Due giorni, una notte


Sandra è una donna sposata che, assieme a suo marito, mantiene due figlie lavorando in una piccola azienda che costruisce pannelli solari. Un giorno però il capo mette i suoi colleghi davanti ad una scelta: votare per il licenziamento di Sandra e prendere un bonus da 1000€ o votare perchè lei rimanga e rinunciare al bonus. 
Sandra, cosí, da una prima votazione, rischia di perdere il lavoro, ma riesce a convincere il capo di una seconda votazione. Sandra avrà due giorni, un week end, per vedere uno ad uno i suoi colleghi e provare a convincerli di votare per lei.

Quale può essere una temarica più contemporanea del problema del lavoro?
La precarietà possiamo dire che sia una delle grandi piaghe di questo secolo e questo film è uno dei pochi che è riuscito a rappresentare il disagio della disoccupazione in tutto il suo significato.
È un vero e proprio problema, un'agonia, al giorno d'oggi rimanere a casa soprattutto quando alle spalle ci sono delle persone da mantenere, e la preoccupazione è principalmente per loro. Sandra ce la mette tutta per recuperare il posto che le appartiene e che le è stato portato via con l'inganno.
Una cosa è certa: il fatto che la protagonista, Sandra (o Sandrá) abbia sofferto e soffra di depressione, non aiuta. La trama è nata per essere la base di un film non da multisala, poco ma sicuro, sviluppata diversamente l'avrebbero potuta valorizzare di più. Penso che la malinconia della depressione abbia portato il tutto ad un livello più basso; parliamoci chiaro, è uno smaronnamento dall'inizio alla fine, è un macigno indigesto. La trama di certo non è delle più felici di per sè, ma i fratelli Dardenne hanno scelto di appesantirlo ulteriormente creando un personaggio a dir poco insopportabile ed insofferente che tra vari attacchi di panico trascina lo spettatore in un eterno fine settimana di agonia.


Il fiore all'occhiello è il personaggio di Sandra; depressa, con poche speranze, che si aggrappa alla più piccola delle possibilità di farcela, e comandata da gesti irresponsabili, eppure è l'unica cosa che funziona in tutto ciò. La Cotillard ha fatto un gran lavoro, interiore ed esteriore, creando una donna forte, determinata e che decide di dare un messaggio importante per questo difficile periodo. 
Le scelte dei personaggi hanno il secondo fine di far riflettere, "e se al posto suo ci fossi io?", "cosa farei io nei suoi panni?". Le scelte dei personaggi la dicono lunga su quanto siano nobili d'animo, e quanto invece siano egoisti altri, ma egoisti in un modo in cui potremmo capire.
Un po' un pastrocchio, dal mio punto di vista, questa pellicola francese. Il risultato finale e complessivo non è dei più gradevoli, risulta antipatico e lento, con la maggior parte dei personaggi che sembrano essersi fumati una farmacia intera. 
Un punto a suo favore è quello di rivelarsi meno scontato di come appare inizialmente, davvero molto  sensibile dal punto di vista umano, poco pratico da quello registico.

Commenti

  1. Mi ha sempre dato l'idea di essere un po' 'pesantuccio'...

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    1. Lo è, e pure un bel po'. Conta che io sono partita senza alcuna aspettativa!

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  2. Io invece l'ho trovato perfetto, o quasi.
    Leggero e sereno, nonostante il tema e un finale non particolarmente ottimista.
    Meravigliosa, al solito, la Cotillard. Per me, uno dei film più belli dello scorso anno: se non sbaglio, infatti, lo avevo messo nel listone. ;)

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    1. Non esito a crederci! Infatti è ritenuto da molte persone un bellissimo film, appunto per questo motivo mi sono sentita molto distante dal vostro pensiero, purtroppo non riesco proprio a vederlo in modo differente. Non mi ha soddisfatta e forse il finale è la parte che ho apprezzato di più, perchè non avrei retto una conclusione banale come invece mi aspettavo ed è molto più in relazione con la realtà delle cose. È inutile illudere le persone sulle verità del mondo e sulle sue problematiche, cosí stanno le cose, insomma.
      Ma dal punto di vista tecnico l'ho trovato davvero molto pesante.

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  3. Posso capire ciò che hai provato, in effetti è davvero lento. Però, come ti avevo già detto in privato, a me è piaciuto. Perché ho apprezzato più i dettagli che i momenti salienti - e ammetto che la scena del tentato suicidio era inutile.
    Poi mi ha fatto piacere che fra i colleghi francesi ci sono state titubanze, mentre quelli immigrati hanno patteggiato subito per lei. Particolare da standing ovation!

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    1. Io i momenti salienti non li ho nemmeno notati xD comunque sia, ripeto, dal punto di vista umano l'ho trovato molto interessante, ma è davvero troppo lento, è stata una tortura.

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