Il regno dei sogni e della follia


Un evento praticamente imperdibile per gli amanti dello Studio Ghibli, purtroppo solo per due giorni nelle sale italiane. Questo bel documentario è stato un'emozione dall'inizio alla fine, per prima cosa per aver avuto l'onore di vedere le stanze in cui tutti i giorni il maestro Miyazaki Hayao si reca per lavorare alle sue opere d'arte, in secondo luogo, ma comunque molto coinvolgente ed emozionante, è stato conoscere da più vicino gli artefici che hanno ideato e realizzato i capolavori di animazione che io personalmente adoro.
Come lettrice di libri della scrittrice Banana Yoshimoto, mi sto addentrando sempre di più nel mondo e nella testa dei giapponesi. Il loro modo di pensare è completamente diverso dal nostro ed i loro romanzi lo sono di riflesso, molto più personali, psicologici e anche senza avere una trama con chissà quali colpi di scena, riescono ad esprimere mille emozioni che spesso mi rendo conto che noi italiani non formuliamo nemmeno nella nostra testa. Questo documentario è stato la prova che la cultura giapponese ha qualcosa di contemporaneamente arretrato ed avanzato rispetto alla nostra; arretrato perché hanno conservato quel rispetto reciproco e l'educazione che nella nostra società sono andate perse e che per loro invece sono scontate, mentre di avanzato hanno questa capacità di scegliere con immensa cura le parole da dire per esprimere anche il concetto più semplice. Non sembrano mai parlare a vanvera, dicono ciò che pensano essenzialmente quando è richiesto o necessario.


Mi ha sconvolto apprendere che Hayao all'età di 74 anni sia ancora in perfetta forma fisica e abbia tanta energia non solo per portare a termine un compito tanto complesso e lungo come Si alza il vento, ma addirittura dichiarare di voler continuare a lavorare per i prossimi 10 anni. 
Tirando le somme al termine del film, si apprende facilmente che il futuro dello Studio Ghibli è nelle sue mani, perchè il figlio, Goro, regista di La collina dei papaveri, non ha intenzione purtroppo di portare avanti il lavoro iniziato con tanta cura e fatica da suo padre, mentre il compagno primo di Hayao, Isao Takahata, altro grande regista, a malapena è riuscito a terminare La storia della principessa splendente, ahimè, il suo ultimo lavoro. 
E' stato emozionante ripercorrere con Miyazaki Hayao il percorso di creazione di Si alza il vento, dalla nascita di ogni inquadratura rigorosamente a mano compiuta da lui stesso, ai discorsi per chiarire l'intenzione sentimentale di ogni singolo gesto dei personaggi assieme allo staff, alla ricerca di un doppiatore adatto al protagonista ed infine, vederlo emozionarsi davanti alla sua opera terminata. 


L'animazione, dice, è un sogno maledetto. Per tanti motivi lui adora ed odia contemporaneamente il suo lavoro, perché è sia appagante ma anche molto faticoso e lungo, pieno di insidie. E Si alza il vento è stato il tentativo di mettere tutti i momenti cruciali della sua vita in un'unica pellicola, riprendendo le fasi drammatiche della guerra in Giappone.
Più di questo io non riesco a spiegare con parole ciò che ho visto, sono immagini troppo intense per essere tradotte in parole, so solamente che la sua vita è intrisa nel sentimento continuo, e noi tutti dovremmo prendere spunto dal modo in cui quest'uomo compatisce ed ama la vita.

  

Commenti

  1. Purtroppo non sono riuscito a vederl, purtroppo dalle mie parti non arrivano questi film... peccato :/
    Mi hanno straconsigliato di vederlo, ma prima mi hanno consigliato di approfondire i film mancanti dello studio. Insomma, me lo hanno paragonato ad un film per gli esperti.

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    1. Bé, non so tu cos'abbia visto dello Studio, ma parlano moltossimo degli ultimi film che ho menzionato, fa capire delle cose molto interessanti a riguardo. Ti consiglierei anche io di vederlo dopo, ma se non stai nella pelle conoscerai da più vicino i registi soprattutto Miyazaki. È molto bello.

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