La luce sugli oceani


Adattamento cinematografico del primo romanzo omonimo di M. L. Stedman del 2012. Ambientato nel 1918, racconta di Tom, reduce scosso dalla Prima Guerra Mondiale, accetta un lavoro come guardiano del faro di una piccola isola australiana di cui sarebbe l'unico abitante per la durata di sei mesi. Al termine di questo periodo gli viene proposto un contratto più stabile, di due anni, che Tom accetta ma questa volta non tornerà sull'isola da solo. Infatti si è da poco sposato con Isabel, che lo accompagna. I due, molto innamorati, dovranno però affrontare l'impossibilità di avere figli, ed il misterioso arrivo sull'isola di una barca a remi con a bordo un uomo morto ed una neonata, ancora viva.


Ad una prima occhiata ciò che colpisce fin dalle prime scene sono le spettacolari ambientazioni di Australia e Nuova Zelanda, dove il film è stato prevalentemente girato. Sono stati scelti colori cardine, fondamentali, essenziali, caldi o freddi a seconda delle circostanze, che hanno aiutato a rappresentare il periodo storico, in quanto di ricostruzione urbana c'è poco niente, ma quel poco basta per inquadrare la storia ed è comunque molto attenta (la Weisz aveva addirittura una folta peluria sotto le ascelle, giuro).
Era da molto tempo che non vedevo un film tanto ben legato quanto questo al proprio paesaggio; la casa dell'isola, nido d'amore della coppia, sembra avere una vita propria. Sarà perché io sono cresciuta con l'immagine della casa come isola spirituale, intoccabile, intimo, che quasi mi sembrava di sentire il profumo di quella casetta assolata circondata dalla natura.
E' un film lungo, circa due ore e un quarto, anche se ultimamente la durata superiore alle due ore sembra stia diventando la prassi, ma che in questo caso più che in altri è del tutto giustificata da una trama piena di momenti importanti. Ogni sequenza ha il suo peso e viene trattata con i dovuti riguardi. 


A rapire è il connubio tra la fotografia, aiutata da una scenografia da brividi, e, non mi stancherò mai di dirlo, l'eleganza dei primi trent'anni del Novecento, che risaltano ancora di più (come se così non bastasse) la bellezza straordinaria di Alicia Vikander e Michael Fassbender. Lei svedese, lui irlandese di origine tedesca, fondono come il caramello nei tramonti che fanno sempre da sfondo alla loro storia. Alicia Vikander qui ce l'ha messa tutta, anche se non credo che sia tutto ciò di cui è capace ha tirato fuori una delle due interpretazioni che, assieme ad Ex Machina, ho preferito. Fassbender, dal canto suo, non intenso come altre volte, però insomma lo perdono. Insieme hanno comunque creato una delle coppie più belle che abbia visto di recente.
La trama, tenendo presente che non avevo letto il romanzo, per la mia esperienza personale è stata rovinata dal trailer, che praticamente riassume l'intero film, e che quindi consiglio di non guardare, nel caso non lo aveste ancora fatto e foste intenzionati a vedere il film. Ma, indipendentemente dai trailer che spoilerano, pur conoscendo gran parte degli avvenimenti mi ha emozionata non poco senza annoiarmi fino alla fine, anche se ho notato, almeno per il mio gusto personale, che la prima parte del film fosse un po' più incalzante, non tanto per contenuti ma per intensità.


Sarò un po' romantica o malinconica al momento, non so, fatto sta che in questo periodo le storie d'amore mi coinvolgono più di quanto non abbiano mai fatto in passato, ma non escludo che in futuro io possa tornare al mio stato originario di roccia insensibile. Complice è di sicuro anche la suggestione dell'insieme, la fotografia ha avuto un effetto irradiante che a distanza di 24 ore ancora sento forte e chiaro. Dall'altro lato fa parte di quella categoria di film che io personalmente non riuscirei a vedere una seconda volta, cosa che spesso mi succede con gli adattamenti dei romanzi.
Non mi faccio comunque influenzare sul giudizio complessivo, che si abbassa nonostante vere e proprie caratteristiche negative non ne abbia, ma a mio avviso nel complesso non è un film degno di nota, da più l'idea di essere una piccola e graziosa bomboniera fine a se stessa.

Commenti

  1. Io ho amato molto il romanzo quindi, in generale, ho fatto altrettanto con il film. Anche se senza grandi superlati assoluti. Però mi ha emozionato molto, e non chiedevo altro.

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    1. Mi hanno detto fosse bello, ma non è molto il mio genere di letture. Dal film non mi aspettavo di più, al massimo di meno, e alla fine è piacevole, ma, come dici anche tu, come tanti altri. Non emerge più di tanto.

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  2. sono ancora indeciso dato che il regista lo apprezzo ...

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    1. Un film come molti, in realtá. Peró se capita è piacevole.

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