lunedì 23 gennaio 2017

Sherlock - Quarta stagione


Siamo arrivati alla resa dei conti, al capitolo finale, alla fine di un'amicizia, perché quello con Sherlock era davvero un rapporto simile ad un'amicizia, a quello che c'è tra due persone che non si vedono spesso, magari vivono lontane, ma che quando si vedono e parlano è come se non si fossero mai lasciate. Non è mai stata una serie impeccabile, "la perfezione non esiste" e Sherlock era l'esempio perfetto di come nelle cose il cuore è sempre l'ingrediente vincente. Fonti non del tutto sicure dicono inoltre che che si possa sperare in una serie di episodi futuri, senza alcun tipo di programmazione definita, che andranno ad incastrarsi tra gli impegni lavorativi dei due attori protagonisti, ma io sono più il tipo che non si illude, in modo tale da avere una sorpresa nel caso le voci fossero fondate.


Questi tre episodi avevano una responsabilità non indifferente. La terza stagione risale al lontano 2014 ed è quindi stata un'attesa lunghissima per i fan della serie, interrotta solo da un contentino di Natale 2016 che ha solamente aizzato il fuoco della curiosità. Con tutta questa attesa è naturale che l'aspettativa cresca, dopotutto non è mai stata una serie di basso livello, e per questa (si vocifera) ultima stagione ci si aspettava uno sforzo in più. Qui è arrivata una mezza delusione; sarò sincera, il primo episodio è quello tra i tre mi è piaciuto di meno, vuoi per mancanza di originalità o perché, essendo proprio il primo, speravo in qualcosa di diverso e meno convenzionale, il secondo è di sicuro quello riuscito meglio e che ha saputo ricreare l'atmosfera a cui eravamo abituati, anche aiutato dalla splendida interpretazione di Toby Jones, e per finire il terzo, che, a parer mio, ha voluto strafare forse un po' troppo.


Possibile presenza di spoiler da qui in avanti!

Probabilmente perché si sono trovati a dover dare una sorta di fine a questa storia e quindi presi un po' dal panico hanno giocato sull'enorme seguito che avrebbe avuto in qualunque modo sarebbe andata la stagione, trascurandone un po' i dettagli. Primo tra tutti, un dettaglio decisamente rilevante, è stata la figura pressoché inutile di Moriarty, la cui apparizione è stata decisamente superflua e anche un po' stupida, passatemi il termine, il che mi ha fatto pensare che non si volessero lasciare cose in sospeso, mentre invece credo che sarebbe stato un buonissimo spunto per qualche futuro episodio, se mai ce ne saranno, ma la sua figura in questo modo è stata sprecata. E' stato proprio il terzo episodio a farmi torcere il naso più degli altri, con questa sua atmosfera un po' horror ed un finale decisamente affrettato e poco di classe.
Inoltre trovo che in questa stagione abbiano forzato l'immagine di ogni personaggio a parte forse quella di Sherlock; ognuno di loro ha dovuto cambiare personalità ed assumerne una molto più forte, quasi quasi come se l'intelligenza di Sherlock avesse contagiato tutte le persone che lo circondano, mostrando sempre di meno le loro fragilità ma che alla fine si rivelano tutti feriti nell'animo da qualche trauma del loro passato, e quindi completamente umani. Perlomeno, nelle scorse stagioni, la differenza che contraddistingueva ogni personaggio era ben marcata e qui, soprattutto per un obiettivo comico, si perde quasi del tutto.

Rimane una serie di alto livello, questo è certo, ma non nascondo che un po' di rammarico ci sia e che, dopo questa stagione, io non abbia tutta questa foga di vedere prossimi eventuali episodi, e nonostante tutto li vedrò comunque, se non altro per un amore nei confronti di Benedict e Martin.

martedì 17 gennaio 2017

Silence


Apro così quello che spero sia un periodo di recupero, di preparazione alla notte degli Oscar, le cui nominations saranno svelate il prossimo 26 gennaio, con quello che sarà un mese di caccia spietata ai titoli che mi sono persa in questi ultimi due o tre mesi. Silence, tra i titoli che andrò a recuperare e quelli che invece usciranno nei nostri cinema, è un perfetto esempio del livello qualitativo e di impegno che mi aspetto per la conclusione del 2016 (e che, naturalmente, noi vedremo in ritardo rispetto al resto del mondo). 

