute moltissimo (dal punto di vista registico) e che mi hanno ricordato anche un po' The Village, ma manca un po' di ciccia, di intrigo, avrei aggiunto un po' di carne al fuoco, ma apprezzo ugualmente la scelta molto semplice del regista nel discostarsi dai suoi film precedenti.

domenica 29 novembre 2015

Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto


Sherlock Holmes è uno di quei personaggi letterari che sono stati rigirati come frittate in ogni tipo di salsa. Si contano infatti 80 trasposizioni cinematografiche di cui la primissima fu un cortometraggio  americano del 1900, passando per spettacoli teatrali e televisivi, soprattutto in America, fino a giungere alle più recenti versioni con Robert Downey jr. e le singolari e contemporanee serie tv Sherlock ed Elementary.
Ce n'è per tutti i gusti, ma le probabilità di sfociare nella banalità e nella ripetitività sono altissime.

Sherlock Holmes, ormai anziano, si è ritirato da anni in una piccola casetta nella campagna inglese, abbandonando ogni tipo di investigazione. A remare contro la sua brillante logica che lo ha sempre contraddistinto, c'è l'avvento della perdita di memoria dovuta agli anni che passano, il che di certo non aiuta la sua convivenza con una madre ed il figlio nella sua stessa casa, ma soprattutto il suo carattere burbero e introverso.


Sherlock si trova in un momento di smarrimento; è consapevole di essersi ritirato nella campagna per punirsi, ne era certo, ma non riusciva a ricordare il perchè, non riusciva a ricordare il suo ultimo caso.
Il suo passatempo, quello di curare le api che possiede, è una specie di terapia per lui, ed il figlio della governante, Roger, presto imparerà l'importanza di quei piccoli animali.
Giorno dopo giorno, il rapporto tra Sherlock e Roger si farà sempre più stretto e, anche se con molta difficoltà, Sherlock inizierà a ricostruire la sua ultima avventura.
La prima cosa a cui ho pensato quando è finito il film è stata: "Ammazza che lentezza!". Ripensandoci a freddo, a dire il vero, c'è una più ampia spiegazione da dare.
Mr. Holmes ha un enorme problema di bilanciamento e si può facilmente dividere in tre parti; ha un inizio abbastanza interessante dove viene inquadrato per bene il suo carattere, reso unico da McKellen che ha sfoggiato forse una delle più belle rappresentazioni di Sherlock Holmes del cinema, e fin qua tutto bene, il problema viene dopo. La parte centrale è a dir poco soporifera, la ricostruzione dei fatti è stata (forse appositamente) resa molto lenta e difficoltosa, probabilmente per trasmettere al meglio l'idea della fatica con cui Sherlock riusciva, pezzo per pezzo, a risalire all'accaduto. Nell'ultima parte, invece, è stata ammassata tutta la spiegazione dei suoi ragionamenti in pochissimi minuti, senza dare al momento di epifania il giusto peso dando invece troppa importanza alla parte centrale. Così in quattro e quattr'otto finisce, come se si fossero dilungati troppo nella parte centrale.


A parte questo enorme errore di calcolo, Mr. Holmes ha un grande cuore; raccontando due storie in contemporanea a quella in tempo reale, riesce a creare un profilo psicologico ricchissimo. 
La sua non è più una figura simile a quella del recente Cumberbatch, fiero e sbruffone, ma è più un uomo anziano, che deve fare i conti con una memoria che non è più la sua, con un corpo che non lo regge più e su cui non può più contare. Il suo comportamento irascibile e burbero, portatogli da una vita piena di solitudine, viene scalfito lentamente dalla dolcezza di un ragazzino in cui rivede se stesso e grazie al quale riuscirà anche ad accettare la sua anzianità e a raggiungere la pace.

I film brutti sono ben altri. Le ambientazioni regali ed eleganti della campagna inglese, la dolcezza di un uomo che scopre di essere non lontano dalla morte, tradito dal suo stesso corpo. 
Di certo non è un film giallo come può esserlo quello della saga con Robert Downey jr, piena di azione e battutine ironiche, finireste per rimanerne delusi. Mr Holmes è la fase conclusiva della vita di uno degli uomini più famosi della letteratura, ma pur sempre un uomo.

venerdì 27 novembre 2015

Love & Mercy


Melinda lavora in una concessionaria di auto e un giorno incontra un uomo scortato da tre uomini che le si presenta come il frontman dei Beach Boys, Brian Wilson. Iniziano a frequentarsi e Melinda scopre i problemi che assillano Brian e l'ossessione che il suo psichiatra e amico ha nei suoi confronti.

