The Neon Demon


E' stato come se ieri pomeriggio, nella prima domenica calda dell'estate, la proiezione fosse stata solo per me ed il mio ragazzo. Da soli, nella gelida sala del cinema, senza un'anima attorno, tanto che una ragazza che lavora lì è passata a vedere se ci fosse qualcuno per continuare la proiezione. Dopo una (nemmeno troppo lunga) sfilza di trailer di horror banali e ripetitivi, è iniziato The Neon Demon, forse il film più particolare che io abbia mai visto fino ad oggi.
Questa volta sarà per me difficilissimo scrivere un commento senza spoilerare dettagli o che non abbia mezze misure, perché per gli spoiler posso fare un'eccezione e quindi non ne troverete, ma scordatevi di poter leggere un commento equilibrato. Mi è piaciuto talmente tanto che non potrò avere mezzi termini.

Jesse, sedicenne appena arrivata a Los Angeles, spera di avere qualche possibilità nel mondo della moda, avventurandosi da sola in quello che è uno dei mondi più pericolosi ed eclettici di sempre. Non passa molto tempo che Jesse viene notata sia dall'agenzia di modelle, sia da alcune delle sue colleghe più navigate.


Come disse anche lo stesso Nicolas di recente, The Neon Demon è in sostanza la favola di Cenerentola; Jesse, interpretata da una sempre più luminosa Elle Fanning, è la classica protagonista alla quale il pubblico non può che affezionarsi, giovanissima, appena sedicenne, dai tratti dolci e garbati, ingenua e spensierata, quasi con la testa tra le nuvole, decide di dedicarsi al mondo della moda nella pericolosissima Los Angeles dei nostri giorni. Ma quello non è un mondo governato da persone ingenue e le avversità iniziano poco a poco mostrarsi sotto forma di invidia. In questo caso, però, Jesse dovrà farcela con le proprie forze, perché questa volta non ci sarà nessun impavido principe a cavallo del suo destriero a correre in suo soccorso.
Conoscendo i precedenti film di Refn, come ne abbiamo abbondantemente parlato nei giorni scorsi, viene a galla una gamma abbastanza ampia di generi, tutti collegati più o meno dagli stessi valori. In questo caso però è diverso, e lo si capisce fin dal primo fotogramma, fin dai titoli testa impreziositi da una cascata kitschissima di brillantini gramour e colori sgargianti, la firma di Nicolas che pare quasi un avvertimento.


A mio avviso, definirlo un film dell'orrore è completamente sbagliato. Questo film non fa paura e non è sua intenzione farne, tant'è vero che la sequenza del racconto ed il modo in cui sono state gestite le scene di maggior tensione non hanno niente a che fare con i banali horror a cui siamo abituati; qui non salterete mai sulla poltrona perché da un angolino di una stanza viene verso la macchina da presa correndo un uomo mascherato. Dimenticatevi quindi di provare paura, o, se è quello che volete, allora il film non fa per voi.
La violenza, e di questa ce n'è a iosa, si sente ma spesso non si vede, è più che altro silenziosa e si muove sotto pelle come se fosse un serpente pronto all'agguato, ma che alla fine non attacca. Proprio la violenza potrebbe essere un punto in comune con il suo ultimo Solo Dio perdona, mentre invece Refn ha voluto dimostrare di riuscire a portare sullo schermo due tipologie di thriller completamente diverso con due tipi di violenza altrettanto diverse. Se in Solo Dio perdona la violenza viene ben mostrata in tutta la sua macabra spettacolarità, senza esclusioni, ed il sangue scorre a fiumi, qui è molto presente ma non se n'è mai fatto un utilizzo improprio. Perfino i due intenti della violenza nei due film sono diversi; nel primo i personaggi scelgono la via della violenza pur avendo molte altre alternative, nel secondo è tutta una questione di sopravvivenza, morte tua, vita mia.


Perché proprio il mondo della moda, vi chiederete voi?
Dovete sapere, che come tutti i grandi registi un po' psicopatici, Nicolas ha un oscuro segreto: colleziona bambole. In particolar modo le Barbie ("preferisco quelle vintage, alle quali puoi cambiare i vestiti"), per questo motivo uno dei suoi sogni è sempre stato quello di poter giocare con vere bambole, in carne ed ossa, un po' per dare sfogo ad una repressione interiore, quasi come un senso di sadismo che ha voluto trasformare in arte. Questa è decisamente arte all'ultimo grido.
Parallelamente ad una Biancaneve corruttibile, un po' come quella della fiaba, c'è la visione di Refn secondo cui la nostra bellezza è effimera, ma la società odierna continua sempre più ad imporci modelli di perfezione artificiale irraggiungibili. E' inutile inseguire qualcosa che non ti appartiene e che, anche appartenendoti, non potrà essere tua per sempre. Il neo fanatismo del voler sembrare qualcun altro, o addirittura diventarlo, non porta con sé nulla di buono. Refn ci sta dicendo di badare bene ai nostri demoni, perché perdendone il controllo perdiamo noi stessi.