1600. Due padri gesuiti portoghesi, padre Rodrigues e padre Garrupe, partono per il Giappone con la missione di ritrovare l'uomo che li iniziò al cristianesimo, padre Ferreira, consci del fatto che in Giappone si stava consumando un'orribile persecuzione di coloro che venivano scoperti convertiti alla religione cristiana. 


Sono davvero pochissime le parole giuste per riuscire a descrivere propriamente sia il film, che la sensazione che ho provato guardandolo. Premetto che, come ho detto anche in passato, la mia religiosità è quanto meno scarsa, per questo motivo sono sempre un po' scettica quando si tratta di film riguardanti capitoli biblici o a loro in qualche modo legati, non sono mai riuscita a sentirli, per ovvi motivi, vicini a me, dandomi così molto poco. Silence non è solo un film che rappresenta in modo scrupoloso un frammento di storia di cui si parla molto poco, ma ispeziona dettagliatamente soprattutto il lato psicologico dei personaggi ed il grande dilemma della fede.
Dal punto di vista visivo è potentissimo; Scorsese ci ha messo anni per scriverne la sceneggiatura dopo aver letto il libro dal quale è tratto, ma ricrearne per filo e per segno il paesaggio antropologico e paesaggistico del Giappone del 1600 non dev'essere stato tanto più facile. Il risultato della fotografia è mozzafiato, un po' meno lo sono quei pochissimi effetti speciali che sono stati utilizzati e che, non nascondo, non passano inosservati. 


Ma Silence è un film che insieme a molta fisicità ha anche molta anima, che diventa la protagonista e finisce per coinvolgere totalmente lo spettatore in un alone mistico. Qui Andrew Garfield, che ha portato forse la più bella delle sue interpretazioni e forse ha finalmente definito se stesso come attore, è il fulcro della narrazione ed il suo personaggio, oltre al viaggio in Giappone, deve soprattutto affrontare quello religioso, e nel suo caso cristiano. Il suo percorso spirituale tra sofferenza, scoperte struggenti e dubbi sarà il più complesso della sua esistenza, Senza mai avere la sicurezza di giungere al suo obiettivo. Scorsese si sarà anche preso il suo tempo, ma ne è valsa la pena. Qualche pecca non tarda ad arrivare durante la visione, e prima tra tutte la sensazione che ad ogni modo 2 ore e 40 minuti si fanno sentire, ma nonostante questo riesce a coinvolgere dalla prima all'ultima scena, lasciando allo spettatore l'amaro in bocca, anche conoscendo questo capitolo della storia, ma portando alla mente molte domande su noi stessi, su ciò che siamo con una lucidità disarmante propria della spiritualità e con la quale non ho molta familiarità. 

giovedì 12 gennaio 2017

Argo


Qui anziché andare avanti, si va indietro, quel poco tempo di cui dispongo questo mese lo dedico più che altro a stare al passo con le serie tv, o qualche piccolo e doveroso recupero che negli anni mi sono lasciata alle spalle, nascondendolo sotto al tappeto. Poi, se tutto va bene, la domenica vado al cinema, ma saranno già tre settimane che salto quel caro e sistematico appuntamento.
Ma, nonostante tutto, ci sono proprio quei periodi in cui, un po' per mancanza di tempo, un po' perché hai altri pensieri, ti va solo di guardare cose poco impegnative, possibilmente brevi, spesso e volentieri stupide. Le notizie al telegiornale non aiutano, a me mettono moltissima ansia e non nego che mi sforzo di sentirle una volta al giorno solo per rimanere aggiornata sui fatti principali nel mondo, ma, se potessi, eviterei del tutto.
Sono una di quelle persone che, nei momenti difficili o particolarmente stressanti, preferisce chiudersi nel suo guscio, nella sua quotidianità e nel suo piccolo universo fatto di film e libri rilassanti.
Diciamo che Argo, in tutto questo, è stato un fuori programma. Il mio ragazzo sa quanto io non sopporti Benny, perciò ha insistito negli anni finché una sera di circa una settimana fa ha colto l'occasione in cui lo davano in televisione per farmelo vedere una volta per tutte. Io ho provato a scappare, naturalmente, ma la situazione era tragica; non avevo Sky a cui appellarmi, NON AVEVO LINEA (!!) né un qualsiasi apparecchio elettronico disponibile, per non dire anche che Andrea aveva chiuso la porta di casa senza dirmi dove aveva messo le chiavi, perciò ero letteralmente in trappola.

