Il treno per il Darjeeling - Per la serie "Le 50 sfumature di Anderson"


Sto andando a casissimo in questo cammino di scoperta di Wes. Sarei dovuta partire dal più recente (come ho proprio fatto) e percorrerlo andando all'indietro ma mi sono lasciata trascinare dal vizio di sceglierne uno per uno a seconda del titolo che in quel momento mi ispirava di più. Così, arrivati a questo punto, me ne rimangono solo altri tre (questo escluso) per finire questo cammino. E sinceramente mi dispiace, perché ogni volta che guardo un suo film mi sembra di salire su una nuvoletta tutta mia.

Un anno dopo la morte del padre, i tre fratelli Whitman, dopo aver abbandonato all'istante le loro vite, si ritrovano sul treno che li porterà attraverso l'India in un viaggio alla ricerca del loro rapporto, ormai sotterrato dagli anni di lontananza e di silenzio. Francis, il maggiore, è colui che ha organizzato il viaggio praticamente ad insaputa dei fratelli, e che ha in mente un preciso obbiettivo che però terrà nascosto ai suoi compagni di viaggio per quasi tutta la sua durata.


Il film è del 2007, e fu presentato alla Mostra del cinema di Venezia, durante la quale aveva riscontrato pareri molto contrastanti, ma d'altronde, qui si parla di Anderson, è difficile che un suo film metta tutti d'amore e d'accordo. Mi ha ricordato moltissimo i libri degli scrittori giapponesi; non so se ne avete mai letto uno, ma i giapponesi hanno la tendenza di basare i propri libri su una vicenda non troppo chiara, nelle loro storie non c'è mai quel colpo di scena che ci si aspetta dai nostri romanzi (e se c'è lo raccontano come se fosse una cosa da niente), ma, al contrario, si sofferma sugli stati d'animo, sui pensieri e sui cambiamenti repentini di personalità dei personaggi, senza un vero e proprio svolgimento drastico della trama, facendo risultare il tutto ancora più intrigante perché non capisci dove vuole andare a parare. Quella stessa genialità un po' ovattata la ritrovo spesso nei film di Anderson, ma questa pellicola mi lo ha ricordato ancora di più. 
Spesso, nelle famiglie composte da più fratelli, la vita tende a dividere le persone, e ci si ritrova dopo anni, magari ad un funerale o ad un pranzo di famiglia di quelli divertentissimi, a non avere argomenti, a dover avere a che fare con una freddezza unica di momenti di questo genere. Quei classici pranzi che non vedi l'ora che finiscano; ecco, l'atmosfera che si respira nei primi 20 minuti del film (che poi ne dura solo 91) è proprio questa. Appena uno dei tre si alza dal tavolo, gli altri due spettegolano sul suo comportamento e vice versa, con una freddezza al limite del comico.
Però, come in ogni stragi-commedia che si rispetti, questo viaggio interminabile sul treno più sgangherato e pittoresco dell'India, finisce per riavvicinare i loro animi e riscoprire quel sentimento che li legava l'uno all'altro molti anni prima.
La cosa che più ho apprezzato sono i discorsi fatti attraverso lo sguardo, lo scambio di sentimenti che Anderson riesce a trasmettere solo con la recitazione dei 3 o 4 (soliti) attori.
Non finirò mai di ringraziarlo per ciò che sta regalando negli anni al cinema, spesso e volentieri troppo spento e scontato.

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Commenti

  1. Bellissimo e post e bellissimo film. Anderson, quatto quatto, si sta dimostrando un dei migliori registi degli ultimo 20 anni.

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    1. Grazie mille *.* Sono d'accordo, a me piace sempre di più, trovo qualcosa di unico e nuovo in quello che fa.

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    2. C'era anche un cortometraggio relativo a questo film. credo si chiami Hotel Chevalier, girato dallo stesso Anderson.

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    3. Si! È praticamente un intro al film ^^

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  2. Visto un botto di tempo fa, dovrei rivederlo. Ma ricordo che mi era piaciuto moltissimo!

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