Viaggio nella storia del cinema: La Grande Illusione


Andando avanti in un ordine abbastanza cronologico, si trova il capolavoro di Jean Renoir, risalente al 1936 e che fu un film scandalo per i tempi. Come periodo storico lo si può definire ancora parte del Realismo Socialista, di qui potete leggere caratteristiche e specifiche storiche qui, ma questa volta viene presentato al popolo (soprattutto europeo) un punto di vista decisamente differente, la Prima Guerra Mondiale ma in chiave olistica. Un film olistico è quel film che non pretende (come invece nel caso de La Corazzata Potëmkin) di imporre al pubblico un'idea precisa, di schierarsi senza riserve, non presenta una divisione netta tra bene e male. 
Nel 1936 Renoir si trova in un clima in cui ancora si ha la convinzione che si possano risolvere le controversie tra le nazioni tramite la guerra, perciò la prima grande illusione di cui parla è proprio questo ipocrita senso del dovere che spingeva le persone verso una guerra del tutto evitabile.

Capitano e Tenente francesi vengono abbattuti sul loro aereo dall'ufficiale tedesco e fatti prigionieri.
Il resto del film si svolge nel campo di detenzione Hallbach, dove i due protagonisti incontrano altri connazionali, con i quali decidono di escogitare un piano per evadere.


La lotta della Francia contro la Germania in questo caso viene raccontata non più sui campi di battaglia, ma nel campo di prigionia, il combattimento e la guerra crudele come erano abituati a vedere nei film non viene più rappresentato, ma rimane costantemente sullo sfondo della vicenda. Non vedendo così la conseguenza dell'aggressione violenta sul nemico avviene il processo di deresposabilizzazione (si direbbe proprio che occhio non vede...).
L'idea di stato-natione era fondamentale negli anni ed è fondamentale nel film, in quanto tutti i personaggi sono animati da un forte senso di appartenenza nazionale. La seconda illusione consiste proprio nel fatto che si credeva fermamente che ci fossero delle diversità irriducibili e importanti tra popoli che avevano culture e lingue diverse, che è poi anche il motivo scatenante della Seconda Guerra Mondiale ed un pregiudizio che ancora oggi è molto combattuto.

Ma è proprio qui che sta il nocciolo del film oltre al fatto scatenante che ha portato il film ad essere motivo di scandalo; Renoir ci mostra le persone di diversa provenienza sotto la stessa luce, i suoi personaggi, seppur alcuni prigionieri ed altri comandanti del campo, scoprono di avere delle affinità, un'umanità che rende simili nonostante l'appartenenza culturale. Perciò Renoir si impone contro ogni forma di nazionalismo ma allo stesso tempo, nel periodo di massima ascensione politica di Hitler, commette l'errore di rappresentare i tedeschi non in maniera negativa, ma in quanto esseri umani, fragili, imperfetti, aventi affinità con i francesi, con gli italiani e con qualsiasi altro popolo. Inutile dire che questo fosse un affronto enorme nei confronti di Hitler ed il film venne immediatamente censurato.


Circa dopo la prima mezz'ora del film, ci troviamo davanti ad una scena di convivialità all'interno del campo, un momento ludico per dimenticare momentaneamente gli orrori della guerra al di fuori di quelle mura. Tra le diverse nazionalità si instaura un clima di condivisione, persino di allegria, non appena gli viene dato un cesto pieno di vestiti da donna (tabù per quegli anni e decisamente difficili da trovare in periodo di guerra) con i quali fantasticano spensieratamente. Si verifica qui qualcosa di molto particolare; emerge in maniera diretta la suddivisione tra le classi sociali, in quanto gli scontri in atto sono due; quello bellico e quello sociale, evocato in maniera indiretta. Questo divario tra le classi viene sottolineato dal modo di vestire, ma nonostante questo hanno la meglio la fraternizzazione e la solidarietà in quel breve momento di allegria.

Il film è stato criticato perché non mostra le crudeltà della guerra ed il dramma umanitario, ma Renoir voleva combattere il pensiero comune per cui l'idea della guerra era in qualche modo giustificata e, se avesse mostrato gli scontri, sarebbe stato impossibile portare avanti il suo obiettivo pacifista.
Il fatto di dover condividere sempre lo stesso spazio, porta poi alla fine la creazione di relazioni interpersonali tra le diverse nazionalità. Questo senso di convivialità viene rappresentato da Renoir per la prima volta nella storia del cinema con il piano sequenza in profondità di campo, ovvero l'assenza di montaggio in una precisa scena che evidenzia l'assenza del conflitto. Un affronto per il clima politico che si stava vivendo.


Nella seconda parte del film il discorso della fratellanza viene continuato sotto un'ottica soggettiva, ovvero seguendo il rapporto che si viene a creare tra l'ufficiale tedesco e quello francese. Tra i due si instaura un rapporto di confidenze, anche se il piano di fuga creato dai francesi continua, l'ufficiale francese permette ai suoi uomini di fuggire ma viene scoperto dall'ufficiale tedesco che, compiendo il proprio dovere, gli spara ma, anziché colpirlo alla gamba per immobilizzarlo, sbaglia mira e lo compisce mortalmente. Tra i due si svolge un ultimo dialogo dove emerge questa grande illusione di cui entrambi si sono nutriti a lungo: l'illusione della guerra giusta, l'illusione del senso patriottico.

Renoir ha voluto creare un mondo immaginario in cui non c'è divisione tra bene e male assoluto, mira alla comprensione umana, sperando di risvegliare le coscienze spaventate del mondo, si stacca dal pensiero comune e cerca di portare avanti una propria causa, pur essendo conscio del fatto che Hitler non avrebbe mai permesso ad un messaggio tanto controcorrente di dilagare tra il suo popolo di oppressi.

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