Il 4 novembre del 1979, durante la rivoluzione islamica di Teheran, alcuni attivisti fanno irruzione nell'ambasciata americana prendendo in ostaggio 52 persone, solo 6 persone riescono a scappare, rifugiandosi a casa dell'ambasciatore canadese. Era questione di tempo prima che i militanti si rendessero conto della mancanza di sei persone, che avrebbero di conseguenza iniziato a cercare, perciò gli Stati Uniti incaricarono l'agente della CIA Tony Mendez, esperto di operazioni sotto copertura, per portarli a casa.


Come dicevo prima, Argo non era nei miei piani, soprattutto perché la storia che stiamo scrivendo oggi è un argomento molto delicato e, per me, terrificante, senza precedenti. Lo scenario di questo film non si rifà precisamente a ciò che stiamo vivendo oggi, è ovvio, ma il clima di tensione che si respira è esattamente lo stesso, che poi si è evoluto in ciò che noi oggi tutti conosciamo molto da vicino. Perciò devo dire che un po' l'ho sofferto, e credo che se lo avessi visto nel 2012, quando uscì, lo avrei visto con occhi diversi, non so in che modo, ma sicuramente in modo diverso.
Rimane un mistero per me il perché Affleck si ostini a voler recitare. Mi pare lampante che la sua presenza non solo non esalti un personaggio di una certa importanza morale come lo è qui il personaggio di Tony, ma oltretutto toglie anche un perché in più che questo film avrebbe potuto perfettamente avere con un altro interprete. Non è sempre vero che chi scrive e dirige un film poi sappia anche come vada interpretato, o almeno non sempre ne é in grado, e Ben Affleck è uno di quelli che dovrebbero stare dietro la macchina da presa.


Dico questo con molto dispiacere perché per tutto il resto Argo è un film decisamente singolare e allo stesso tempo familiare, ma in senso positivo. Di base crea le aspettative di un thriller, ma andando a compensare benissimo anche tutti i dettagli storici, morali ed estetici del periodo storico. In realtà di per sé non è impeccabile, perché personalmente non è un film che segna, ma qualitativamente parlando non gli manca nulla. Tenendo in considerazione che racconta di una storia vera, sfido a trovare altri film biografici comparabili a questo, si contano sulle dita di una mano.
Ciò però che mi preme specificare è che in quella che è stata la mia esperienza non l'ho trovato un film indimenticabile, è questo il problema di Ben come regista; essendo più o meno alle prime armi, si concentra molto sulla forma, raggiungendo livelli impressionanti per essere questo il suo terzo lavoro, ma si dimentica sempre (o non ne è capace, questo non sono io a doverlo dire) di conferire ai film una certa personalità, rimanendo così sempre un po' anonimo, un po' come lui.
Spero di essere stata chiara nello spiegare che comunque rimane un film decisamente ben realizzato, in tutti i minimi dettagli, ma forse un po' troppo, diventando asettico, è per questo che non riesco molto a giustificare l'appellativo di "capolavoro" che in molti gli hanno donato.

domenica 8 gennaio 2017

Oceania


Vaiana è capo villaggio del suo popolo nell'Oceano Pacifico con una grande aspirazione, quella di imparare a navigare e scoprire nuove terre, vocazione che lei sembra avere ma che le viene negata dal padre. Ben presto, però, Vaiana verrà a conoscenza della vera natura del suo popolo, dalla quale era stata tenuta all'oscuro, prendendo così la decisione di intraprendere un lungo viaggio per salvare il suo popolo.

