American Pastoral


E' un periodo un po' strano questo per me. Quando sembrava che la televisione avesse raggiunto un picco è cresciuta ancora di più, raggiungendo un livello quasi al pari del cinema ed è ancora in netta crescita, nessuno sa dove arriverà. Perciò sono rimasta incastrata nella visione di moltissime serie tv in contemporanea con gli Stati Uniti e molte ancora devono iniziare, perciò ho dovuto ristringere moltissimo il tempo che dedicavo alla visione dei film per un puro problema di tempo che scarseggia sempre. Davvero, noi gente pazza che ha deciso di iniziare a scrivere di intrattenimento ci siamo messi in un pasticcio enorme e, nonostante questo, ne siamo consapevoli e ci piace, prendendolo seriamente tanto quanto un qualsiasi altro lavoro, nella maggior parte dei casi.

Negli anni '60 Seymour Levov, soprannominato in paese "Lo svedese", è un ragazzo del New Jersey che conduce una vita apparentemente perfetta; di famiglia ebrea benestante, sposa la donna più bella del New Jersey da cui ha una bambina bellissima, Merry. Fin da piccola, però, Merry ha sempre provato del risentimento nei confronti dei suoi genitori, diventando un'adolescente problematica e a 16 anni si unisce ad un gruppo di manifestanti violenti e viene coinvolta in un attentato terroristico.


Per vari motivi non mi ero informata più di tanto a riguardo, sono andata ieri in sala per guardarlo solo sapendo che fosse l'esordio alla regia di Ewan McGregor e che fosse tratto da un best-seller praticamente idolatrato dai lettori, e che io ovviamente non ho letto. 
Ogni volta che si parla di un film tratto da un libro io cado dalle nuvole, non l'ho mai sentito nominare, e questo perché credo di essere una lettrice anomala. Nel periodo dell'adolescenza leggevo saghe fantastiche, come la maggior parte dei teenager, un po' thriller, un po' romantiche, e poi sono passata immediatamente agli scrittori orientali con i quali mi sono letteralmente isolata dal resto del mondo. Entrando in una qualsiasi delle librerie più famose non ho mai guardato quelle belle copertine colorate che ti piazzano davanti al naso sull'entrata, ma sono sempre andata spedita verso i nomi orientali, principalmente giapponesi.

Ma bando alle ciance, oggi sono un po' logorroica.
Sono uscita dalla sala un po' confusa. Sono abbastanza sicura che questa confusione sia stata data dal fatto che il film non ha una vera e propria conclusione ed il messaggio (se c'è) non è ben chiaro, e questo mi ha fatto pensare che purtroppo noi ci siamo abituati ad andare in sala e vedere film con un finale spiazzante, regolare, che sia triste o ti faccia uscire col cuore più leggero ma solitamente è fatto in modo da non deludere il pubblico. Mentre invece è proprio il bello dei film tratti dai libri quello di raccontare una storia e BASTA. Senza doppi fini, solo quello di raccontare i fatti.


Non ho la possibilità di fare paragoni con il libro ovviamente, perciò la mia unica sensazione è che la storia sia la rappresentazione di come una perfetta famiglia borghese americana si distrugga. Mi viene in mente, e non chiedetemi nulla in merito, la canzone del film d'animazione La sposa cadavere che diceva "com'erano i piani", i piani del grande sogno americano, la perfezione che viene sempre ricercata e che mai viene pienamente raggiunta. In questo caso non è andata com'erano i piani, affatto.
Ma c'è però un fatto di questo film che non mi convince pienamente e credo che abbia a che fare con la trasposizione dal libro. Psicologicamente è un film molto impegnativo, e mi riferisco allo sviluppo che ogni personaggio affronta, sono cambiamenti radicali che in un libro vengono affrontati con più personalità e con più calma, e che nei film vengono sempre un po' abbozzati, per quanto in questo caso McGregor abbia fatto un ottimo lavoro, per me è come se mancasse una parte.
Le interpretazioni sono assolutamente di qualità, anche se personalmente McGregor non ha mai avuto molta presa su di me e non riesco ad identificarlo molto bene, rimane un volto abbastanza anonimo e mi spaventa un po' il fatto di vederlo protagonista della terza stagione di Fargo. Dakota Fanning, per quanto sia stata brava nel suo ruolo, continua a non piacermi, probabilmente sta aspettando il ruolo decisivo che le dia un vero posto nel mondo del cinema e che possa portarla ad una crescita, che invece sua sorella ha ampiamente intrapreso già da tempo.
Di sicuro è un film che ricrea molto bene il disagio del periodo storico, di grandi cambiamenti e di una storia che noi come popolo europeo abbiamo sempre e solo vissuto da lontano, fortunatamente.

