Il film della domenica: L'ultimo lupo


Basato sul romanzo "Il totem del lupo" di Jiang Rong.
1969, piena rivoluzione culturale. Chen Zhen, giovane studente di Pechino, viene inviato nella Mongolia Interna per insegnare a leggere e a scrivere ad una tribù nomade di pastori.
Tra le varie bellezze che Chen Zhen trova in quella steppa incontaminata, c'è anche il lupo, totem della tribù, il quale lo affascina dal principio. Spinto dalla sua istruzione e dalla sua indole curiosa, Chen Zhen decide di allevare un cucciolo di lupo all'oscuro della tribù, ma ben presto dovrà vedersela con una drastica decisione del governo.

Vi dirò, io e il mio compagno questo week end siamo andati un po' per esclusione. Le sale non proponevano troppe novità stuzzicanti e, da vero uomo quale è la mia dolce metà, si è rifiutato di portarmi a vedere gli ultimi lavori Disney e Dreamworks. Perciò, a conti fatti, escludendo Insurgent a priori, non rimaneva che questo titolo.
Ero restia all'idea di affrontare questo tipo di trama perché io, alla visione di maltrattamenti degli animali, non resisto e piango come una fontana. Alla fine però ho ceduto, sperando che non fosse eccessivamente violento.
La caratteristica che forse ho più apprezzato del film è stato il soggetto preso in considerazione; la scelta di trattare di una popolazione nomade, contadina e per di più mongola non è una scelta scontata, non è un soggetto preso in considerazione sovente parlando di cinema. Ciò che più piace allo spettatore di questa tipologia di film è che la cultura che viene rappresentata è anni luce lontana dal nostro stile di vita odierno, una popolazione fragile, attenta agli equilibri della natura ed il suo rapporto con l'uomo. Questa pellicola la si potrebbe definire in alcuni punti come un documentario romanzato, soprattutto nella prima metà, dove vengono raccontate usanze, credo e la natura incontaminata. Questo aspetto mi è piaciuto per metà, perché se da una parte era interessante avvicinarsi al loro mondo, in contemporanea con il giovane Chen Zhen, dall'altra alcune scene, alcune riprese erano palesemente finte e forzate. 
Soffre, inoltre, la rappresentazione dei personaggi; eccessivamente abbozzata e vaga, a volte porta persino il pubblico a scambiarli tra loro. L'unico spiraglio di crescita lo si avverte nel protagonista che, col passare del tempo trova nelle terre della tribù una sorta di casa, un luogo in cui apprezzare ogni frutto della natura così perfetta quanto violenta.
All'inizio della proiezione, vediamo il protagonista fuggire dalla crudele realtà della rivoluzione culturale di Pechino ma senza soffermarsi minimamente su questo fronte. Sarebbe stato interessante approfondire la differenza dello stile di vita che avrebbe caratterizzato il viaggio di Chen Zhen, mentre invece Annaud ha preferito lanciarsi su lunghe sequenze che ritraggono magnifici paesaggi incontaminati (che mettono una voglia matta di partire per andare a visitarli) e lunghi primi piani sui lupi che all' "alto" delle collinette rocciose scrutano l'uomo. 
Come ultima precisazione, ho trovato eccessiva, per quanto veritiero possa essere, la presenza di scene fin troppo violente nei confronti di lupi (adulti e non), in alcuni casi anche palesemente a computer e fatte con i piedi. A questo proposito io valuterei con attenzione la scelta di portare dei bambini a vederlo, perché o si spaventano per la quantità di immagini violente mostrate, oppure si annoiano e, come è successo ai simpatici 5 ammiccherai nella mia sala, iniziano a correre davanti allo schermo...

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Commenti

  1. Annaud di solito mi piace ma questo non mi ispira molto. Dovrò dargli una chance :)

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    1. Ma infatti una visione la vale, peró secondo me non è nulla paragonabile ai suoi film precedenti.

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