La Disney fa un passo in avanti e due indietro, ed è inevitabile cogliere un vago sentore di mancanza di idee, di riciclaggio. Dopo una bomba come Zootropolis, torna a proporci qualcosa di meno evoluto, un tipo di animazione decisamente superata, (giustamente) infantile ma un po' troppo. 
Nulla da obiettare sull'animazione che qui aveva molto più spazio per sbizzarrirsi sui colori e sugli scenari mozzafiato, tutto qui è curato nei minimi dettagli, tanto da poter quasi sentire il profumo dell'oceano o delle conchiglie. 
L'unico vero enorme problema dal film sta nella trama e, soprattutto, com'è stata gestita. A parte qualche momento emozionante ma decisamente prevedibile, la trama sembra essere del tutto slegata, non ho percepito un vero e proprio viaggio com'era loro intenzione, ma piuttosto un susseguirsi di scene piuttosto asettiche, con una comicità fin troppo infantile che diverte, ma fino ad un certo punto.


Non esiste mistero, colpi di scena, o grandi ostacoli, tanto meno l'ostacolo finale, che si è rivelato più inutile di quelli precedenti. Se gli si vuole dare un'interpretazione a tutti i costi, lo si piò vedere come un viaggio spirituale. Parlando di dei e semidei, possiamo provare ad immergerci in una cultura esotica, selvaggia, dai forti valori tradizionali ed un percorso di crescita e scoperta di sé, ma tutto questo viene un po' forzato se lo si riporta sul piano che ci hanno presentato, fin troppo infantile per poter giungere immediatamente ad una conclusione simile.
Di certo la moltitudine di canzonette poco orecchiabili che si susseguono per tutta la durata del film non ha aiutato. Se c'è una cosa di suo fratello Frozen che ho odiato più di altre è stata la componente canora che pare abbia infastidito solamente me, diventando invece fenomeno globale seppur per un periodo di tempo limitato, qui la storia si ripresenta, ma in vesti ancora più antipatiche, diventando quasi insopportabili.


Riponevo molta fiducia in questo titolo, magari proprio perché speravo che il film della nuova Principessa potesse essere memorabile, mentre nel complesso per me non lo è stato, e lo dico con molto rammarico. Moana, o Vaiana, a seconda di come la vogliamo chiamare, rispecchia tutti i cliché di una principessa Disney nata oggi; intraprendente, indipendente, sincera, altruista, e naturalmente funziona, come funziona anche lo splendido rapporto che ha con la famiglia e la tribù, anche se non riesco a non associarli alla famiglia del Mulino Bianco.
Insomma, molta perfezione impacchettata in una moltitudine di errori grossolani e superficiali che danno non poco fastidio, almeno per quanto mi riguarda. Questa non è la direzione che bisogna prendere, almeno non se si vuole puntare anche ad un pubblico superiore ai 10 anni, ma di questo passo non riesco ad intravedere un distacco al più presto da una comodissima e collaudata zona di confort.

mercoledì 28 dicembre 2016

Top 20 Film 2016


Prima di proseguire direttamente alla classifica pregherei di leggere le due righe seguenti:

- La classifica che andrete a leggere, riguardante i migliori film del 2016, è stata stilata tenendo conto dei film usciti in Italia nel 2016
- La loro posizione in classifica è stata decisa molto ponderatamente secondo criteri tecnici e soggettivi
- Se non vedete qualche titolo, non insultatemi per non averlo preso in considerazione, molto probabilmente sono film che ancora non ho visto.


20. Man in the dark


Ventesimo ed ultimo posto per il thriller che quest'anno mi ha lasciata col fiato sospeso, sorprendentemente, aggiungerei, perché proprio non ci speravo di uscirne tanto scossa.
Se ancora non lo avete visto, questo è un ottimo intrattenimento per le persone a cui piace giocare con i propri sensi, si è rivelato infatti molto coinvolgente.



Benedict, in un modo o in un altro, non poteva mancare. No, scherzi a parte, inaspettatamente è stato uno dei Marvel che più ho preferito negli ultimi anni, e di sicuro il più bello dell'anno.
Commedia e botte intelligenti ed inceptionistiche, effetti speciali stupendi e....Mikkelsen.