E' complicato riuscire ad immedesimarsi in un'epoca, in una band, che non hai vissuto. I biopic ti influenzano se sono fatti molto bene o se quella vicenda ti ha particolarmente interessato.
Come naturale per una persona della mia età, i Beach Boys li conoscevo solo per la fama, magari ho sentito e conosco un paio di canzoni, ma non potrò mai avere un rapporto di alcun genere con loro senza potermi immaginare l'atmosfera degli anni '40/'50.


Si saltella tra gli anni di giovinezza di Brian, dove si scopre il rapporto conflittuale con il padre, e quelli di maturità, in cui si scoprono invece gli effetti di un'adolescenza complicata e la continua presenza di una persona che condiziona la sua vita. 
Senza conoscerli, una persona guarda l'immagine di questi ragazzi sempre in camicia, sulle spiagge assolate della California, sorridenti, e non immaginerebbe mai la storia travagliata che potrebbe nascondersi dietro le loro canzoni che parlano d'amore. Questo è un particolare che mi ha toccata; John Cusack, per quanto proprio non mi piaccia, è riuscito ad interpretare una persona per cui non puoi che provare una compassione immensa, soffocato dal suo passato, dal suo psichiatra, e dal quantitativo di medicinali che è costretto ad assumere.


Dall'altro lato, Paul Dano, unica ragione che mi ha spinta a guardare questo film, è riuscito perfettamente nel ruolo di un giovane visionario e incompreso già da giovane assillato da una malattia mentale con cui avrebbe dovuto fare i conti per il resto della sua vita.
Un bilancio piuttosto drammatico.
Elizabeth Banks, quasi irriconoscibile senza il trucco alla Capitol City style, è colei che salverà Brian dallo spiacevole futuro che l'amico psichiatra aveva in serbo per lui, trasformandosi agli occhi di Brian in una sorta di angelo biondo pronta a rimetterci la faccia pur di salvarlo.
Ne ho viste moltissime di biografie fatte con i piedi. Questa, per quanto non sia il film più leggero e riuscito della storia, si fa guardare e ti attrae in una realtà inaspettata. 
Le interpretazione di Cusack e Dano sono davvero molto buone, anche se c'è da dire che questa sia proprio la loro confort zone.
Una cosa è certa, da oggi, quel gruppo che continuo a conoscere poco o niente, lo guarderò con occhi diversi.

martedì 24 novembre 2015

Me and Earl and the Dying girl

O Quel fantastico peggior anno della mia vita
Ma io trovo decisamente più azzeccato il titolo originale.


Greg è un adolescente all'ultimo anno di liceo e (esattamente come me) preferisce rimanere nell'anonimato, cercando di andare d'accordo un po' con tutti ma continuando a tenere un basso profilo. Con il suo amico Earl, Greg passa il tempo a girare film amatoriali, divertenti parodie dei film che hanno fatto la storia. Tutto andava bene finche la madre di Greg non lo costringe a vedersi con Rachel, una ragazza della sua scuola che ha appena scoperto di essere malata di leucemia. 

Nella maggior parte dei casi la parola"drammatico" viene abusata, e spesso le persone pensano che si riferisca solo a film generalmente tristi, ma secondo me questa parola esprime il suo significato più ampio e perfetto quando si riferisce a film agro-dolci, un mix tra comicità e tristezza. Che poi sono anche i più belli, almeno secondo me.


L'anno scorso il Torino Film Festival, seppur con un solo film dati i miei impegni universitari, era riuscito a farmi uscire dalla sala in lacrime commossa per The Rover che mi colpì, devo dire. Quest'anno il tempo a disposizione se possibile è stato ancora di meno, perciò sono riuscita di nuovo a vederne solo uno, e, di nuovo, sono uscita in lacrime.
Cosa rende un film un bel film? La semplicità, è la prima cosa che mi viene in mente. Il segreto sono pochi ingredienti e questo film li possiede. 
Da subito si intuisce che la comicità sarebbe stata nuova, diversa. L'alternanza con alcune animazioni stop motion mi hanno ricordato molto Wes Anderson e così anche la regia in generale, e voi lo sapete che lo adoro. 
Non è una comicità stupida e insensata, e non è nemmeno di quelle comicità che fanno sbellicare, è di quelle che solleticano lentamente, un po' subdolo ma che da un senso di rinnovamento.


