Recupero time: Sicario


Prima di avventurarmi in un maggiore "studio" delle componenti che costruiscono la parola "cinema", e quindi con un occhio decisamente più generale, credevo che un genere abbastanza semplice da imbroccare fosse il thriller. Perchè un film romantico è facilmente monotono e banale, come anche l'horror, lo storico e la commedia, ma di thriller ne esistono un numero infinito di tipologie e sfumature diverse che lo rendono speciale, più ricco o più semplice, quasi sempre piacevolmente movimentato, dotato di un climax ascendente più corposo o più delicato, ma difficilmente mi sarei immaginata che ci fossero anche thriller che proprio non hanno raggiunto il loro obiettivo.

Kate, agente dell'FBI, dopo una macabra scoperta, viene arruolata per una missione in Messico riguardante il cartello messicano della droga e per stanare i responsabili dell'uccisione di alcuni suoi colleghi. Sarà l'inizio di vari tentativi di mantenere sotto controllo una situazione apparentemente incurabile.


Sicario, con me, ha fallito. Non ero nemmeno arrivata a metà che in testa mi continuava a passare la parola "mattone". Perchè fondamentalmente è quello, a parte una bellissima fotografia che fa ben capire il disagio di quelle vite ed immortala attimi fuggenti di felicità dei bambini nel mezzo di una partita a pallone, unico modo per distrarsi dalle continue sparatorie provenienti dagli angoli delle cittá.
Un paio di scene d'azione ed un personaggio principale ai margini della sopportazione. Emily, infatti, ha dovuto vestire i panni di un agente dell'FBI che accetta una pericolosissima, e fuori da ogni concezione delle regole americane, missione. Ed il bello è che l'avevano anche avvetita, più volte. Perciò, tra una sparatoria e l'altra in mezzo a civili che nemmeno si impressionano per ciò che loro reputavano normale, c'è un'americana indignata per i metodi poco ortodossi degli agenti locali che, evidentemente, hanno più esperienza per trattare al meglio la situazione. -- quindi è una ragazzina isterica che più che aiutare cerca di tenersi in vita senza seguire mezzo comando che le viene dato.
Ma, a parte quelle poche scene movimentate, scontate e non sufficientemente cariche di pathos, il vuoto, una noia mortale che ti fa arrancare a fine film. Magari sono io che un po' trovo indigesto l'argomento, ma quando penso ad un film thriller penso a tutto meno che a questo.


Mentre invece è riuscito in modo quasi antologico a descrivere la malavita del Messico, lo stato di completa anarchia, l'equilibrio precario che aleggia nei quartieri malfamati (cioè tutti) e la volontà di quei pochi agenti nel voler fare "la cosa giusta", combattere per degli ideali di giustizia ben sapendo che è un tentativo quasi vano.
Ma in modo antologico, appunto, quasi da manuale, ci mancava solo che Emily Blunt avesse una videocamera in spalla e parlasse col pubblico di come girano le cose in quelle terre, in stile documentario.
Ben poco movimentato, con pochi momenti coinvolgenti ed una trama molto semplice e schietta.
Emily Blunt, per quanto credibile e piacevole, non si è contraddistinta per bravura, e Benicio Del Toro, per quanto tosto tosto, non ha sfoderato alcun potere magico.

Commenti

  1. per me è stato uno dei migliori thriller dell'anno, forse sono di parte perchè ammiro il regista...

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    1. Non l'ho mai seguito piú di tanto, ma il film comunque è riuscito ad annoiarmi a morte, e io adoro il genere.

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  2. Sei la prima che lo cassa in questa maniera .____. comunque è anche fra i miei (innumerevoli) recuperi.

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    1. Ma ne sono sicura guarda, il mio ragazzo è rimasto entusiasta, io per un po' non mi addormentavo.
      C'è poco da vare, il thriller di spionaggio quasi fine a se stesso non mi piace proprio.

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  3. Anche io non concordo, mi è piaciuto davvero molto. E' un film che nonostante abbia moltissimo da dire riesce a non essere pesante

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    1. Io ero sicura che non avrei avuto molte persone della mia stessa idea, peró proprio non posso dire che mi sia divertita guardandolo, l'ho trovato di una noia indescrivibile.

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