Chiamami col tuo nome


Chiamami col tuo nome inizia senza tante cerimonie. Siamo trapiantati nel 1983, "da qualche parte nel nord Italia", in una di quelle estati che non passano mai, di quando hai diciassette anni ed i minuti sembrano ore ma poi qualcosa di colpo cambia e le cose ti cadono addosso come macigni. Sotto gli albicocchi nel pieno della maturazione, a raccoglierne i frutti, c'è Elio, un ragazzo molto intelligente, appassionato di musica e lettura, che si presta ad accogliere un nuovo studente che, come ogni anno, passerà alcune settimane da loro. Però questa volta è diverso, dalla macchina non scende una persona qualsiasi, ma Oliver, un ragazzo americano un po' più grande di Elio che finirà per stravolgergli l'estate.

È proprio in questo modo che mi immaginavo gli Oscar di quest'anno, o almeno speravo in un film che mi facesse finalmente provare qualcosa di vero. Dimentichiamoci i parallelismi con il Moonlight dell'anno scorso, si parla sempre di omosessualità ma in modo completamente diverso. Se mentre Moonlight parlava di bullismo, degrado, droga e repressione della propria natura nelle periferie di Miami, qui si parla del primo amore, quello che tutti abbiamo provato e che ricordiamo con estrema malinconia.


Senza dubbio si tratta di un film con cui bisogna avere molta pazienza, il ritmo è lento, è come se chiedesse al pubblico una particolare attenzione, perché infatti non è un film superficiale, anche se la sua semplicità può portarci a pensarlo, è invece un film molto complesso nella caratterizzazione dei personaggi, studiati alla perfezione in ogni sguardo, quasi intimi, praticamente vivi. Su una durata totale di 2 ore e un quarto, la prima ora è dedicata al rodaggio, a costruire un legame con il pubblico, a presentare lo splendido paesaggio bucolico dei dintorni del Lago di Garda ed entrare in contatto con i personaggi. Se riuscite a superare questa prima ora indenni e ancora svegli, allora lì entrerete veramente nel mondo di Elio, è un po' come superare una prova, solamente chi decide di dedicarsi al film e ai suoi tempi ha il privilegio di entrare in sintonia con le loro emozioni, in caso contrario, probabilmente lo odierete.


Da qui non vi sembrerà più di essere seduti su una poltrona, ma di vivere una calda e interminabile estate adolescenziale, con tutte le avventure del caso, le prime fantasie, la scoperta del proprio corpo in relazione con altri, ma soprattutto il primo amore, quello che ti fa volare a metri da terra per poi lasciarti cadere rovinosamente con la faccia sull'asfalto, quello che abbiamo vissuto tutti e che ricordiamo con tenerezza.
Chiamami col tuo nome, tratto dall'omonimo libro di André Aciman, con cui lascio a voi eventuali commenti sull'adattamento, è un'incantevole e cruda storia di come si sta a quell'età. I diciassette anni per me distano solamente di sette anni, eppure alcune di quelle emozioni già non le ricordavo più, seppellite dai tanti cambiamenti degli anni che gli succedono. Elio, interpretato dal giovane (22 anni) Timothée Chalamet, che con questo film da il via alla sua lunga carriera, ci fornisce tutto il necessario per immedesimarci in questa semplice storia e vivere quelle emozioni come se fossero proprio nostre, come se fossimo al suo posto.


La tematica omosessuale è quella che più fa parlare del film, in realtà Luca Guadagnino, regista italiano che come tanti altri è dovuto fuggire all'estero per inseguire i suoi sogni, non vuole assolutamente emulare Moonlight, il suo intento piuttosto, per come l'ho interpretato io, era quello di far capire al grande pubblico che il primo amore è il primo amore per tutti e l'amore è amore allo stesso modo, indipendentemente dall'orientamento sessuale, il sentimento spontaneo, naturale che si prova nei confronti di una persona è quello che ci fa sentire vivi, non c'è altro che conti. 
Poi, senza ombra di dubbio, si accosta la tematica della confusione che i primi approcci sessuali portano ad Elio, le domande su chi lui sia veramente, il dover affrontare situazioni che sembrano più grandi di lui. Tutto questo Guadagnino lo fa provare chiaro e forte proprio a te, Elio diventa il veicolo delle proprie emozioni, e tu, sprofondato in quella poltrona, ti senti di nuovo leggero, fragile, spensierato e incredibilmente giovane, di nuovo vivo.
Armie Hammer, bello come un dio, sfodera una performance ai livelli di Mine, in cui fu sempre diretto da italiani. Non di sicuro al pari di Chalamet, ma anche lui molto vero e molto umano, anche se di una bellezza divina.


Il film gioca con i nostri sensi e tiene accesa la mente grazie al tormento interiore della giovinezza, ma non fatevi incantare, preparatevi un fazzoletto comodo, non come me che, in un fiume di lacrime, ho dovuto addentrarmi quei cinque minuti buoni nella borsa prima di trovarne uno, rischiando di perdermi anche solo un secondo di quella scena perfetta che è l'ultima, un vero pungo nello stomaco. Mai visto nulla di così vero.


Commenti

  1. Veramente bellissimo.
    Visto in streaming in lingua, correrò a rivederlo al cinema presto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io devo recuperarlo in lingua originale e non vedo l'ora xD

      Elimina
  2. Condivido tutto, compreso il (non) paragone con "Moonlight" che era effettivamente un film sull'omosessualità. Questo è, semplicemente, un film d'amore. L'amore assoluto, primordiale, quello che ti fa venire le farfalle allo stomaco :) omo o etero poco importa...

    RispondiElimina
  3. Mi rassegno, sono l'unico a cui questo film non ha detto nulla... e dire che la prima ora è quella che mi ha annoiato di meno.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

25 indiscrete domande cinematografiche

Lady Bird e la voglia di crescere

Boomstick Award 2017 alla Collezionista