Kubo e la spada magica


Kubo, un ragazzino dal passato burrascoso, vive in un piccolo villaggio e si prende cura della mamma, dove si guadagna da vivere raccontando storie incredibili agli abitanti del villaggio. Ma Kubo deve fare attenzione a tornare a casa al tramonto perché il nonno e le zie, che vogliono privarlo anche del secondo occhio, si nascondono nell'oscurità, pronti ad aggredirlo. Una sera Kubo tarda nel tornare a casa e le zie incombono su di lui. Questo sarà l'inizio di un'avventura alla scoperta del suo passato.


Come ogni anno, agli Oscar non può mancare un'animazione in stop-motion, tecnica che, come già sapete, ogni volta mi strega. Ha un modo tutto suo di raccontare storie, un modo molto più intimo dell'animazione digitale, e quando le due cose vengono combinate in modo equilibrato ne escono dei veri e propri gioiellini. Non a caso, alcune delle mie animazioni preferite sono proprio state realizzate con questa tecnica, ma non disdegno affatto nemmeno l'antica arte del semplice disegno, o una buona animazione digitale, com'è di sicuro Zootropolis, che per me ha rappresentato una delle animazioni più belle di sempre e che spero di vedere trionfare quest'anno.
Qui l'animazione è bellissima, si alternano scenografie serene, con colori sopraffini, ad altre situazioni da brividi e anche abbastanza inquietanti, a dire il vero. Di sicuro uno dei film in gara più sinceri che abbia visto, anche se non del tutto potente sotto altri punti di vista.


Mi aspettavo molto di più per la storia, mentre invece sono costretta a dire, per quanto mi dispiaccia, che si sia rivelato abbastanza scontato, a metà visione tutte le mie ipotesi si erano rivelate esatte rovinandomi tutti i colpi di scena. Ho avuto come la sensazione che ci sia stata molta più attenzione nella realizzazione dei dettagli più che nella struttura della narrazione, come neppure ho trovato i personaggi particolarmente accattivanti o rivoluzionari. In passato ci sono state animazioni della stessa famiglia che mi hanno fatto ribollire il sangue nelle vene tanto sono stati emozionanti e poetici, mentre qui non ho trovato nulla di tutto ciò.
L'animazione, come ho già detto, è il suo punto forte, ma mi sa che in questo contesto non basta, perché uno dei suoi concorrenti, il fragilissimo La tartaruga rossa, paradossalmente ha molti meno "assi nella manica", ma ha una potenza evocativa ed emotiva straordinarie e le due cose non sono nemmeno lontanamente comparabili.


Perciò questo fa di Kubo una grande delusione, anche se ciò non toglie il fatto che sia una visione molto piacevole e consigliata, ricordiamoci sempre che i valori orientali, qui in primo piano, del rapporto con l'aldilà prima di tutto, sono un buonissimo insegnamento per i più piccoli, ma, attenzione, non troppo piccoli, in quanto non si tratta di argomenti facilmente digeribili. 
Non mi troverete a tifare per Kubo, domenica notte, il mio cuore appartiene a ben altro e, per una volta, non c'è gara. 

Commenti

  1. Il colpo di scena è cosa sopravvalutata ;-)

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    1. Più che colpo di scena mi bastava qualcosa di meno scontato.

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  2. Strano che stavolta la Laika non abbia piazzato uno dei suoi colpi :/ comunque a riprova che quest'anno ho dato il peggio di me, non ho visto manco questo.
    E non avevo sentito parlare nemmeno de La tartaruga rossa O.o

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    1. Poi magari sono stata io il problema, perchè ha colpito molti. Io non ho sentito tutta questa magia sinceramente, cosa che invece sento sempre quando si tratta di stop-motion.
      La tartaruga rossa te lo consiglio caldamente, io invece vorrei vedere La mia vita da zucchina ma non l'ho trovato in sala e non so dove reperirlo per il momento.

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  3. Ammetto che mi è piaciuto tanto, la Laika dimostra di esser cresciuta bene. Ma forse è un po' fine a se stesso... E' "semplicemente" (si fa per dire) una bella storia.

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    1. Si appunto. Io credo sempre che con il lavoro che sta dietro ad un'animazione come questa non sia indifferente e non vada sprecato. Questa storia non valorizza il lavoro, secondo me.

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