D'altra parte, si parla sempre di leucemia ed il binomio liceali + cancro viene spesso associato a Colpa delle stelle. Pur non avendo moltissimo contro quel film, mi rallegra il fatto che questo non fosse la sua brutta copia, ma piuttosto il nipote facente parte di una nuova generazione, una sorta di 2.0. Rachel non è la solita ragazza malata, Greg non è il solito ragazzo che si innamora, la situazione viene proprio trattata in modo diverso, ironizzando e a volte sembrando anche un po' macabra ma è molto delicata e raffinata, quindi il problema non si pone.
Ho davvero adorato la sottile comicità, in lingua originale è una bomba e riesce comunque a spaziare tra moltissime emozioni contrastanti ottenendo un risultato sorprendentemente fresco.
Approvato e in attesa di rivederlo!

Ps. Dai primi di dicembre nei cinema italiani.

lunedì 23 novembre 2015

Il film della domenica: Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte II


Quattro anni fa, o forse di più, lessi i libri di questa saga. Quattro anni fa, o forse più, avevo 16/17 anni. L'effetto che mi fece leggere più che altro il primo libro fu ovviamente diverso dal valore che invece potrebbe trasmettermi rileggendolo oggi.
Un po' come accadde per Twilight, anche Hunger Games negli anni mi ha fatto realizzare prima di essere in una fase di cresciuta, e, dopo ieri, in una fase di invecchiamento. Questo perchè in una sala di ragazzine scalpitanti di età media 13/14 anni ci sei anche tu, 21enne con accanto l'ormai uomo che con tutta probabilità ti rimarrà accanto per sempre. Questo porta con sè una enorme gioia ma pure un po' di panico, se penso che questo film non mi ha fatto l'effetto che avrebbe fatto ad una me 13enne.

I distretti coalizzati sono in guerra contro Capital City, non ci sono più regole e finalmente si arriva al sodo. In un ambiente governato da tirannia e terrore, la guerra scoppia nella periferia di Capital e Katniss con accanto Gale e un Peeta ancora depistato dai lavaggi del cervello di Snow partono per la loro missione (quasi) segreta.


Partiamo dal presupposto che la prima parte di questo terzo capitolo era stato realizzato, per dirla senza mezzi termini, con i piedi. Perfino una saga come Twilight è riuscita a trovare nei capitoli finali una più soddisfacente azione, mentre invece hanno pensato bene di rendere questo penultimo episodio fatale quanto un sonnifero.
Naturalmente, nessun colpo di scena per chi ha già letto i libri, nessuna svolta che non fosse stata preannunciata, ciò che però ho avvertito è stata una particolare maturità da parte di Lawrence (il regista) a trasformare i momenti di suspance quasi degni di un thriller decente, ci sono infatti due o tre scene degne e una in particolare che fa un baffo a moltissime intere sequenze del The Walking Dead degli ultimi tempi, tanto per darvi un'idea. 
Più azione quindi, finalmente, e meno tattiche di propaganda che stava iniziando a diventare quasi patetico. Un po' come in AHS, il consiglio è quello di non affezionarvi troppo ai personaggi perchè, come in ogni guerra che si rispetti, finiranno per essere decimati, ma come tutti si possono immaginare il tutto si conclude con un finale quasi da diabete e tutti vissero felici e contenti bla bla bla...

Non c'è molto da dire se non che HG si è salvato sull'astrico, concludendo in un modo secondo me migliore della fine che avrei preannunciato mesi fa, tutto è lineare, non ci sono punti lasciati in sospeso, magari due o tre piccoli dettagli che non sono del tutto chiari e un po' vaghi nella narrazione ma che non costituiscono un grande problema per lo svolgimento della storia.
Probabilmente la fine di questa saga ha per me una sorta di secondo significato, mi fa più effetto del dovuto a causa degli anni che ho sentito passare e la fine di quella che è stata la mia ultima saga da adolescente, e questo mi riporta alla valutazione complessiva. 
Complessivamente, anche se hanno tentato di riparare al danno creato precedentemente, HG non differisce dal livello generale delle saghe per teenagers. Giustamente il materiale sul quale lavorare non era dei più rivoluzionari, dal mio punto di vista anche qui la novità risiede nel primo capitolo, il seguito è un semplicissimo seguito. 

venerdì 20 novembre 2015

American Horror Story: Freak Show


Elsa Mars è una donna che brama il successo e, cercando contatti con il mondo dello spettacolo, decide di creare un circo degli errori; uno spettacolo macabro e bizzarro che vede come star principali dei mostri, degli scherzi della natura odiati dal resto della città.

