La storia della principessa splendente


Da amante dello Studio Ghibli, mi vergogno di essermelo perso nelle sale a novembre, perché questi sono film che hanno il diritto di essere gustati in una sala, contando anche i pochi miseri giorni nei quali lo proiettano. Ma è proprio per quello che me lo sono perso e sono riuscita a recuperarlo solo da poco.

Un giorno come tanti, un anziano tagliatore di bambù, trova nel fusto di un bambù, una minuscola creatura dall'aspetto regale che emana una fortissima luce. Appena l'anziano la mostra alla moglie, la creatura, da dimensioni minuscole che aveva prima, passa ad avere tutte le sembianze di un neonato e la coppia, non avendo figli, decide di allevarla dandole il nome di Principessa. 
La bambina cresce molto rapidamente e si affeziona molto al villaggio e alla vita nei campi. Poi, però, uno straordinario avvenimento, fa pensare all'anziano padre che il destino della sua Principessa non è tra i campi, ma, bensì, nello sfarzo della Capitale.


Ci troviamo davanti ad uno dei film candidati agli Oscar 2015 per la Miglior Animazione, poi battuto da Big Hero 6. E' giusto? E' sbagliato? Dobbiamo prendere in considerazione che si sta parlando di due cose completamente diverse e,secondo il mio punto di vista, definire "animazione" questo genere di film è un po' superficiale. L'animazione è da sempre un genere strettamente legato a bambini e ragazzi (ma anche ad eterni bambini come me), con una trama coinvolgente, spesso un po' scontata, effetti speciali con tanti colori accecanti, messaggi che anche i bambini possono recepire e dei personaggi che quegli stessi bambini possono amare ed in grado di smuovere cuori di grandi e piccini. L'animazione dello Studio Ghibli, invece, viene spacciata per semplice animazione quando in realtà è arte allo stato puro. Come ogni tipo di arte può poi piacere oppure no, ma non è nemmeno lontanamente paragonabile ad un film come può essere The Lego Movie
Lo Studio Ghibli ha attraversato un percorso in cui, con l'aiuto di più registi, ha costruito una scala di esperienze una diversa dall'altra. Con qualche eccezione, si può avvertire un percorso intrapreso da uno stile più semplice  leggero, ad uno più impegnato, quello di quest'ultimo periodo, inglobando in ogni opera tratti della loro vita personale. Quest'ultimo periodo è quello più maturo che lo Studio abbia mai passato; La collina dei papaveri, Si alza il vento e questo stesso titolo sono delle opere che segnano la fine di un ciclo e l'inizio di un altro, con il ritiro di Miyazaki.


Non si tratta di animazione per bambini, che finirebbero per annoiarsi a morte, non si tratta di pura e semplice animazione come la intende il pubblico oggi ma di arte mista a poesia.
Miyazaki, in questa pellicola, la prima da quando lui ha lasciato la sua carriera, si sente, ma si sente molto anche la sua mancanza. Il tratto sottile e leggero di Takahata è un toccasana per gli occhi e nella loro semplicità riescono a trasmettere delle emozioni fortissime, dall'altro lato però, soffre di una lentezza in certi casi esagerata che il racconto di Miyazaki non aveva.
Anche la storia raccontata non è per i bambini; questa piccola principessa, per la quale ti    trovi a sorridere durante la sua crescita rapidissima e la scoperta del mondo e della natura, non ha un destino felice. Il regista si è voluto soffermare sulla sofferenza che le Principesse giapponesi subiscono, gli usi e i costumi di una cultura a noi ancora lontana e che è sempre un piacere scoprire, tanto quanto fa male se pensiamo a cosa sia la realtà in quei paesi. A complicare il tutto c'è il suo rapporto con l'entità che l'ha creata e che l'ha donata alla Terra. E' insomma un'opera tutt'altro che prestata per i più piccoli in quanto tratta tematiche che non verrebbero nemmeno percepite dai bambini. Al contrario, è una splendida dimostrazione di come anche l'animazione possa creare delle pellicole profonde e ricche di significato. Se si riesce ad apprezzare la sua caratteristica in pieno allora si apprezzerà anche il lavoro che ci sta dietro, diversamente lo si odierebbe.

Valutazione:




Commenti

  1. Ancora mi manca, ma non vedo l'ora di confrontarmi con quello che pare proprio l'ennesimo cult targato Ghibli.

    RispondiElimina
  2. Mi è molto piaciuto.
    E devo dire che non lo davo per scontato questa volta... Avevo paura di vedere un bellissimo quadro, ma con poca sostanza. Invece mi è davvero piaciuto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capisco benissimo, anche io avevo paura che fosse troppo diverso dalla scia dello Studio, invece ne sono rimasta piacevolmente colpita

      Elimina
  3. Per me ci sta un R2-D2 in più ;)
    Comunque film bellissimo e toccante, ma dal regista de "Una tomba per le lucciole" non mi aspettavo nulla di meglio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai cosa? Ogni tanto la sua lentezza mi sfiniva, per questo sono stata poco più bassa, è stato quello a fargli perdere il massimo voto.

      Elimina
  4. Io le produzioni Ghibli le sto scoprendo solo ora, metto in lista anche questo! ma il fatto che parli di lentezza, devo ammettere, mi preoccupa un po' XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero?? o.O Fatti subito un'enorme maratona!
      Bè, non è un film impeccabile e l'unico punto debole è un po' la lentezza per il fatto che dura davvero tanto, peró è sopportabile dato che tutto il resto è magnifico! Guardalo tranquillamente ^^

      Elimina
    2. ahahah non ho molto tempo per le maratone! Ma con calma me li recupero :)

      Elimina

Posta un commento