Come un gatto in tangenziale


A volte capita, anche se molto raramente, che la commedia italiana ci azzecchi. Quando questo fenomeno straordinario accade, circa una volta ogni cento anni, lo fa con semplicità, parlando di ciò che conosce veramente, che ci appartiene come popolo, e che perciò ha più incidenza. Il divario tra nord e sud Italia e la distinzione tra povero e ricco delle periferie ed il centro è da sempre un cliché del nostro cinema, che può essere utilizzato con i piedi, come nel caso della maggior parte dei film sul tema, ma anche con il cervello, come in questo caso.

Giovanni lavora in una think tank per il miglioramento delle periferie italiane, viaggiando tra Roma e l'estero per lavoro, mentre Monica vive nella periferia di Roma insieme al figlio Alessio e alle due zie. Quando Giovanni scopre che sua figlia Agnese frequenta il figlio di Monica cerca di capirne di più, fino a rimanere profondamente preoccupato per la distanza delle due realtà sociali che separano le due famiglie.


Si sdrammatizza su un tema presente da sempre nelle grandi città, particolarmente sentito a Roma e che sì, gioca con gli stereotipi italiani, ma lo fa in modo intelligente. D'altronde Paola Cortellesi e Antonio Albanese non sono nati ieri e, dopo un mediocre e recente Mamma o Papà?, si rifanno alla grande con una commedia che magari non nasconde tanti colpi di scena degli del nome, ma che ha certamente un paio di momenti memorabili e che non mi sarei mai aspettata dal cinema italiano. Trovo la Cortellesi molto più simpatica e brava come attrice che come conduttrice o durante le interviste, ma ancora di più in una parte come questa, in cui, viste le sue origini, si è sentita di sicuro a suo agio, molto più che in Un boss in salotto, in cui la trovai a dir poco insopportabile. Pareri personali a parte, lei è bravissima e ha messo tutta se stessa nell'interpretazione in modo tale da creare un personaggio il più possibile vero. Albanese bravo, forse non brillante, ma decisamente bravo a farle da spalla, anche se non li metterei comunque sullo stesso livello.


Vengono alternate gang un po' più prevedibili a momenti di pura riflessione e denuncia sociale che sfociano anche oltre la semplice differenza tra centro e periferia, ma che toccano anche il tema complesso delle differenze tra etnie, le convivenza di più popoli sotto lo stesso tetto, il fatto che, alla fine, siamo tutti uguali. A me la commedia italiana piace quando insegna qualcosa, perché non sempre la sua comicità basta per farne un buon film, a dire il vero quasi mai, motivo per cui mi è sempre piaciuto Pieraccioni. Come un gatto in tangenziale grida a gran voce di conoscerci, di andare oltre le convenzioni sociali e i luoghi comuni, oltre alle braccia tatuate o la cravatta, la carnagione scura o chiara o la provenienza, che alla fine non siamo poi così diversi come ci sembrava all'inizio. È la conoscenza che ci rende liberi, liberi di fare le proprie scelte e di guardare il mondo con occhi diversi.


Non sarà il film dell'anno, non sarà perfetto, ma quella scena con gli Imagine Dragon a palla è una delle cose più belle che abbia visto di recente e che ricorderò per un bel po' di tempo. Rimane un filmetto, ma uno di quei filmetti che è riuscito a smuovere il pubblico e a distinguersi dalla marea di robaccia che ci spacciano per cinema. Almeno qui c'è del coraggio.


Commenti

  1. Qual è la canzone degli Imagine Dragon presente nella colonna sonora del film? Comunque sembra uno dei pochi film italiani attuali che meriti di essere preso in considerazione...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La canzone é Believer che in quella scena diventa veramente spaziale. Il film merita completamente una visione, molto carino.

      Elimina
  2. All'inizio non gli davo due lire, poi ho iniziato a leggerne un gran bene a sorpresa. Spero di vederlo presto. Con la Cortellesi, ti consiglio Gli ultimi saranno ultimi: di una bravura impressionante lì.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quello ce l'ho in lista da molto tempo ma con il periodo che ho passato e sto passando non avevo la costanza di guardare proprio niente, come avrai notato. Recupererò presto.

      Elimina
  3. Non l'ho ancora visto, ma una possibilità gliela darò. Alla fine mi fido del duo Cortellesi e Albanese.

    RispondiElimina
  4. Mi ispira parecchio e Albanese e la Cortellesi mi piacciono assai. MI dai grosse speranze con questa recensione, anche perchè l'altro loro film del 2017, Mamma o papà?, mi aveva leggermente deluso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti quello era abbastanza bruttino, ma con questo si sono rifatti alla grande.

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

25 indiscrete domande cinematografiche

Lady Bird e la voglia di crescere

Un'anteprima da cani - Le 50 sfumature di Anderson