Una volta che entri nel girone è ben difficile uscirne, anche se ci sono stagioni migliori di altre, episodi più noiosi di altri, perchè AHS ha il potere di affascinare.
Dopo la seconda stagione, per il mio gusto personale, viene questa, per prima cosa per la complessità dei personaggi, sempre molto ben curati (che, ricordo, in una serie tv non è mai scontato), per le scenografie bizzarre e quella cattiveria mai troppo crudele che caratterizza la serie.
Ciò che davvero mi ha attratto della stagione è il clima; Freak Show ti avvicina ad un ambiente ben lontano dalla normalità o dallo standard dell'horror.


Ho apprezzato moltissimo il collegamento tra questa stagione e la seconda per quanto riguarda il personaggio di Pepper e, in un modo sconsiderato, i personaggi della Paulson e del clown triste.
Ah, questo ci tengo davvero tanto a dirlo (ATTENZIONE SPOILER di seguito), per quanto mi riguarda una parte di Freak Show finisce nel momento in cui muore il clown triste, mi ero affezionata a lui ed è stata una mossa davvero stupida, avrei utilizzato il suo persoaggio mille volte meglio.
Stranamente, D'Hare non mi ha fatto lo stesso effetto delle stagioni precedenti, ma in compenso Finn Wittrock è stato impeccabile. Avendolo visto prima solamente nell'ultimo film della Jolie, mi ha davvero sconvolta vederlo nei panni di uno psicopatico, ma è anche l'unico ad avermi davvero convinta oltre alla Paulson.


A questo punto però, ma già dalla terza stagione, avrei decisamente tolto la Lange come figura principale. È dalla prima stagione che il suo personaggio regna su tutti gli altri e troverei molto più coerente oltre che divertente cambiare in modo radicale anche lo spessore dei personaggi mantenendo sempre gli stessi attori. Alla fine della seconda stagione, sapendo che nella quinta Jessica non ci sarebbe stata, un po' mi dispiaceva, ma adesso penso che sia stata una decisione azzeccata, almeno per far respirare il pubblico per una stagione.
Non posso negare che, anche questa volta, mi sia divertita. Alla prossima non disdegnerei un po' più di grinta, di eccesso, ma dalle voci che sento in giro la mia preghiera è già stata esaudita.

lunedì 16 novembre 2015

Il film della domenica: Hotel Transylvania 2


Mavis e Jonathan si sposano nell'hotel gestito dal Conte Drac. Quando i due hanno un figlio, Dennis, sono tutti curiosi di sapere se sarà umano o vampiro e, mentre per i genitori non fa alcuna differenza, al nonno Drac la questione preme molto.
Drac quindi si sente in dovere di tentarle tutte e mette in scena un piano che ha come obiettivo far uscire dal nipotino il mostro che c'è in lui, a qualsiasi costo.

Inaspettatamente nel 2012 aveva fatto un mucchio di incassi il primo capitolo, che io, proprio per non smentirmi mai, ho lasciato maturare giusto due anni prima di correre ai ripari e scoprirne l'esistenza. Non l'avessi mai fatto, il primo è un film che non esagero quando dico di averlo visto circa quattro volte. Perchè normalmente i film d'animazione che non siano i cari e vecchi classici, mi annoiano, ad esempio Big Hero 6 mi era piaciuto ma non ho mai ritrovato quella piacevolezza nel riguardarlo che invece provavo e provo con i grandi classici d'animazione. 
Nel caso di Hotel Transylvania, invece, ho trovato addirittura divertente proprio riguardarlo perchè ogni volta scoprivo particolari che mi erano sfuggiti la volta precedente.


Pur non essendo una persona che adora la vita notturna, ho sempre avuto un attaccamento verso le creature mitologiche notturne, come appunto i vampiri, ma non mi riferisco al classico esempio di Twilight (che non nego aver visto), quanto piuttosto al fascino che creature come vampiri o draghi hanno sempre avuto nella mitologia.
Ciò che probabilmente oggi mancava nel cinema, e in questo caso nell'animazione, era una tipologia di animazione vagamente macabra; ormai è tutto rosa e fiori, no? Principesse dai lunghi e perfetti capelli ovunque, dalle storie indimenticabili e dagli scenari mozzafiato. Qui per una volta si fa dell'ironia su un tipo di famiglia alquanto strano, unione tra due specie diverse riappacificate dopo secoli di odio reciproco, che è anche un po' la tematica più calda di questo nostro periodo. Una comicità più adulta, che poco si presta allo standard di animazione che i bambini si aspettano andando al cinema ma che mette d'accordo un po' tutte le età. Non per niente sentivo più risate provenienti da genitori piuttosto che dai loro figli.
Mentre nel primo film si dava un po' un'anteprima delle caratteristiche di questa coppia che ha cambiato le sorti del rapporto tra umani e mostri, nel secondo a fare da padrona c'è un'immensa parodia del nostro attuale mondo; Drac, il vampiro diventato nonno, viene a contatto con il suo primo smartphone e con la sua fatica nell'impararne l'utilizzo viene a galla anche l'ossessione e la dipendenza che questa tecnologia ha portato. Mavis, diventata una madre molto apprensiva, non riesce a passare una sola notte senza chiamare tre volte per sentire come sta il figlio. 
Ecco, di tutto ciò Hotel Transylvania 2 ci ride su, creando il personaggio del nonno Vlad solo per dimostrare ancora una volta quanto le barriere dei pregiudizi vadano abbattute, in chiave un pochino macabra, ovviamente.
Non si possono poi non adorare i riferimenti sia a Batman che al Dracula di Bram Stoker e tutti i punti ripresi dal primo film. In generale caruccio, molto lontano dal primo per la mancanza di novità, la trama è piuttosto scarna, ma d'altronde è già stata una sorpresa che il primo fosse nel, suo piccolo, geniale.

