American Horror Story: Cult


Stregata dalle stagioni precedenti, ma più che altro le prime, continuo la serie per una questione di continuità e un pizzico di curiosità. Se Roanoke presentava una trama divertente e folle con una violenza praticamente gratuita, con Cult ha subito una decisa sterzata verso la verosimiglianza.
Siamo nei giorni dell'elezione del nuovo presidente desti Stati Uniti che, come tutti sappiamo, è stato Trump. L'America è schierata in due fazioni principali: pro e contro. Conosciamo anche in questo caso molto bene gli ideali di entrambe le fazioni e proprio questo dona alla serie una marcia in più che le precedenti stagioni non avevano. Kai è un radicale schierato con Trump e la sua politica, mentre Ally è una donna lesbica con moglie e figlio che vede la possibilità del potere femminile svanire nel nulla. Intorno a loro si scatenerà una follia completamente diversa da quella vista nelle altre stagioni, una violenza che andrà oltre la "semplice" discriminazione.


Sinceramente credo che questa serie si stia un attimino arrampicando sugli specchi. Non so quanto le giovi continuare visto i numerosi seguaci che abbandonano. Io per prima ho avuto grandi dubbi se continuare a seguirla o meno da Hotel, che mi aveva stupita per il grande impatto visivo, aveva una fotografia spaziale ma un ritmo eccessivamente lento.
Con questa stagione hanno voluto creare un’ambientazione completamente ambientata nel presente e il più possibile verosimile, con collegamenti al passato di storie non ben approfondite che parevano posticce e aggiunte solamente per risaltare la centralissima posizione di Evan Peters nella stagione che, per carità, ha dato una delle prove più convincenti di sempre (si è fatto odiare anche da me), ma dopo un po’ anche basta, grazie.


Trama e sottotrame non sempre convincenti, spesso molto WTF, poco chiare, eccessive, scelte di trama non ben spiegate e spesso insensate. Praticamente l’effetto sorpresa è basato sul distruggere le certezze che il pubblico si era creato sui personaggi, stravolgendone i ruoli continuamente. Oltre a risultare poco chiaro, l’ho trovato anche poco avvincente; non facevi in tempo ad affezzionarti o a schierarti che subito dopo ti costringono a tornare sui tuoi passi.
Troppe cose di tutto, troppi personaggi, troppe storie parallele, tantissime parole, troppe. Siamo ben lontani dall’AHS a cui eravamo abituati, e questo nuovo non mi piace molto. 
Murphy si porta qui anche Billie Lourd, dopo Scream Queens, che, come ho già detto nella recensione precendente, è un pugno in un occhio: per quanto sia carina ha sempre la stessa espressione qualsiasi cosa faccia.
Meno convincente anche Sarah Paulson (il cui personaggio somigliava più ad un’allarme rotto, tanto ha urlato) e ce ne vuole, quindi significa che ci sono grandi problemi di trama e caratterizzazione dei personaggi. 


Che dire? Per niente convinta da questa stagione, sono anche poco curiosa di quale mondo hanno in cantiere di costruire per la prossima, se ce ne sarà una prossima. Una parte di me spera di no. 

Commenti

  1. A. H. S. mi manca in toto, è tra le tante serie che spesso mi hanno incuriosito ma che alla fine non ho mai avuto tempo di assaggiare, sono indietrissimo con tutto e consapevole che non potrò recuperare mai... aaaaaarrrrgggghhhh!!!!!

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  2. Sono contento, da profano di serie tv, nel leggere che il mio pensiero su questa produzione è lo stesso di persone più esperte della materia serie tv e di American Horror Story. La protagonista è insopportabile, con tutti quei piagnistei e urla, tanto da affogare quei pochi momenti di vera tensione. Il protagonista lo ha scritto in faccia: "eccesso", non solo per quei capelli blu. Io avrei visto meglio un attore dalla faccia normale, dai modi normali, l'esplosione di violenza e cattiveria sarebbe stata più significativa. Il peggio del peggio è però la babysitter: io al colloquio l'avrei cacciata a pedate. Poi troppa violenza eccessiva: in questo caso non c'era bisogno di mostrare tutto. Scommessa persa, per una serie che si fa chiamare 'cult'.

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