Personal Shopper


Vince la Miglior Regia a Cannes 2016 Olivier Assayas (Sils Maria, Qualcosa nell'aria) per questo coraggioso thriller che porta il soprannaturale al Festival.

Maureen, una personal shopper americana, dopo la morte del fratello gemello decide di rimanere a Parigi, dove lui abitava, per mettersi in contatto con il suo spirito un'ultima volta. Maureen, infatti, come il fratello è una medium, anche se ancora alle prime armi.


Tutt'altro che un thriller normale, Personal Shopper ha fin dal primo momento le caratteristiche che più si addicono ad un film da festival, prima tra tutte una palese ricerca nel coinvolgimento non convenzionale, creando un paranormale fuori dall'ordinario, ovviamente indipendente, visti gli standard del paranormale/orrorifico da multisala. 
Qui il punto naturalmente non è l'utilizzo o la qualità degli effetti speciali, che, anche se si nota la (voluta?) impacciataggine, passa in secondo piano, quanto più quel genuino metodo nel creare suspense, anche in momenti in cui in realtà non c'è nulla da temere.
E' un film incredibilmente sbilanciato, perché se da una parte c'è una regia da brividi che prende qualsiasi location e qualsiasi attore e li rende molto più intriganti di quanto in realtà siano, dall'altra la trama è (volutamente?) un pasticcio; dalla trama lineare iniziale si creano nell'immaginario del pubblico tre/quattro diverse interpretazioni, oltre a tutti gli eventi che rimangono in sospeso senza chiarimenti o un epilogo degno del nome.
Dopo essere uscita dalla sala ho passato il pomeriggio ed il giorno seguente a ragionarci su, senza giungere ad una spiegazione non dico logica, perché qui di logico non c'è proprio niente, ma quanto meno plausibile, in modo da dare un senso ad almeno metà del film. L'unica mia conclusione è che il film probabilmente vuole essere simbolista, talmente tanto simbolista che non è nemmeno chiaro il o i messaggi che Assayas vuole comunicarci. Ho pensato ad una trama che fosse praticamente solo veicolo per ragionare sulla possibile esistenza di un mondo dopo la morte popolato dagli spiriti, sulla dubbia distinzione tra spiriti benigni e maligni, sulla confusione tra i due mondi o ancora, questo forse in maniera più scherzosa, sulla possibile comunicazione tra loro attraverso la tecnologia. 


Kristen Stewart è la personificazione del film, nel quale ha adoperato volto e l'intero corpo per comunicare con noi un estremo senso di depressione da lutto, di perdita di se stessi, delle strane perversioni che oggi popolano la società. Anche se devo ammettere che nell'ultimo periodo stia imparando senza dubbio a cavarsela nel cinema indipendente, trovo che le sue performance non siano completamente a fuoco, i suoi movimenti mi sembrano sempre spezzati e mai fluidi, come se fosse costantemente a disagio, in alternanza a pochi altri davvero ben riusciti. Sarà anche che trovo insopportabili alcune sue smorfie del viso fin dai tempi di Twilight, ma quelle credo facciano proprio parte di lei in quanto donna, più che come attrice. Nel complesso, dopo aver visto il film, non riuscirei ad immaginarmi nessun altro al suo posto e non posso dire che non mi sia piaciuta.


E' uno di quei casi in cui una seconda visione è sempre ben consigliata, anche alla sottoscritta, che comunque ancora adesso non ha le idee chiare a riguardo. Al momento credo che l'obiettivo di coinvolgere, incuriosire e tenere sulle spine sia stato portato a casa egregiamente, rispecchiando in tutto la tipologia di thriller che preferisco, ma è da contare questo secondo tempo estremamente confusionario e probabilmente fin troppo filosofico.

Commenti

  1. Sono curioso, soprattutto perché la Stewart e Assayas avevano fatto un gran bene con Sils Maria. Questo, rispetto al precedente, vedo che divide molto di più il pubblico, ma la tua valutazione mi fa ben sperare. La Stewart cresciuta mi piace molto, sul poster è anche bella forte; i film irrisolti un po' meno... Non so quando, ma lo vedrò di sicuro. ;)

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  2. Lei ha una personalità unica in questo film, ma credo sia più merito del film che suo. Comunque sia è una buona visione, diverte molto ed incuriosisce. Ti piacerebbe di sicuro.

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  3. Nonostante la sua recente "evoluzione recitativa" - chiamiamola così - Kristen Stewart continua a risultarmi fastidiosa. Riconosco un mio terribile limite: il mio fastidio si riflette inevitabilmente sui film che la vedono protagonista. Questo titolo, però, mi incuriosisce parecchio e potrebbe rivelarsi come l'occasione giusta per cambiare idea, speriamo ;)

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    1. Ho lo stesso problema con lei, come avrai letto. Trovo che non riesca del tutto a non essere se stessa durante la recitazione. Va bene metterci del proprio, ma quelle smorfie per me non aiutano. Il film invece qualcosa di buono evidentemente ce l'ha, ed è una classe spropositata. Spero ti piaccia.

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  4. La penso come te: un film affascinante per atmosfere e contenuti, ma con una trama improponibile (che abusa della sospensione d'incredulità). Tuttavia la regìa di Assayas è solidissima (meritato il premio a Cannes). Imperfetto ma interessante.

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    1. Esatto, il che è un gran peccato perché poteva venirne fuori qualcosa di veramente carino. Sono stata un po' generosa nel voto, per una questione di affetto.

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