Moonlight


Suddividendo le tre grande tappe di un uomo tra infanzia, adolescenza ed età adulta, si racconta la vita di Chiron, ragazzo afroamericano di Miami che dovrà lottare per capire chi è veramente.

E' andata grossomodo così. Quando uscirono le nomination agli Oscar erano pochi i nomi che saltavano veramente all'occhio, e tra quei pochi c'era questo Moonlight, che noi comuni mortali avremmo dovuto aspettare per vedere. Non mi ricordo esattamente se fossi già a conoscenza della sua esistenza, fatto sta che in quel periodo mi sono documentata e, in parole povere, scoprii che si trattava delle vicissitudini di un ragazzo di colore, omosessuale e, per giunta, vittima di bullismo. Inevitabilmente, e immagino di non essere stata l'unica, la prima cosa che ho pensato è stata "Non ci posso credere!". Visti gli standard dell'Academy, se prima le tre protagoniste di Il Diritto di Contare avevano poche possibilità già per conto loro, immagina con una tematica del genere in concorrenza. Nella mia testa il "ponciponcipopopo" è stato inevitabile, e non nascondo che ai fini della gara ancora adesso mi sembra in qualche modo scorretto, ma, che sia chiaro, solo per una questione di contesto, perché purtroppo storie di questo genere esistono realmente, e devono avere il diritto di essere raccontate esattamente come qualsiasi altra storia, a prescindere dal colore della pelle del protagonista.
Però dai, sul serio?


Già mi immaginavo avrebbero dato alla tematica scelta il colpo di grazia, quindi scene strazianti, ai limiti della sopportazione e portate all'estremo, in contrasto con una realtà americana (tra Miami e Atlanta) non delle più tolleranti e semplici. E invece se questo film ha un lato positivo è proprio la sua delicatezza, il modo in cui tutto questo immenso dolore è stato raccontato.
Chiron fin da piccolo ha dovuto misurarsi con una realtà più grande di sé, realtà che non solo lasciava spazio ai sogni, ma li sradicava ben prima della loro nascita. Molti sono i film che parlano di omosessualità, ma in pochi parlano del momento in cui, in giovane età, una persona inizia ad avere dubbi sul proprio orientamento sessuale, età in cui a malapena si sa cosa sia l'orientamento sessuale. Posso solo immaginare un ragazzino/a di 14/15 anni come possa affrontare tutto questo, e qui Chiron, nella stessa situazione, lo attraversa senza grandi supporti, è da solo davanti ad un dubbio che gli fa mancare la terra da sotto i piedi. Questa è solo la prima parte ed è solo una delle grandi domande che silenziosamente Chiron si deve porre.
La particolarità del film, con la quale ha deciso di bilanciare la scelta della tematica già pesante di suo, è che non cerca di impietosire il pubblico, come accennavo prima, ma anzi lo sprona a pensare a come si potrebbe sentire Chiron in determinate circostanze, ad entrare nella sua mente e provare ad immedesimarsi, cercando di far crollare i tanti pregiudizi che ancora oggi affliggono questo mondo ignorante.


Ciò che urla Moonlight nel totale silenzio è che siamo tutti uguali, che questa volta è toccato a Chiron vivere determinate situazioni, ma poteva essere chiunque e chiunque in quella situazione avrebbe preferito affrontare tutto questo al fianco di qualcuno, piuttosto che da solo e nella paura più totale di se stessi e degli altri. Però lo fa silenziosamente, si fa giustizia andando contro corrente e per la prima volta mostra immagini che fanno male, ma che non fanno rumore. Non sono molte nemmeno le battute che toccano ai tre diversi interpreti, perché il suo animo è talmente dilaniato da tutto ciò che ha subito, da chiudersi in se stesso, nascondersi dietro ad un'apparenza che non lo rispecchia.
Sarò sincera, tutto questo non è immediato. Subito dopo la visione ne ho avuto una sensazione diversa, ma credo sia dovuto al fatto che non è un film che colpisce all'istante, è semplice sotto qualsiasi punto di vista ed è un'arma a doppio taglio. Non ha una fotografia esaltante, né una colonna sonora che colpisce e tanto meno interpretazioni memorabili, risulta abbastanza piatto, ma son giunta alla conclusione che questa semplicità fosse ricercata al fine di lasciare più spazio alla storia stessa ed ai sentimenti di Chiron, e non oscurarli da una regia sbarazzina o una scenografia futuristica, solo mostrando la cruda verità senza l'aggiunta di fronzoli.