mercoledì 11 novembre 2015

Spectre


In missione in Messico per conto di M, Bond si mette sulle tracce di Marco Sciarra e, uccidendolo, sventa un attentato. Sciarra si scoprirà poi legato a questa organizzazione segreta. Con l'aiuto dei fedeli Q e Moneypenny, James continua le sue ricerche che lo portano alla sua vecchia conoscenza Mr White e a sua figlia, Madeleine Swann.

Circa ogni due anni i media riescono a fare un lavoro incredibile; l'hype si alza, manco fosse l'ultimo film di Star Wars dopo anni, inizia a rivelarsi il cast, le auto utilizzate, gli sponsor. Più che un evento cinematografico pare la sagra di chi ce l'ha più costoso, per non essere volgari.
Fatto sta che, per tradizione, si accompagna il papà a vederlo e che, tutto emozionato perchè fan della saga, non aspetta altro che le scene di strabilianti evoluzioni con auto e, possibilmente, velivoli vari.
E io invece mi pianto lì, più che intenta a gustarmi le scene d'azione, che ormai non fanno neppure più scalpore, immersa nel pensiero di come ad ogni uscita stia diventando un fenomeno di dimensioni gigantesche.


Ogni anno sempre più carne al fuoco, raggiungendo poi il suo obiettivo, ovviamente.
Agli occhi di una persona che segue il cinema sporadicamente, questo rimane un incontro fisso e piacevole, pieno di colpi di scena e qualche gnocca qua e là.
Io sarò noiosa, ma non riesco a vederlo da questo punto di vista, lo "critico" esattamente come "critico" ogni altro film che vedo in sala. Tecnicamente, Spectre cerca di raggiungere il fratellino Skyfall, invano, ma la regia è comunque molto buona, non dimentichiamoci che si parla sempre del papà di American beauty; tra effetti speciali quasi del tutto impeccabili, viene sottolineata una buona omogeneità che spesso mancava nei film precedenti, passando da decine di minuti di azione ad altre interminabili decine di minuti di dialoghi a senso unico.
Ma oltre a questo? Io ho provato un piacere più visivo che emozionale, credo che il risultato sia un polpettone riscaldato dove, anche modificando gli ingredienti, il risultato non cambia.


Davvero buona la fotografia e Sam Smith si è occupato della colonna sonora, ma io ho visto un sacco di scivoloni in questo ultimo capitolo.
Ciò che più mi ha infastidito è stata la scelta del cast, vero, per soldi si fa questo e altro, ma Waltz e Fiennes sono su un gradino ad anni luce da un blockbuster come 007. In un solo film avevano a disposizione tre "villain" che io ho amato con il cuore, ovvero quello di Harry Potter, quello di Sherlock e quello di Bastardi senza gloria, tutto in un unico pacchetto, e per che cosa? Per un risultato mediocre dove non hanno fatto altro che sminuire Waltz e Fiennes come attori riducendoli ad insignificanti pezzi del puzzle. Hanno avuto tra le mani uno degli attori più carismatici di questi anni e lo hanno trasformato nel cattivo meno cattivo di tutta la saga.


