Barriere (Fences)


Adattamento cinematografico dell'opera teatrale del 1983 di August Wilson, scomparso nel 2005 ma ugualmente ritenuto lo sceneggiatore del film.
"Un uomo fa sempre ciò che ritiene giusto fare". Questo è un po' il motto di Troy Maxson, un padre di famiglia che ogni giorno compie il suo dovere, al fianco della moglie Rose. Troy è un uomo che, imparando dal passato, cerca di essere migliore e di fare lo stesso con e per i suoi figli. Non è un uomo facile, come non lo è la vita, ed il cortile della loro umile casa porterà a galla tutti i rancori ed i segreti che li dilaniano da anni.

E' complicato pensare che Barriere abbia qualcosa di cinematografico, se non forse l'assecondare i movimenti degli attori e un paio di scene non ambientate nel cortile di Maxson. Per tutto il resto la regia di Denzel Washington passa completamente in secondo piano, sia perché è volutamente poco marcata, sia perché la bravura degli interpreti non lascia spazio per nient'altro.
Il dramma che si consuma in quelle mura, la miriade di emozioni contrastanti sembrano complesse da poter essere assimilate tutte in una volta, tutto accade molto velocemente anche se non sono molti gli anni che ci vengono raccontati.


Se non altro, ciò che bisogna ammettere è che per rendere così bene un mappazzone di due ore e diciotto minuti, Denzel deve aver fatto un ottimo lavoro. Il film è indiscutibilmente troppo lungo, soprattutto perché è un dialogo intero, serrato e apparentemente senza fine, stancante a dir poco, ma essenziale se si vuole raccontare una storia come questa in questo modo, sprigionando la bravura immensa di due attori che chiaramente sentivano il bisogno di dare vita a qualcosa di più puro come può essere questo film.
Prima tra tutti Viola Davis, che per me prevale vistosamente su Washington, sebbene quest'ultimo abbia molto più spessore nella trama, ma l'ho sempre trovato un po' sopravvalutato, sempre molto uguale a se stesso. Qui ha sicuramente trovato il personaggio perfetto, a cui ha dato una seconda vita in modo brillante, ma di certo non è tra le interpretazioni che ultimamente sono entrate nel mio cuore.


Sarò all'antica, ma aderisco a quella corrente di pensiero secondo cui il teatro ed il cinema sono e devono restare due cose ben distinte. Hanno due scopi diversi, due pubblici diversi, due diversi tipi di sceneggiatura e due diversi tipi di ripresa. Sono due arti diverse, ed ogni volta, a parte alcuni rari casi, in cui si cerca di metterle insieme vengono fuori degli ibridi che peccano, sempre in un modo o nell'altro, in qualcosa. Allo stesso modo Barriere sembra un film riuscito per metà, l'ennesimo tentativo che rende orgogliose le persone che ci hanno lavorato, che esalta moltissimo le capacità attoriali degli interpreti, ma per quello ci sono i veri palcoscenici, che sono lì per quello.
In questo periodo dell'anno, un film del genere diventa un ottimo trampolino di lancio per un Oscar, che la Davis si meriterebbe una volta per tutte.

Commenti

  1. Ricordo, a proposito dell'esame di Storia del cinema, le discussioni dei vari critici in merito al passaggio dal muto al sonore. E la paura, il dubbio, che il cinema rimanesse teatro fotografato. E quello è il difetto di Fences, come del bellissimo ma faticosissimo Les Miserables. Prendere un'opera, di peso, e portarla senza tagli in sala. Ci vuole coraggio, ma potrebbe non piacere a tanti - e non a torto. Come sai, concordiamo. Ha quel grossissimo "ma", ma è così intenso, così ben recitato, che l'ho guardato a occhi e orecchie spalancate. La Davis, in un monologo che avrà colpito anche te, è un treno, mamma mia. Washington ha un personaggio difficile, molto umano, e una cosa come quel "dialogo" con la morte, affacciato alla finestra, la ricorderò molto a lungo. Una nota mia: al posto di tanti inutili Non protagonisti, avrei nominato il figlio dei due: tiene testa ai giganti in maniera straordinaria. Io, al suo posto, mi sarei andato a nascondere :)

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    1. Esattamente, e che è ancora venuto bene, poteva andare molto peggio. Nonostante tutto è una prova molto coraggiosa e ben fatta.
      Si, quella scena credo sia l'apice del film e lei è stata mostruosa e ricordo ancora meglio l'altro dialogo di Denzel. Probabilmente ha dato del suo meglio proprio in quei dialoghi deliranti, ma la sua parte è talmente preponderante che dopo un po' non lo sopporti più.
      Il figlio bravo si, ma non mi ha colpita a tal punto. Mi è piaciuto molto di più il giovane di "Manchester by the Sea".

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  2. Bene ma non benissimo.
    Superba Viola Davis (alla quale va tutto il mio tifo per gli Oscar) ma lui, per quanto bravo, per carità, dopo dieci minuti di monologo e atteggiamento strafottente lo avrei preso a schiaffi fortissimi sulla faccia.
    A me l'impianto teatrale dell'insieme non è dispiaciuto e neppure mi è pesato, a parte quel finale posticcio con luce calata dall'alto che mi ha fatto mettere le mani nei capelli.

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    1. Hahahaha allora vedo che la pensiamo allo stesso modo, praticamente su tutto xD

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  3. questo film mi preoccupa... sono sicuro che saà l'ultimo che vedrò per la corsa agli oscar :-)

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    1. Io sto cercando la forza per vedere La battaglia di Hacksaw Ridge xD mi sembra terribile.

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