Arrival


All'età di 15 anni, ormai ben 7 anni e mezzo fa, sono andata per la prima volta in Inghilterra, ad Edimburgo, a studiare durante l'estate. A parte il mare ghiacciato a luglio e le bancarelle di dolci per il centro che mi stregarono, ricordo anche che a lezione finii in una delle classi più alte, composta da 3 italiani, uno spagnolo e una cosa come 15 tra cinesi e giapponesi. Io che, da quando ne conosco l'esistenza, sono sempre stata affascinata dalla cultura orientale, non ero assolutamente interessata a conversare con i miei compaesani, quanto piuttosto entrare in confidenza con quella cultura tanto distante dalla mia. Grazie al cielo i minuti di conversazione libera non mancavano, lui si chiamava Rob (quello era il suo nome occidentale, quello che anche noi comuni mortali avremmo potuto pronunciare), veniva da Pechino e ai tempi aveva 13 anni (e, pensate, già parlava inglese meglio di me) e sognava di poter andare all'univesità in America.
In quel momento, mentre parlavo con lui, ho capito di voler studiare le lingue, quali, in quel momento, non aveva importanza, ma sono rimasta rapita dalla potenza che ha la comunicazione, oggi del tutto sottovalutata, e che in quel momento mi ha dato la possibilità di parlare con una persona che veniva dall'altra parte del mondo, conoscere dettagli della vita di uno studente cinese che prima nemmeno immaginavo, i suoi sogni, le sue preferenze. È una cosa tanto semplice ed enorme in una volta sola, che probabilmente solo chi ha deciso di studiare le lingue può capire fino in fondo.
Quel ragazzo lo sento ancora oggi, adesso ha 20 anni ed è finalmente in America a studiare.


In un giorno come tanti, in dodici punti diversi del mondo, arrivano sulla terra dodici enormi monoliti, appartenenti, si immagina, agli alieni. Sono lì immobili ed una volta al giorno aprono un varco che permette agli uomini di entrare in contatto con loro. Naturalmente però per le principali potenze mondiali interagire con gli alieni non è così semplice, e per questo il governo americano si rivolge al più stimato fisico ed alla più stimata linguista, i quali avranno il compito di capire come comunicare con i visitatori e quale sia il loro obiettivo sulla Terra.


Ero un po' scettica all'idea che uno dei film dell'anno sarebbe stato un film d'autore sugli alieni, un filone della fantscienza che ho sempre preferito in chiave comica, alla Men in Black, perché diversamente non si poteva comunque prendere sul serio. Più il tempo passava, più venivo a conoscenza dei dettagli del film, e più mi convincevo che poteva fare al caso mio, è riuscito a proporre un tema particolarmente vicino a me, più di quanto mi sarei mai immaginata.
Non solo Arrival propone un nuovo tipo di alieno, meno avventato e più responsabile, istruito ed evoluto, ma tratta il tema della fantascienza con un'umanità indescrivibile, sicuramente nuova per il genere e, azzardo, allargandone i confini.
Parlando appunto della trama, personalmente non ho notato nulla di già visto o particolarmente prevedibile, come invece ho spesso letto in giro. Per la prima volta, pur parlando di fantascienza, ho vissuto quel tipo di realtà come verosimile, e più umana che mai, forse proprio perché tocca in maniera approfondita uno dei principali tratti contraddistintivi dell'uomo: la comunicazione.


La sensazione che invece ho avuto subito dopo la fine del film è stata la certezza che Blade Runner 2049 sarà magnifico. Denis Villeneuve, con alle spalle titoli come Sicario e Prisoners, da l'idea di essere uno dei registi più promettenti e con un'enorme potenzialità di crescita. Dico questo perché Arrival è diretto tanto bene da essere magnetico, almeno per la prima metà, toglie il respiro e lo avvolge in un senso di insicurezza che va a colmarsi in una fotografia minimal, gelida, che per la fantascienza è qualcosa di nuovo. Una volta che inizia vorresti non finisse mai e invece vola via senza nemmeno rendersene conto. Come se non bastasse Amy Adams qui sarebbe stata pronta per un Oscar, se solo fosse stata nominata.

Commenti

  1. Non mi è piaciuto totalmente, ma è un bellissimo film, sì.
    Pulito, girato in maniera magnifica e con una Adams che si meritava tutte le nomination di questo mondo. Perché è discreta, recita e non si vede.

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    1. Peccato però, perchè qui Amy per la prima volta mi è piaciuta senza riserve.

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  2. Anche io ero un po' scettico, ma per fortuna questo film è riuscito dall'inizio fino soprattutto allo stupendo finale a farmi cambiare idea.

    Era da tanto che una pellicola non mi emozionava così. Il 2017 (se non altro al cinema) è iniziato molto bene.

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    1. Concordo, un gran bel inizio, speriamo di continuare così, ce ne sarebbe bisogno.

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  3. bellissimo film, sono passate delle ore ancora ci penso...

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    1. Anche io ci ho pensato tutta la sera dopo averlo visto ed il giorno dopo, ma in generale era da tempo che non uscivo da una sala con cosí tanta gioia.

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  4. Concordo, un film bvellissimi, che fin dal trailer non vedevo l'oradi vedere. Le mie impressioni e speranze non sono andate deluse. Penso anche io he in qualche modo possa aver per lo meno modificato i confini del cinmea di SF.
    PS mi è piaciuto tantissimo il tuo prologo londinese!
    PPS questo film sta spopolando nella blogsfera, ne ho parlato anche io sul mio blog. ti va di farci un salto?

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    1. Il trailer non lo avevo visto, avevo paura di rovinarmi la sensazione positiva che mi ero creata leggendo un po' di dettagli. Di sicuro ha apportato qualche buono spunto per il futuro ^^ adesso bisogna solo aspettare l'uomo giusto.
      Ti ringrazio xD mi fa molto piacere, passeró molto volentieri.

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  5. Non me l'aspettavo.... Pensavo fosse il solito film pompato di fantascienza. Mi sono ricreduto!

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    1. Anche io non me lo aspettavo tanto bello, un po' piú classico. È stata una piacevole scoperta!

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