Per quanto sia stata bella l'intenzione, non basta. Manca qualcosa di fondamentale, ovvero una stretta al cuore, manca quel qualcosa che ti faccia torcere lo stomaco e che invece mi aspettavo. Forse manca proprio perché Barry Jenkins, alla regia del suo primo lungometraggio, ha esagerato con la semplicità ed in alcuni momenti, soprattutto nel capitolo finale, si fa fatica ad entrare in contatto con l'animo di Chiron. Manca completamente la giustificazione all'appellativo di "capolavoro" che leggo ovunque quando si parla di Moonlight, ed inizio a pensare che quest'anno, a furia di gridare tanto al capolavoro, siamo rimasti senza. 
Credo che vincerà come Miglior Film questa domenica, ma credo che gli manchino le credenziali per farlo. Déjà vu.

Commenti

  1. Io, invece, dopo l'anteprima al Festival di Roma, avevo aspettative basse. Agli americani è piaciuto molto - indipendente, cosa loro -, agli italiani (vedi, per dire, le due stelle su Mymovies) poco. Sarà per questo che ho finito con l'apprezzarlo, anche se pure a me è mancato il magone. Per un ritratto universale, pulito, bello, che parla senza cliché della comunità gay (neanche un cenno all'Aids, evento) e di quella afroamericana (zero pistoloni, poche canzoni rap, nessuna catenella tamarra in vista). Mi è piaciuto meno di altri film in gara, ma ho apprezzato la sua limpidezza. A scoppio ritardato, non lì per lì, ma l'ho apprezzata. E a me quel girarci attorno del finale, pieno di discrezione e imbarazzo, è piaciuto forse più del resto. :)

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    1. Ho provato tutto ciò che hai descritto, e l'imbarazzo finale l'ho sentito particolarmente, però che ti devo dire? Non credo vorrei rivederlo.
      Per gli Oscar io aspetto qualcosa che mi faccia provare qualche emozione in più, un po' meno ponderata e un po' più istintiva, passionale. Forse ciò che mi è mancata è proprio la passione.

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    2. Concordo pienamente, sì.

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  2. Pensa che io invece trovo che abbia una fotografia splendida, una colonna sonora che più azzeccata non si può e degli interpreti favolosi, insomma abbiamo visto due film diversi mi sa :P
    Comunque mi rendo conto che come film non prenda subito dall'inizio, è successo anche a me, tanto che durante i primi cinque minuti volevo morire: fortuna che poi la delicatezza della storia di Chiron (il finale è splendido davvero) mi ha rapita, tanto da fare di Moonlight il mio terzo film "da Oscar" preferito quest'anno :)

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    1. Ma probabilmente lo è, perché è da Oscar più lui che molti altri candidati.
      Si vede lontano un miglio che le intenzioni erano delle migliori, ma si vede anche molto il fatto che sia il primo film di un regista. Però, come dicevo anche qui sopra con Mr. Ink, speravo in qualcosa di più, non mi ha colpita molto, soprattutto dal punto di vista visivo che in questo periodo io tengo molto in considerazione. Manchester by the Sea visivamente non ha molto, ma è sincero e ha ben altre qualità che giungono chiare. Qui, prima di capire quale fosse lo scopo, mi ci è voluto un po', e la visione non è stata delle più scorrevoli.
      Lo rivedrò, se non altro per chiarirmi le idee, ma non a breve.

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  3. No, non vincerà. Ormai "La La Land" ha già ipotecato tutte le statuette più importanti... per Moonlight arriverà (forse) il premio per il miglior protagonista a Mahershala Ali, lo spacciatore dal cuore d'oro del primo episodio, l'infanzia.
    Ma, Oscar a parte, a me il film è piaciuto. Certo, i difetti ci sono (manieristico, scontato, politicamente corretto) però è un'opera indubbiamente sincera e "sentita" da regista e interpreti. Onesta, insomma, e direi anche un po' necessaria.

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    1. Sono molto confusa, non so davvero cosa possa succedere perchè La La Land sarebbe uno dei prescelti se non fosse che non ha le solite tematiche, e Moonlight quindi potrebbe facilmente prevalere. Se fosse stato diverso, commerciale, avrebbe avuto la vincita in tasca, ma fortunatamente non è così.
      Mahershala Ali sinceramente non mi ha detto molto, come attore non protagonista ho preferito di gran lunga il giovane di Manchester by the Sea. Nel complesso è piaciuto anche a me, e grazie al cielo ci sono film come questo.

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