La struttura di questo capitolo mi ha ricordato moltissimo il livello del boss nei videogiochi, con questa gerarchia tentacolare che collega tutto al capo della baracca, Waltz, per l'appunto. E sarebbe stato molto interessante dare una conclusione più carismatica alla storia, se non fosse che una conclusione non c'è, per il momento.
E poi, ultima ma non ultima, la mia indignazione per la scelta delle quote rosa nel cast. Con la sfilza di bellissime attrici in circolazione ed il budget a disposizione, proprio la Seydoux dovevano scegliere, sensuale quanto un gambo di sedano. Salva la situazione la Bellucci che porta un tocco di classe e bellezza se non fosse per l'insignificante comparsa che occupa e per il suo inascoltabile doppiaggio, che infatti dimostra le sue capacità attoriali.
Tutto e niente, questa è la mia conclusione, un passo indietro e uno in un abisso di confusione.

martedì 10 novembre 2015

Il film della domenica: Alaska


Fausto e Nadine si incontrano per caso e, per caso, iniziano la loro storia. Lei ventenne francese all'inizio di una carriera da modella e lui italiano cameriere in un hotel di lusso. 
Entrambi ossessionati da un successo personale, entrambi senza radici, senza legami, semplicemente si trovano e percepiscono all'istante una forte attrazione, passionale e pericolosa.

Primissimo caso in cui vado di mia spontanea volontà al cinema a vedere un film italo-francese, connubio di cui ho sempre avuto un po' di paura. 
Con entrambe le tipologie di cinema non ho mai avuto un buon rapporto, in più dopo la disavventura di Due giorni, una notte temevo davvero di buttare il mio tempo. 
L'unico vero motivo che mi ha spinta a vederlo è stato Elio Germano, una mia piccola sorpresa degli ultimi tempi, che mi aveva piacevolmente colpita ne Il giovane favoloso ed ero curiosa di vedere in un contesto diverso.


Il genere drammatico è facilmente collegabile a trame un po' scarne, è complicato riuscire a stupire soprattutto per la quantità di film proposti in passato. Che io ricordi, ad avermi davvero colpito fu Alabama Monroe che però era anche ampiamente aiutato da una colonna sonora indimenticabile.
Alaska altro non è che una storia d'amore, e di storie d'amore siamo un po' pieni come uova, però ha qualcosa in più; è la storia di un amore di quelle travagliate, dove all'amore viene alternato l'odio, la violenza di due persone fragili, simili e sole.
Il motore trainante qui è senza dubbio Germano, che ha confermato la mia sensazione nei suoi confronti di un attore prima di tutto molto versatile. Mi ha lasciato senza parole come interpretando Leopardi ha saputo interpretare un uomo debole, vinto nel corpo e nell'anima ed estraniato dall'universo e invece qui esattamente l'opposto senza ricordare nemmeno un capello di quell'altra interpretazione. Probabilmente mi stupisco perchè credo che in Italia ci siano più bravi doppiatori che bravi attori, ma lui mi ha fatto capire la direzione nella quale l'Italia deve andare in ambito cinematografico, perchè un potenziale c'è.
Fausto è una persona che non si arrende facilmente e che punta sempre più in alto, al limite del rischio. Per quanto possa sembrare fiero e sicuro di sè sa benissimo di non potercela fare da solo, non dopo aver conosciuto Nadine.
E' vero, la trama in fin dai conti non è nulla di nuovo, ma per essere un film drammatico è riuscito a trasmettermi molte emozioni che difficilmente ho trovato in altri film del suo genere. La forza di Elio è la spinta di cui aveva un disperato bisogno per fare la differenza.

lunedì 9 novembre 2015

Un anno per la Collezionista


Incredibile pensare che sia già passato un anno. Era partito tutto come un mezzo gioco, una scommessa con me stessa, per testarmi e vedere se sarei riuscita a portare avanti seriamente un progetto, iniziare un moto di condivisione dei miei gusti e pensieri.
Posso dire di essere soddisfatta dei risultati ottenuti fino ad oggi; è stimolante poter parlare di novità e pettegolezzi o anche solo un semplice scambio di idee costruttive.
Non nascondo che all'inizio sia stato difficile, come tutti i miei colleghi sapranno meglio di me, penso che il primo anno sia il più tosto; entrare comunuque in una nuova dimensione, ingranare, molto lentamente, cercando di trovare un tuo posto in un universo sconosciuto e senza limiti. E trovare un tuo schema, un ritmo.
L'impegno c'è stato fin dal primo post, con il quale ho litigato moltissimo, per non parlare dei miei vari tentativi di dare un aspetto visivamente decente al blog, ma ognuno di noi un po' ha odiato BlogSpot inizialmente.
Il buon proposito per questo nuovo anno sarà quello di continuare a dare il meglio, e provare a migliorarmi, perchè sono solo all'inizio.
Sono comunque molto contenta di aver conosciuto persone che condividono la mia passione e che siano assennate nel proprio hobby, non c'è ispirazione migliore di voi.