Refn ha preso una trama in realtà molto semplice, scritta comunque di suo pugno, ed è riuscito a trasformarla in uno dei film più controversi e sconvolgenti degli ultimi anni, anche molto criticato all'ultima edizione di Cannes proprio perché forse non è un film per tutti.
A rendere possibile questo stravolgimento è stata la sua innata dote legata alla scenografia; quest'uomo fa miracoli, e in questo caso ha creato un vero e proprio gioiello con appena l'utilizzo di luci al neon (come se non ci fosse un domani) e dei costumi.
La sensazione che ho avuto è stata quella di essere ipnotizzata da un mondo artificiale, come poi è realmente quello della moda, un mondo perverso, fatto di apparenze, della continua quanto inutile ricerca della bellezza ideale contro il tempo che scorre e del tunnel attraverso il quale quello sporco mondo ti ingoia senza uscita. Ma ripeto, la sensazione visiva, che è quella principale, è qualcosa di imparagonabile e inspiegabile a parole, nuova e ad un passo dalla perfezione.
Senza dubbio, con questo film Refn si è aggiudicato un posto nelle mie preferenze e gli sarò sempre grata per aver creato qualcosa di nuovo e così rivoluzionario nella sua semplicità.



Commenti

  1. Il film non l'ho ancora visto... ma ho assaporato molte volte il fascino dell'essere soli al cinema: bellissima sensazione! Mi ritrovo perfettamente in quello che hai scritto all'inizio: sembra che proiettino il film apposta per te! E sono le visioni migliori :)

    A presto per la recensione, dalle mie parti Refn stenta ad arrivare...

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    1. È la prima volta che mi capita, ed è stato davvero incredibile, nel senso che da una parte avere la sala piena è emozionante perchè molte persone, centinaia, stanno guardando con te quella cosa in quel momento, mentre dall'altra parte da sola hai molte meno scocciature e distrazioni.
      Passerò molto volentieri a leggere naturalmente.

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  2. Concordo con Kris sui cinema vuoti, che purtroppo non becco da un po'.
    Sul film: non vedo l'ora, sono curioso.
    E quant'è diventata bella la Fanning Jr.

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    1. È molto bellina, e poi pare anche promettente.

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  3. Sempre più curioso, soprattutto perchè sta facendo discutere molto.
    Vedremo.

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    1. Con me ha trovato decisamente terreno fertile.

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  4. Hai fatto alzare la scimmia di molto. Ed era già abbastanza alta.
    Non sapevo quella di Refn e le bambole...

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    1. Era esattamente la mia intenzione xD
      Comunque nell'ultimo mese ho approfondito moltissimo e sono saltate fuori cose davvero interessanti.

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    2. Nell'ultimo mese l'ho finalmente visto e... beh, diciamo abbastanza deluso :/

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    3. Mi dispiace molto ;( siamo pochi eletti ad adorarlo

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  5. Ne sto sentendo parlare bene da tutti. Quasi quasi...

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    1. Io te lo consiglio già solo per l'impatto visivo eccezionale che ha, dopo di che è molto soggettivo.

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  6. Audiovisivamente è uno spettacolo incredibile. Avevo letto anche io della collezione di Barbie di Refn, e un pochino da questo film la cosa si nota ;)

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    1. Si, solo che se lo vedi così, nelle interviste, uno non lo direbbe mai che abbia qualche rotella fuori posto.
      Amo il suo lato psicopatico.

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  7. Film dell'anno senza se e senza ma!!!

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    1. Per me se la gioca alla grande!

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  8. Ciao! Ho aspettato a commentare perché dovevo vederlo prima :)
    Allora io accordo con te nel dire che è un maestro della scenografia, sono rimasta io stessa ipnotizzata da certe scene che erano spettacolari. Ed è il motivo che mi ha tenuta sveglia in sala. Ma secondo me la trama presenta troppe incongruenze da risultare senza senso, e personalmente ho trovato i dialoghi parecchio imbarazzanti. Il significato dietro al film mi piace e l'ho apprezzato, sopratutto la scena finale che mostra proprio la disperazione che spinge le modelle a raggiungere i canoni di bellezza. Ma trovo che sia stato realizzato molto male.

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    1. La questione dei dialoghi l'ho sentita obiettare da molte persone, ma io francamente non li ho trovati così malvagi, probabilmente dovrei rivederlo innlingua originale e non appena compro il bluray lo farò.
      Purtroppo a me è piaciuto sotto tutti i punti di vista, quindi non posso far altro che riguardarlo in futuro tenendo conto di tutte le critiche che mi avete fatto notare.
      Per me, comunque, rimarrà uno dei film più belli dell'anno. È vero che l'estetica non è tutto, ma un film così estremizzato nella sua carriera ci sta, vedremo in futuro cosa propone.

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