Lion - La strada verso casa


Altro debutto alla regia, questa volta è Garth Davis, regista australiano. Altra storia vera.
Negli anni Ottanta, Saroo, quattro anni e figlio di una famiglia poverissima in India, durante una giornata come tante di lavoro insieme al fratello Guddu, con il quale si allontana più del solito da casa, si smarrisce e per sbaglio sale su un treno che lo porta a Calcutta, molto lontano da casa. Vent'anni dopo lui è figlio adottivo di una coppia australiana, e decide di iniziare le ricerche del posto in cui è nato e della sua famiglia, che potrebbe ancora essere lì.

Ho sempre pensato che l'India fosse un paese molto affascinante, in generale sono molto attratta dalle culture orientali e medio-orientali. Purtroppo però l'India mi da anche la sensazione di essere un paese molto pericoloso, non che in tutti in paesi non ci siano zone più pericolose, questo è certo, ma l'India, con una densità demografica pari a 1,252 miliardi (se pensate che in Cina sono 1,357 ed è due volte e mezzo l'India) ed un tasso di povertà record (un terzo della popolazione indiana, ovvero l'equivalente degli Stati Uniti, vive al di sotto della soglia minima di povertà), sembra proprio avere una marcia in più. Immaginate quanti bambini si perdono, muoiono e vengono uccisi o abusati ogni giorno, come anche nel resto del mondo. Saroo è solo un esempio molto fortunato.


Me lo ero immaginato diversamente, e invece, nonostante la trama abbastanza scontata, il film ha deciso di raccontare per filo e per segno cosa successe a Saroo prima della sua adozione e del trasferimento in Australia. Quelle sono le sole immagini che colpiscono, possiamo solo immaginare cosa abbia provato quel povero bambino nella consapevolezza di allontanarsi da casa, e nella possibilità di non poter mai più rivedere la propria famiglia, la sua unica certezza nel mondo.
Naturalmente, questa è una favola se posta in confronto a molte altre storie ben più tristi, ma l'Academy è più per il lieto fine, quindi anche se Lion non avrebbe dovuto essere tra i candidati, lo troviamo ugualmente.
E' un altro titolo che va a fare numero, perché ha lo stesso peso di molti altri film che si sono visti durante l'anno e anche meno di molti altri che non sono stati presi in considerazione (vedi Sully o soprattutto Silence), perciò Lion per me si trova dov'è ingiustamente e, se tutto va come deve andare, rimarrà naturalmente a bocca asciutta.


Ho sentito qui e quest'anno, più che in molte altre situazioni passate, l'orgoglio filantropo americano che va bene per un po', ma poi diventa insopportabile, diventa poco credibile e incredibilmente noioso. Il film in sé è noioso, non c'è un solo colpo di scena o un dettaglio che potevamo non aspettarci, in pratica guardare il film è come guardare il suo trailer prolungato per un paio di lunghissime ore. E' naturale che alla fine commuova, solamente una roccia non si emozionerebbe davanti ad una situazione come quella, ma non basta a far di questo film un buon film, basta semplicemente a farlo diventare una visione accettabile.
Rimane impressa l'immensa bravura del piccolo interprete di Saroo, Sunny Pawar, l'unico in grado di trasmettere emozioni vere in questo film. Dev Patel non mi ha detto granché, mentre invece è ancora una volta straordinaria l'inutilità di Rooney Mara, a cui dovrebbero dare un premio per le interpretazioni più insipide di sempre. Brava come sempre la Kidman, che però è sempre brava in egual modo in qualsiasi interpretazione, senza superarsi mai.


Se vi piacciono le storie a lieto fine strappalacrime, farà di sicuro al caso vostro, ma se siete in cerca di qualcosa di memorabile, consiglio di cercare tra gli altri nominati, dove troverete film decisamente più adatti all'occasione. Lion è semplicemente nella circostanza sbagliata, perché non si può non fare un paragone in preparazione agli Oscar, e lui può facilmente essere l'anello debole in questa competizione. In altre circostanze, sarebbe una visione piacevole per una serata sul divano a riflettere su quanto siamo fortunati.

Commenti

  1. E qui dissento un po', tranne sulla Mara, che è veramente un'attrice insipida e inutile. Ha un viso che dimentico, non so: ci passo sempre oltre. In quanto al film: concordo sul fatto che sia l'anello debole ma, a differenza di quel Hidden Figures costruito a tavolino, qui c'è un'urgenza, una bella storia neanche troppo romanzata. E l'Oscar, per me, è popolare. I film più ricercati, di nicchia, li lascerei agli altri festival (Moonlight e Manchester the sea, che ho apprezzato tanto, sono cosa da Sundance e dintorni). Quindi, pur pensando anch'io che non sia memorabile, per me sta bene dove sta. E tifo per Patel, in mezzo a tanti Non protagonisti mordi e fuggi. :)

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    1. Mara a prescindere dal viso é proprio scialba.
      É sicuro che qui ci sia una storia più ai margini, ma non credo che siano due film molto lontani l'uno dall'altro. I film più belli nascono dai festival, ma questo non vuol dire che bisogna tifare per delle mezze cartucce. Alla fine ogni anno ci sono dei titoli più indipendenti di altri che fanno la differenza. Se non fosse per Manchester by the Sea e Moonlight (oltre a La La Land, che però è di ben altra fattura) quest'anno ci sarebbe da spararsi.

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    2. Tu pensa che l'anno scorso mi è piaciuto solo e soltanto Room.
      Altro che orsi stupratori e film di denuncia.
      Quest'anno, invece, ho visto belle storie e tante emozioni.

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    3. Anche io preferivo quello su tutti, non è che fosse stata un'annata particolarmente coinvolgente.

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