Tutto su mia madre


"A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre".

Quando si parla di cinema spagnolo, uno dei nomi più conosciuti e di rilievo è proprio Pedro Almodòvar e questo è uno dei suoi lavori più apprezzati e conosciuti, risalente al 1999.
Si conosce il cinema attraverso varie strade; di questo film sapevo l'esistenza da tempo ma non mi sono mai avvicinata al genere, poi, studiando la lingua spagnola, con il pretesto di ascoltare dialoghi in lingua per esercitarmi, ho decido di approfittarne per vederlo. 

E' la storia di Manuela, infermiera di Madrid e madre del diciassettenne Esteban, il quale sogna di fare lo scrittore. La sera del compleanno del figlio, dopo essere andati insieme a vedere la rappresentazione teatrale dello spettacolo "Un tram chiamato desiderio", Esteban muore investito da una macchina cercando di ottenere l'autografo dell'attrice principale Huma Rojo.
Manuela, distrutta dal dolore, si reca quindi a Barcellona alla ricerca del suo ex marito Lola, diventato un transessuale, per raccontargli del figlio.


E ritorniamo a parlare di uno dei miei generi preferiti: l'autodistruttivo. Me ne accorgo immediatamente quando una pellicola rientra in questa categoria, è qualcosa che va al di là del drammatico, basta far caso al fazzoletto intriso di lacrime che mi ritrovo in mano. Se il fazzoletto c'è ed è ben zuppo, significa che fa parte di questo genere. Piangere non piace a nessuno, credo, ma quando si tratta di pellicole tanto belle quanto tristi, chiudi un occhio e quel piantino te lo concedi volentieri. Un po' come ogni volta che riguardo Come un tuono. Non per niente i film del regista sono stati nominati come "Almodrama".
Sarà scontato dirlo, ma è proprio vero che i film guardati in lingua originale sono un'altra cosa. Avendo la possibilità e conoscendo le lingue, non penso ci sia qualcosa di più bello e intenso, soprattutto parlando di film come questo, non di certo un film sui supereroi (anche se mi piacciono tanto xD).
Questa pellicola ha una forza sovrumana. E' in grado di farti provare moltissime emozioni totalmente diverse e, nella sua disperazione, anche di strapparti qualche sorriso iniziando ad affezionarti ai personaggi. E' una pellicola che graffia parecchio, contiene molte tematiche difficili come l'AIDS, la malattia in generale, la confusione d'identità sessuale e non, ma alla base di tutto questo, Almodòvar pone l'amore. Manuela è una donna fortissima che nonostante la perdita dell'amato figlio, una volta a Barcellona, si ritrova a fare da madre ad una ragazza con evidente bisogno d'aiuto, ponendo il suo principale obbiettivo, Lola, in secondo piano.


La figura molto forte del trans Agrado (interpretato dalla fantastica Antonio San Juan) è poi un'asso nella manica del regista. Il suo monologo (che allego alla fine) è una delle mie scene preferite.
Certo, è una pellicola che guardandola non la si può non definire femminista, dato che la rappresentazione delle donne è molto forte e gli uomini sono descritti come figure deboli e incapaci di condurre una vita regolare. D'accordo o meno su questo punto, rimane un film molto forte, che ti    manipola i sentimenti come gli pare e piace anche solo con l'utilizzo di una parola o un gesto.
Così questa pellicola si aggiudicò la Palma d'oro a Cannes e successivamente un Oscar come Miglior Film Straniero nel 2000.
Il messaggio principale che il regista ha voluto dare è che il perdono è l'arma più potente che tutti noi possediamo, ma che solamente le persone forti riescono ad utilizzare, e che non dovremmo mai permetterci di giudicare una situazione che non conosciamo sulla nostra pelle.
Nel cast Cecilia Roth incomparabile, una giovanissima Penelope Cruz e, appunto, Antonio San Juan.

Valutazione:


Commenti

  1. Non l'ho mai visto e obiettivamente di Almodovar me ne mancano molti in realtà, nonostante come regista mi piaccia abbastanza...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io non conosco nient'altro a parte questo e penso proprio che dopo averlo visto sarà il prossimo regista di cui andrò alla scoperta ^^
      A me è piaciuto davvero tanto.

      Elimina
  2. E dire che io lo vidi per la prima volta a tredici anni XD è un film particolare e, nella sua semplicità, molto complesso. Credo che dovrei rivederlo col senno di ora, nonostante nella mia adolescenza l'abbia visionato più di una volta.
    Di Almodovar comunque ti consiglio caldamente "La mala educacion" e "Parla con lei" :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ammazza! Fortino per vederlo a 13 anni! Hai ragione, è particolare, e seguiró di sicuro i tuoi suggerimenti ^^

      Elimina

Posta un commento