E' stato il mio primo approccio con questa famosissima favola che mi è sempre stata un po' antipatica proprio perché nelle scuole di costringono a leggerlo, e in seguito a questa visione ho finalmente trovato l'ispirazione per leggerlo per la prima volta.
La storia è quella che tutti conosciamo, adesso un po' meglio anche io, ma la grafica di un'animazione spettacolare ha fatto la differenza cullandoti in un mondo di poesia.



Finalmente alla singolare storia dell'uomo della mela è stata data una rappresentazione meritevole. 
Fassbender sempre meraviglioso, ma il fiore all'occhiello è una sceneggiatura paurosa che ha aiutato nel viaggio nella mente della persona che ha cambiato il concetto di computer.

16. Mine


Il film che ha portato forse più di molti altri l'Italia all'estero, risaltandone i diamanti grezzi.
Una storia stancante anche per lo spettatore, che percorre le sofferenze di un soldato non troppo fortunato. L'andatura è spesso altalenante ma il risultato è notevole.

15. Anomalisa


Non poteva mancare la mia adorata stop-motion che, come ogni volta, regala incredibili emozioni.
Kaufman si immerge nell'animazione, ma non una qualsiasi, bensì quella dedicata agli adulti. Non una visione da sabato sera con amici sul divano, tutt'altro, porta a riflettere e a compiere anche qualche ricerca in più vista la sua natura criptica.



La visione sarà anche delle più recenti, ma di sicuro sono uscita dalla sala piacevolmente colpita dalla maturità con la quale è stato trattato questo nuovo capitolo delle guerre stellari, ed è una sensazione che non mi lascerà molto presto. 



Di certo non il migliore di Woody ma continua ad avere una certa presa su di me il suo modo di fare cinema. Ogni anno se ne esce con qualcosa di nuovo ed ogni anno io finisco con gli occhi a cuoricino sbavando per qualche personalità eccentrica. Dopotutto, è sempre Woody.



Mi ha colpita più di tutto la classe di Tom Ford che qui ha utilizzato luci e colori che ti rimangono a lungo impressi nella mente ed uno scarto piacevole tra le due trame parallele del film. Ha avuto poca presa emotiva su di me, e questo ne spiega la dodicesima posizione. Non vogliatemene.



Anche ad una recente seconda visione ho ripensato a quanto siano bravi gli italiani quando ci si mettono, e infatti in questa classifica ci sono ben 4 titoli nostrani. Accorsi è una promessa del nostro cinema, e te ne accorgi quando inizi a provare un senso di pietà per personaggi che non se lo meriterebbero. Qui c'è un po' dell'Italia semplice, vera, che se la cava con poco e con l'amore per la famiglia, i valori ritrovati.

10. The VVich


Subito dopo la visione lo avevo trovato un po' sopravvalutato e con qualche difettuccio, ripensandoci sono giunta alla conclusione che necessita di un po' di tempo per somatizzarlo e magari anche di una seconda visione.
E' un horror potente ma subdolo, che infatti racconta dell'entità più subdola di tutte.

9. Sully


Non il miglior Eastwood di sempre, ma da adesso in avanti io cerco di non aspettarmi più molto più di ciò che ha dato in passato, così da avere ancora qualche bella sorpresa nel caso.
Questa ultima fatica è piena d'amore, anche se molto più efficace alla sua prima visione in sala che in quella casalinga. Comunque colpisce nel segno.



Un horror a mio parere inaspettato e parecchio disturbante a cui avevo tolto mezzo punto quando lo vidi per colpa di un finale non originale e già visto in precedenza che non mantiene il livello e la suspance del resto del film. In ogni caso tra i più belli ed affascinanti dell'anno, con me ha funzionato alla grande.



Il cuore, per quanto riguarda i film italiani, l'ho lasciato qui. Abbiamo preso Marvel, o almeno il concetto base dei loro film, e gli abbiamo aggiunto tutto ciò che ci appartiene, con la nostra comicità, un'azione niente male, ma soprattutto dei personaggi straordinari.
Se non vi è piaciuto non vi faccio più amici.