venerdì 6 novembre 2015

Amore, cucina e curry


Dopo la tragica scomparsa della madre nel corso di un incendio, il giovane Hassan si trasferisce con la famiglia dall'India a Londra per un periodo, per poi raggiungere Lumière, un paesino in cui il padre vede la possibilità di concretizzare un futuro di prosperità. Il loro sogno è quello di mettere su un locale, che viene aperto ed ottiene un discreto successo, se non fosse per le ostilità della titolare di un ristorante stellato Michelin a pochi metri di distanza. Tra i due nasce subito una rivalità destinata a non durare molto a lungo.

Ogni tanto bisogna anche rilassarsi, staccare la spina e guardare qualcosa di poco impegnativo e divertente. Di commedie che vengono utilizzate per questo tipo di serate ce ne sono moltissime, di più tipologie. Settimana scorsa il momento di sconforto è venuto a me, e la mia mano andava avanti di canale in canale finche non si è fermata su questo film dai colori vivaci, dai soggetti esotici in un panorama francese. E, cavolo, si parlava di cucina, arte che mi rilassa moltissimo.
Di film con storie d'amore banali ai fornelli è proprio pieno il mondo, uno copia l'altro e si fa fatica a distinguerli arrivati ad un certo punto. Questo film si era presentato ai miei occhi come una sorta di novità. Adesso, probabilmente la parola "novità" non è adatta benchè di nuovo qui c'è poco o niente, ma per buona metà del film ho sentito in fondo al cuore che potesse andare oltre ai cliché della commedia.


Una volta finito il film un po' di delusione c'è stata: il classico finale da commedia, in cui tutti vivono felici e contenti.
La verità è che io pretendo troppo da film poco impegnativi come questo e che Amore, cucina e curry non ha nulla da invidiare ad altri film del suo genere; il cast è ben equilibrato, la Mirren è vero, dona il suo tocco di classe innata, ma l'accostamento delle culture francesi e indiane casca a pennello.
Insomma, riesce a divertire in modo spensierato, facendoti anche sognare di poter assaporare anche tu quell'orribile piatto a base di piccione (e questo dimostra tutto), senza mai annoiarti.
Ha poche pretese, questo è certo, ma vi farà trascorrere una piacevole serata in una rustica campagna delle colline francesi con vista su Parigi.

martedì 3 novembre 2015

American Horror Story: Coven


L'adolescente Zoe Benson scopre di essere una strega. I suoi genitori quindi la mandano all'istituto di Miss Robichaux per ragazze speciali di New Orleans. Qui Zoe fa la conoscenza di Queenie, Nan e Madison, tre giovani streghe come lei, e Cordelia Foxx, strega al comando dell'istituto, figlia della Suprema Fiona Goode. 

Non è semplice oggi parlare in una serie tv di streghe; la strega è sempre stata una figura un po' presa alla leggera, spesso utilizzata per creare pessime serie tv per giovani ragazzi e rese innocue.
Qui AHS si ripropone di dare nuova vita a questa immagine, ma non è semplice se come personaggi di rilievo vengono associate delle ragazzine che bisticciano tra loro per problemi amorosi.
Come in tutte le stagioni, anche in questa c'è un aspetto del tutto fuori luogo, questa pessima e triste rivisitazione di Frankenstein che vede Evan Peters la creatura incapace di parlare è talmente volgare da far ridere.
A fare di questa stagione una trappola per teenagers è proprio il personaggio di Madison, insieme a quello di Zoe, con la sua altezzosità e i suoi capricci da reginetta del ballo.


Ho davvero apprezzato il fatto che nella trama si trattasse di una strega Voodoo e di un'assassina realmente esistite in passato, i cui profili psicologici, soprattutto quello di Madame Delphine LaLaurie, erano davvero ben studiati e approfonditi.
Ancora una volta ho apprezzato le performance di Jessica Lange, di Evan Peters (per quel poco in cui è comparso), Sarah Paulson che ha davvero dato il meglio di sè e di nuovo Denis O'Hare, nei panni del maggiordomo davvero irriconoscibile e che ha davvero dimostrato di essere molto versatile.

