Indivisibili


Nel casertano vivono Viola e Daisy, due gemelle siamesi di diciotto anni idolatrate dal paese e dintorni per questa loro particolarità. Per vivere cantano alle feste e ai matrimoni e tutto va bene finché un giorno non scoprono che un'operazione chirurgica potrebbe dividerle. Da quel momento tutto cambierà ed il sogno di una vita normale sembrerà un po' più vicino.


Quella che può sembrare una trama semplice viene "appesantita" da un contesto che non si riesce a dare per scontato, una volta affrontata la visione. All'inizio si è troppo impegnati a provare ad immedesimarsi nelle sensazioni e nella vita complicatissima di queste due ragazze che fanno sembrare ogni gesto di quella estrema convivenza il gesto più semplice, invece di riflettere su come sia possibile che ai giorni nostri, non avendo organi in comune, qualche medico non abbia deciso di dividerle alla nascita. 
La realtà è quella delle province povere di Caserta, realtà che pare ancora difficile credere che esistano, in cui si vive di miseria, alla giornata, in cui la fede si mischia alla corruzione e alla malavita, in cui si vive di prostituzione, in cui la convivenza tra italiani e stranieri è la prassi e non il titolo di un telegiornale. In questo panorama tutto sommato Viola e Daisy, uguali ma totalmente diverse, sono due ragazze fortunate, che possono fare della loro passione un lavoro, anche se una parte di loro sa che rimanendo lì nessuno mai le scoprirà. 
Il loro sogno è semplice, vorrebbero poter vivere la normalità, la solitudine, l'amore, la sessualità di una giovane donna, ma anche le piccole cose, come prendersi una sbronza senza far ubriacare anche la sorella o essere libere di andare a mangiare un gelato. Tutto questo, prima di incontrare il chirurgo che si è proposto per l'operazione, non balenava nemmeno lontanamente nelle loto teste, perché in fondo hanno bisogno l'una dell'altra e ancora non sanno quanto.


Tradite dalla loro stessa famiglia, Daisy e Viola iniziano a scoprire loro stesse, reciprocamente, in un'avventura che le farà uscire dalla disillusione di un mondo perfetto, in cui tutto è possibile e in cui tutti sono pronti ad aiutarti, ed anche il loro sogno di andare a Los Angeles sembra allontanarsi di colpo. Così facendo si rivelano anche a noi, attraverso due interpretazioni struggenti, perfette, quanto siano diverse le due gemelle, le debolezze e la forza di entrambe anche se in modi diversi. 
Recuperare questo film è stata una delle scelte migliori che potessi fare in questo agosto cinematograficamente deludente e che mi ha fatto ragionare sull'ultima edizione del David di Donatello, alla quale come Miglior Film fu premiato La pazza gioia, premio che invece spettava tutto a Individibili, che, dal canto suo, ne vinse sei. 
Dal David di Donatello la riflessione seguente. L'anno precedente vinse Perfetti Sconosciuti che se la giocò molto con Lo chiamavano Jeeg Robot, due film da giudicare secondo parametri completamente diversi e ancora tra i due non so chi avrebbe dovuto vincere. Ma mi è sorta subito una domanda: di film italiani belli come questi quattro non se ne vedono spesso, quindi devono per forza avere qualcosa che li colleghi, ma cosa? La verità. Si dice che gli scrittori devono scrivere solamente di ciò che conoscono bene e per il cinema vale lo stesso principio. Avremo sempre più bisogno di film come Monolith, perché anche il cinema italiano ha bisogno di crescere, di svecchiarsi, di sperimentare, ma se non ha funzionato, almeno non per tutti, è perché non era roba nostra. Certo, il soggetto di Recchioni era perfetto, pronto per l'uso, ma è un genere che non ci appartiene, e non siamo ancora pronti. Da qualche parte bisognerà pure iniziare, direte voi, ed è giusto, Lo chiamavano Jeeg Robot è stato un tentativo ben riuscito proprio perché c'è molto di noi italiani dentro quella figura di finto antieroe marvelliano, mentre con Monolith è stato un salto nel buio anche se non è il primo e non sarà l'ultimo né deve esserlo.


Cosa ha valorizzato Individibili, in tutto questo discorso, sono queste due splendide giovani attrici, Angela e Marianna Fontana, che hanno tirato fuori l'interpretazione italiane più bella dell'anno e una delle interpretazioni più emozionanti e intense di qualche anno a questa parte. Non sarebbe stato lo stesso se non avessero recitato nel loro dialetto casertese, non avrebbe avuto la stessa intensità e alcune volte nemmeno lo stesso significato, di parole che in italiano non esistono ma che rappresentavano benissimo le situazioni, e lo dico io che, da torinese, ho dovuto vederlo con i sottotitoli. La loro interpretazione è stata resa possibile da una trama che racconta di disperazione realmente esistente, pulsante, nostra, un po' come il compianto Caligari che raccontava di alcune esistenze dannate nella periferia di Roma, come nel bellissimo Non essere cattivo. É la genuinità a dare quel valore in più, sono storie che ci appartengono raccontate da persone che le hanno vissute, studiate, amate e detestate allo stesso tempo e poi raccontate a noi.
Per me avete vinto voi, con la vostra bellezza uguale e diversa.




Commenti

  1. Io non ho avuto bisogno di sottotitoli, abituato alle chiacchiere dei miei nonni, ma concordo sulla bellezza e la spontaneità del tutto. Quel finale, con Janis Joplin al posto dei neomelodici cari al papà, mi ha steso. E che colonna sonora, affascinantissima.

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    1. Hai detto tutto ció che ho dimenticato io. Purtroppo spesso guardando un film mi vengono in mente moltissime cose di cui parlare, poi, scrivendo il post, mi dilungo su alcuni discorsi e me ne dimentico. Colonna sonora stupenda, che non avrei mai detto mi sarebbe piaciuta.

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  2. Gran film! L'ho visto praticamente per caso e non mi aspettavo assolutamente di rimanere così coinvolto, soprattutto non mi aspettavo una recitazione così riuscita da parte delle due giovani protagoniste. Concordo col tuo discorso sulla genuinità, la radice su cui poggia questo dramma così forte e tangibile. Ottima recensione per un ottimo film!

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    1. Ha stupito molto anche me. Ai tempi del David solo l'idea mi annoiava ma penso lo abbiano presentato nel modo sbagliato al pubblico, la pubblicità non gli rendeva giustizia e io ci sono cascata.
      Grazie mille, comunque ^^

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  3. Spero di vederlo al più presto. Se ero curioso, dopo questa tua recensione lo sono ancora di più!

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    1. Grazie Jean, sempre troppo genitle.
      Secondo me ti piacerebbe!

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