6. Room


Aveva saputo mettere d'accordo il mondo intero, commuovendolo. La prima parte è di sicuro molto più forte della seconda, per ovvi motivi, ma bisogna ammettere che in pochi avrebbero e hanno deciso di raccontare anche la parte che non riguarda la tragedia in sé, ma quella successiva.
Interpreti magistrali, una scoperta magnifica che è il piccolo Jacob Tremblay ed una regia da urlo.



Una commedia teatrale magistralmente adattata al cinema, una sceneggiatura incredibile ed i migliori interpreti italiani del momento. Questo era il titolo che per me avrebbe dovuto concorrere agli Oscar quest'anno, ma le ingiustizie non devono mai mancare d'altronde. Tre visioni, una più bella dell'altra. E' al quinto posto solo perché chi si trova più in alto ha saputo emozionarmi ancora di più.



Questo è stato un vero e proprio viaggio spirituale e fisico insieme ad uno straordinario Di Caprio ed un folle Tom Hardy, condito da una regia a dir poco incredibile.
C'è ben poco da aggiungere, se non che lo vidi una sola volta ad inizio anno ed è ancora bello stampato in testa.



E poi arriva lui. So che in molti mi odieranno per questo, ma la top 5 è strettamente correlata alle mie sensazioni, a ciò che un film mi ha lasciato. Refn, come quasi ogni volta, è riuscito a farmi venire la pelle d'oca già solo per l'utilizzo delle luci. Molti lo hanno trovato freddo, io l'ho trovato glaciale e per questo ha funzionato. Inoltre credo che fosse esattamente il suo obiettivo, dato che il mondo estremo della moda è tra i più spietati. Qui parla solo l'immagine.



Tarantino, come già sapete, è uno dei miei grandi amori. La visione in 70 mm di questa meraviglia è una delle esperienze più emozionanti che abbia mai vissuto a livello cinematografico, qualcosa di indimenticabile, anche aiutato da una colonna sonora straordinaria del nostro Maestro, senza dubbio.
Ancora una volta mi ha divertito, per non parlare della maestria con cui architetta le trame dei suoi film. D'altronde ognuno è bravo a fare ciò che conosce meglio e, esattamente come Woody, perché mai dovrebbe cambiare proprio adesso?





Questa è per me la chicca che vince quest'anno. Non avrei mai più pensato di mettere al primo posto un'animazione, per quanto io le adori, ma nell'ultimo mese lo avrò rivisto tre volte e non sono riuscita a trovare una giusta motivazione per non metterlo al primo posto. Questo film ha tutto, ma proprio tutto, ad iniziare da un'animazione stupenda, azzarderei tra le più belle che Disney abbia mai fatto.
Ma la cosa che ho ancora di più apprezzato è che, a differenza di quell'orrendo film che è Frozen immeritevole pure di quell'Oscar, Zootropolis ha moltissimi messaggi nascosti, un po' meno diretti ai più piccoli ma che strizzano l'occhio più volte agli adulti. Questo è il divertimento per tutta la famiglia ma fatto col cervello, fatto come se fosse un film normale, e non una semplicissima animazione.
Divertente, coloratissimo, pieno di morale e dannatamente attuale. Cosa volete di più?

lunedì 26 dicembre 2016

Top 10 Serie 2016


Prima di proseguire direttamente alla classifica pregherei di leggere le due righe seguenti:

- La classifica che andrete a leggere, riguardante le serie del 2016, è stata stilata tenendo conto delle serie nuove e quelle confermate
- La loro posizione in classifica è stata decisa molto ponderatamente secondo criteri tecnici e soggettivi
- Se non vedete qualche titolo non insultatemi per non averlo preso in considerazione, molto probabilmente sono serie che non ho seguito.


10. Sherlock - L'abominevole sposa


Sherlock, da quando iniziai a vederla, per almeno due buoni motivi è stata una delle serie più spassose degli ultimi anni perciò sono impaziente di vedere la nuova stagione che arriverà il prossimo primo gennaio. Questo episodio, ovvero quello di Natale che ha messo a tacere buona parte dei fan scalpitanti (me compresa, ovviamente) non è uno di quelli che ho preferito, ma, contando anche che praticamente si parla di un film quasi a se stante, il decimo posto se lo merita.