Ma, tirando le somme, che gli vuoi dire ad American Horror Story
Tra le prime tre stagioni che ho visto fino ad ora questa è di sicuro la peggiore, troppo bambinesca e spensierata, ma continua ad intrattenere e ad incuriosire. 
Un grande pregio di AHS è che, anche se la trama non è delle migliori, non stanca, tiene sempre le redini ben tese e la curiosità viva.

lunedì 2 novembre 2015

Il mio Lucca Comics & Games 2015


Erano anni che sognavo di poter andare anche io a questo famosissimo Lucca Comics ma organizzare non è mai semplice, soprattutto cadendo sempre in periodo esami.
Quest'anno anche io ce l'ho fatta e sono riuscita a trascorrere sia sabato che domenica in questa dimensione completamente diversa e che profuma di casa.

Cosa sia il Lucca Comics un po' lo sanno tutti; una splendida città contornata da mura che per 4 giorni all'anno cambia completamente volto e si riempie di quei pazzi scatenati che vagano travestiti per le strade oppure in cerca di fumetti. Ma quello che per ognuno di noi Lucca rappresenta è ben diverso da quello che persone estranee a quel mondo possono pensare.
La sensazione è quella che provo ogni anno al Torino Comics (decisamente più comodo per le mie tasche) ma amplificata di almeno 10 volte.
Lucca dona gran parte dell'atmosfera perché anziché trovarsi in un basso fabbricato qui si tratta di un intero paese, originariamente colonia latina, che dona strade, piazze, cinema e mura al divertimento di noi scalmanati.
Per me, partecipare ogni anno ad un evento di questo genere, significa principalmente non dimenticarmi mai del lato bambinesco che c'è in me, fomentato dalle decine di giochi per la Play Station 1 che mi inizializzarono al mondo nerd. Da lì fino ai primi manga, poi diventati anime, continuando con console come DS e Wii per sfociare in una recentissima PS4.
Oggi la maggior parte del mio tempo libero lo dedico al cinema, senza dubbio, ma appena gli impegni calano e la vita universitaria si fa meno soffocante mi piace dedicarmi ancora ai videogiochi.


Entrando nelle mura, ma già molto prima, al parcheggio dove lasci la macchina, vedi orde di persone di ogni età travestirsi nei modi più disparati, con abiti sfarzosi, in personaggi di film, cartoni o giochi che ti fanno ripercorrere anni di ricordi meravigliosi. E' proprio in quel momento che ti senti a casa, ti guardi intorno e capisci di non essere l'unico al mondo ad avere quel tipo di passione, che in fondo non è poi così fuori dal comune.

In questi due giorni sono riuscita a vedere tutto ciò che c'era da vedere anche abbastanza comodamente, la questione del numero massimo di biglietti per giornata ha aiutato far si che non si creasse lo stesso disagio dell'anno scorso.
Ho quindi visto i vari padiglioni di Warner Bros, Sky, Star Wars, il Japan Town e ovviamente fatto un po' di shopping :D


Sono poi riuscita, insieme alla mia dolce metà, ad essere presente a tre eventi tenuti al Cinema Astra, davvero molto ben organizzati e pieni di ottimi contenuti.
Il primo è stato un mini incontro dei fans di Star Wars; sono stati proiettati tutti e tre i trailer del nuovo film in uscita a dicembre, contenuti speciali di backstage davvero entusiasmanti e infine un saluto dal regista J.J. Abrams a Lucca.
Di seguito un incontro della Warner Bros durante il quale hanno presentato tutte le novità dell'anno con una bella carrellata di trailer per tutti i palati e per ultimo, che poi ha concluso la mia giornata di sabato, un incontro con Paul Azaceta, il fumettista cocreatore di Outcast, serie tv su Fox dal 2016, diretta dal regista di The Walking Dead Robert Kirkman. 


Paul ha parlato un po' di sè, di come nascono le idee relative ad Outcast e della scrupolosa scelta degli attori che ne faranno parte. Oltre ad un trailer davvero promettente ci è stata mostrata un'intera scena che la dice molto lunga sulla direzione che andrà a prendere questa novità; da quel che ho capito, sarà molto più impegnata di TWD e molto più accattivante.
Ultimo, ma non meno importante, pochi eletti hanno avuto la possibilità di vedere in anteprima mondiale il IV episodio della sesta stagione di TWD a 24 ore dalla messa in onda americana.
Non posso nè voglio spoilerare, quindi mi permetto solo di dire che mi è piaciuto molto e che (visto anche in lingua originale) comunica al pubblico una enorme crescita di livello dalla prima stagione. Siamo ad un livello superiore, sotto più punti di vista, potrebbe davvero essere il punto di svolta della serie dopo un pericolosissimo calo della stagione precedente.

Posso proprio ritenermi soddisfatta di questo viaggetto, chissà che un domani non sarà di nuovo in grado di immergermi in questo folle e splendido mondo.






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