Commenti

  1. Ci siamo davvero messi in un bel pasticcio :D
    Per quanto riguarda il film, non conosco il libro ma conosco il cast e soprattutto la Connely e questo può bastare ;)

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    1. Si xD in un gran ben casino!
      Lei è di una bellezza sconvolgente e la sua è forse l'interpretazione più tagliente.

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  2. Io il romanzo di Roth l'ho sempre sentito nominare, invece, e l'ho sempre temuto.
    Siccome non penso vedrò il film in tempi brevissimi, magari ci faccio un pensiero e metto da parte questo timore reverenziale. Sul film: gli amanti di Roth l'hanno odiato, quindi penso che vederlo a scatola chiusa è un punto in più. Anche solo per evitare i soliti confronti e concentrarsi sul "pacchetto". Che, intuisco, è decoroso.
    E a me, fortunatamente, piace un mondo questo trio, anche se la Fanning maggiore (che ha la mia/nostra età, quindi abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, tra Mi chiamo Sam e La tela di Carlotta) non la vedevo da un po'. :)

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  3. Si ho sentito questo boato d'odio da parte dei suoi lettori, e forse sono felice di non averlo letto per aver avuto la possibilità di non guardarlo essendo condizionata.
    Il film comunque è piacevole, anche se magari non coinvolgente quanto ho sentito dire da molte altre persone, ma forse è perchè non adoro il genere.

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  5. A me non è dispiaciuto, considerato che è un'opera prima: in certe parti l'ho trovato un po' "scolastico" ma tutto sommato gli dò una sufficienza ampia. Il messaggio mi pare chiaro: per certi versi è simile a "Il Grande Gatsby", ovvero sull'illusione e la fine del Sogno Americano (come hai scritto anche te).
    Purtroppo non ho letto il libro, ma l'ho già ordinato e lo farò presto: si tratta di un libro di "culto" in America, già premio Pulitzer e considerato uno di quei romanzi generazionali, che segnano un'epoca. Chi lo ha letto dice che è difficilissimo da tradurre in immagini... vedremo!
    Riguardo il film, spero tra poco (influenza permettendo :( ) di scrivere qualcosa anch'io

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    1. Potrei a questo punto considerare di leggere il libro, se è davvero cosí meritevole.

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  6. beh, Roth è considerato uno dei maggiori scrittori viventi, quindi sono andati a scomodare un nome bello grosso :/ ammetto che è uno scrittore che mi fa molta paura proprio per questo motivo, motivo per cui non ho avuto ancora il coraggio per iniziare qualcosa di suo...

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    1. Si impara sempre qualcosa di nuovo xD adesso sono curiosa di leggerlo, mannaggia a voi!!

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  7. Romanzo imprenscindibile di Roth che ritengo intoccabile e quasi impossibile da trasporre.
    Coraggioso o forse addirittura megalomane McGregor nel decidere di esordire alla regia con questo film.
    Non l'ho ancora visto, ma, indipendentemente dalle stroncature di cui si parla, sono scettica...

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    1. Immagino, e probabilmente McGregor ha davvero rischiato molto. Sono curiosa di leggere un commento che lo paragoni al libro.

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  8. Non l'ho ancora visto, ma sono sicuro sarà un film interessante, quanto meno per la regia di McGregor. Prometto di ripassare a leggerti quando lo avrò visto.

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