Ero un po' titubante per il fatto che fosse la trasposizione di un libro di Stephen King, motivo che mi ha anche spinta a guardarla. Vi dirò che con lei ho rivalutato James Franco e ho scoperto George MacKay, oltre comunque ad essere un ottimo intrattenimento dal colpo d'occhio assicurato.
La vedrei meglio come una miniserie, ma se King vuole scriverne il seguito, allora ben venga.



Era praticamente parimerito con la successiva ma per una questione di affetto ho deciso di darle l'ottavo posto. Più divertente di altre stagioni precedenti, ho apprezzato anche il formato molto found footage che invece generalmente non amo negli horror, ci sono anche un sacco di collegamenti interessanti e new entry interessanti. Al cuor non si comanda, a me continua a piacere.



Quando si dice che la classe non è acqua arriva lui; Woody.
E' inutile che me la menate con il fatto che non si sia mai reinventato, ha la bellezza di 81 anni e, esattamente come mia nonna alla stessa età non ne vuole sapere di mangiare la carne, allo stesso modo Woody non inizierà adesso a cambiare il suo modo di fare cinema e, adesso, anche serie tv.
A me piace per quello che è sempre stato.



Per i motivi che potete trovare al link, ho preferito la prima stagione, però quando una serie è di alto livello non si può non notare, e Fargo è una delle miniserie antologiche più belle che esistano, in grado di far respirare un'atmosfera unica, tratta dall'omonimo film dei Coen.



Altra serie molto coinvolgente dell'anno, una new entry con il botto che ha attirato l'attenzione di chiunque. Questa serie ha praticamente tutto; un protagonista perfetto, una narrazione accelerata e sempre coinvolgente, un'introspezione meravigliosa ed un'audace critica del nostro mondo.



Finita da pochissimo apposta per finire questo post. Con questa serie ho avuto un rapporto un po' altalenante che potete leggere meglio al link, ma c'è di buono che è riuscita a salvarsi quasi all'ultimo.
Si trova al quarto posto non tanto perché l'abbia amata quanto il resto del mondo (in molti posti la venerano, mi è stato detto) ma più per la sua portata colossale. La zampina di HBO si sente chiaramente e, che piaccia o no, è una serie enorme, anche se con molti difetti.



E qui si entra nella top 3, di conseguenza anche in una scelta operata più col cuore che con la mente.
Il papa giovane ha confermato chi è per me Sorrentino, ricordandomi che mi piace per la sua lentezza, per i suoi personaggi criptici, per la sua fotografia manieristica. HBO si sente anche qui, forse troppo(?) ma in modo positivo, facendo vedere al mondo che anche gli italiani, quando vogliono, sanno fare qualcosa di bello per la televisione.



E qui si torna un po' bambini, un po' teen. Non mi interessa che in passato siano state fatte cose simili, a me interessa che questa sia stata una delle serie più emozionanti e coinvolgenti dell'anno.
Non ha rallentamenti, mette insieme commedia, thriller, horror e quella meravigliosa nostalgia dolciastra che difficilmente ho mai visto altrove.



Ma se c'è stata una serie che ha davvero fatto la differenza è stata lei.
Alla fine noi come spettatori possiamo dare un peso a ciò che una serie ci lascia, un po' come con i film. Black Mirror è in assoluto quella che più mi ha fatta riflettere, pensare a cosa stiamo andando in contro, ti fa venire voglia di lasciare tutto e comprare un casolare rustico in campagna, per cercare di fuggire da quello che è un futuro verosimile, troppo verosimile per non averne paura ed esserne divertiti allo stesso modo. E' capace di suggestionare, e ditemi se è poco.

venerdì 23 dicembre 2016

Westworld - Prima Stagione


In un mondo futuristico esiste un posto in cui persone facoltose possono divertirsi e dare sfogo alle loro più profonde ed oscure passioni, paure ed aspirazioni, un vero e proprio parco divertimenti popolato da robot costruiti allo scopo di recitare ripetitivamente il copione a loro assegnato dai padroni ed ideatori del parco. Qualcuno, però, potrebbe essersi spinto troppo oltre il limite, tentando la strada mai precedentemente percorsa di provare a dare una coscienza ai robot, che molto presto inizieranno a sospettare della loro natura.

Caro Westworld, adesso io e te dobbiamo parlare.
Ti presenti qui con le migliori premesse, con firme che (non si sa bene per quale preciso motivo) fanno ben sperare tutti quanti, me compresa, con un trailer e delle prime immagini da urlo, una trama apparentemente rivoluzionaria che porta a mille l'hype di mezzo mondo, in un momento in cui le serie tv vanno alla grande, quasi più del cinema, e tu sembri essere la scelta migliore fra tutte, e poi cosa mi combini? Dopo un'introduzione degna di nota diventi una delle serie più piatte che abbia mai visto.


Non traete conclusioni affrettate, e se ci tenete alla serie leggete fino in fondo il mio commento.
Non sto affatto dicendo che Westworld non si meriti l'acclamazione che ha ricevuto, anche se forse un po' eccessiva lo è stata, quel che intendo dire è che mi ha delusa moltissimo. Cercando di non fare alcuno spoiler, dirò solamente che ho trovato la parte centrale (precisamente dall'episodio 2-3 al 7 compreso) di una noia mortale. Il problema di base è che è stata bilanciata malissimo; la parte introduttiva non potrebbe essere più bella, ma nella parte centrale si cerca di mantenere un livello costante di informazioni che vanno naturalmente a comporre la fitta trama per poi esplodere alla fine, ma questo obiettivo non viene raggiunto. 
Senza dubbio gli ultimi due episodi sono i migliori, ma probabilmente lo sono solo perché vanno automaticamente ad ovviare a tutto ciò che manca negli episodi precedenti. Sembrano quasi appartenere ad una serie diversa, perfino l'azione e la violenza fisica esplicita negli ultimi due episodi diventa molto più marcata che negli altri, il che potrebbe anche avere un significato più profondo, se vogliamo, ma non sta in piedi.


Tutta questa atmosfera di cui in molti parlano che è stata creata nell'intervallo di tempo che ho detestato, io l'ho sentita a malapena, ed il fatto che venissero anticipati molti enigmi che nemmeno alla fine vengono spiegati con chiarezza, non ha aiutato. Teniamo in conto che il tutto è tratto da un film del 1976, periodo in cui probabilmente una trama simile è stata davvero rivoluzionaria, ma oggi, nel 2016, con tutte le cose che abbiamo visto sui robot, vogliamo davvero credere alla favola che questa sia una delle serie più innovative degli ultimi anni? Davvero? Robot che assumono coscienza e si ribellano? Mi viene da ridere. Inizialmente, quando uscirono le prime immagini, speravo sul serio che non si trattasse di nuovo di questo, ma la cosa era talmente ovvia non poteva essere diversamente.
D'altronde J.J. ormai è abituato a produrre/dirigere prodotti dall'apparenza carismatica ma dal debole contenuto.


Trama a parte, che racchiude qualche spunto interessante ma, ripeto, non del tutto chiarito, e che spero di capire meglio nella prossima stagione, Westworld è da ammirare, come sempre, per il colpo d'occhio, per i colori, gli effetti speciali, la colonna sonora, le ambientazioni, tutte cose per cui dobbiamo ringraziare la HBO, la quale ha proprio il vantaggio di creare prodotti esteticamente di grande impatto visivo. 
Ho apprezzato anche la doppia trama parallela che vedeva in entrambi i casi protagoniste femminili dal forte carisma, una morale impegnativa sul finale, un po' meno le sottotrame che hanno a mio avviso appesantito il tutto. 
Per la prima volta mi trovo costretta a valutare soprattutto tenendo conto di aspetti tecnici, perché se dovessi giudicarla solamente rispetto al mio gusto personale mi ritroverei a sottolineare il concetto che, per quanto mi riguarda, le serie devono prima di tutto intrattenere e divertire, cosa che con me Westworld non ha fatto. Per la valutazione conclusiva tengo conto anche della qualità di questi benedetti due ultimi episodi, che hanno salvato la serie da una posizione ben più bassa in classifica.

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